La prigione come catarsi: il caso di Egon Schiele

Nell’aprile del 1912, un giovane artista austriaco, il ventunenne Egon Schiele, destinato a lasciare un’orma profonda dell’arte del Novecento, fu arrestato, apparentemente senza motivo, nella cittadina di Neulengbach.

La copertina del libro della SkiraNell’aprile del 1912, un giovane artista austriaco, il ventunenne Egon Schiele, destinato a lasciare un’orma profonda dell’arte del Novecento, fu arrestato, apparentemente senza motivo, nella cittadina di Neulengbach, a poca distanza dalla capitale imperiale Vienna. Per tre lunghe settimane, Schiele fu detenuto e solo negli ultimissimi giorni della sua detenzione gli furono rivelati i motivi dell’arresto e della relativa carcerazione, causati dall’accusa di avere sedotto una quattordicenne, tale Tatjana von Mossig, e per avere esposto materiale pornografico in un luogo accessibile ai minori. Da quella breve, ma traumatizzante esperienza, Schiele scrisse un diario, che fu poi pubblicato solo dieci anni dopo dal critico d’arte e mecenate Arthur Roessler, uno dei primi ad accorgersi del suo straordinario genio pittorico. Dopo essere stato pubblicato dalla Via del Vento Edizioni e da tempo ormai esaurito, ora questo “Diario dal carcere” è stato recentemente riedito dalla casa editrice Skira, in concomitanza con l’importantissima mostra dedicata all’opera di Schiele allestita al Palazzo Reale di Milano fino al 6 giugno (e di cui la stessa Skira ha curato il bellissimo catalogo).

Il grande artista austriacoSulla veridicità e autenticità di questo diario si nutrono delle comprensibili perplessità, poiché si è propensi nel credere sia che Schiele (che vediamo nella foto a fianco) abbia “romanzato” ciò che invece avvenne effettivamente dietro le sbarre, dilatando il senso di disperazione, smarrimento, autocommiserazione, sia per il fatto che lo stesso Roessler, probabilmente mettendo lui stesso mano nel manoscritto, lo abbia tramutato in un’abile operazione pubblicitaria per garantire alle opere pittoriche dell’artista defunto ormai da quattro anni (stroncato dalle conseguenze dell’influenza spagnola che si portò via, tra gli altri, anche il poeta Guillaume Apollinaire) un maggiore valore di mercato e per consentire al loro autore di assurgere a stella di prima grandezza del movimento espressionista dell’area germanica.

Il critico d'arte austriacoQualunque sia la verità, qualunque sia la vera stesura di questo diario e dei connotati reali che spinsero Schiele a scriverlo e a Roessler (che vediamo nel celebre ritratto disegnato dallo stesso Schiele nel 1910) a pubblicarlo postumo, resta l’aspetto simbolico, allegorico, “artistico” nel senso pieno, fattivo del termine. Le pagine di questo diario, infatti, rivestono un fondamentale valore, quello di permettere al lettore di percepire meglio il dilaniante spessore tragico che permea l’opera di Egon Schiele. E quando il lettore si tramuta in osservatore, calandosi nei disegni e nei dipinti del geniale artista austriaco, comprende fondamentalmente che quella stessa opera, attraverso l’esposizione morbosa di una sessualità malata e viziata dalla corruzione, di corpi che testimoniano la loro retroattiva decomposizione spirituale, è la chiara dimostrazione che Schiele ha vissuto sempre dietro le sbarre di una metafisica e quotidiana prigione. Da qui gli squarci verbali dell’artista che proclama in una pagina del diario che «l’Arte appartiene all’eternità». Quella stessa eternità nella quale Schiele cercò inevitabilmente un impossibile rifugio in una spasmodica ricerca di assoluto e di artista, quale simbolo di verità e di conoscenza.

Egon Schiele “Diario dal carcere”, Skira, pp. 56, euro 14,00

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