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Un’autentica strage in nome di una lettera

Il nome del narratore scozzese Scott Mariani non è molto conosciuto nel nostro Paese.

La copertina del libro della Editrice NordIl nome del narratore scozzese Scott Mariani non è molto conosciuto nel nostro Paese. Qui in Italia viene pubblicato dai tipi dell’Editrice Nord e dopo il primo romanzo tradotto, dal titolo “La cospirazione Fulcanelli”, che vede quale protagonista Ben Hope, un coriaceo e preparato ex ufficiale delle SAS (il corpo che rappresenta l’élite dell’esercito britannico), ora è la volta del secondo titolo tradotto, “La lettera perduta”, che lo vede sempre protagonista. Se nel primo titolo Mariani che, prima di essere folgorato sulla strada della narrativa, ha fatto un po’ di tutto, dal traduttore al musicista, dall’istruttore di tiro con la pistola fino al giornalista freelance, ha rievocato la misteriosa e leggendaria figura di Fulcanelli, uno degli ultimi grandi iniziati e alchimisti dello scorso secolo, del quale non si è mai appresa la sua reale identità, ne “La lettera perduta” il narratore scozzese prende come spunto l’annosa e ormai trita e ritrita storia di Wolfgang Amadeus Mozart nella veste di adepto della massoneria.

Il sommo compositore salisburgheseNel romanzo in questione, a dire il vero, Mozart (che vediamo in un celebre ritratto) e la sua appartenenza alla massoneria vengono soltanto rievocati attraverso una lettera, considerata storicamente un falso, nel quale il sommo compositore di Salisburgo sosteneva di essere stato avvelenato, avvisando gli altri fratelli massoni di stare in guardia contro un altro gruppo occulto, quello del fantomatico “Ordine di Ra”, il cui scopo era quello di eliminare la massoneria a Vienna e il cui Gran Maestro era l’allora capo della polizia segreta austriaca. Il ritrovamento di quella lettera mette in moto un meccanismo di morte che vede coinvolti non solo il protagonista Ben Hope, ma anche una sua vecchia fiamma, il soprano Leigh Leewellyn, e il fratello minore di lei, Oliver, un affermato pianista classico, che trova la morte in un lago ghiacciato in territorio austriaco, dopo aver assistito a un rito terrificante che non avrebbe mai dovuto vedere.

Il narratore scozzeseDa qui inizia un autentico massacro, una strage di esseri umani e di cose, visto che Ben Hope e Leigh vengono inseguiti per mezza Europa dai sicari dell’“Ordine di Ra”, che fanno di tutto pur di eliminarli. Insomma, non c’è pagina senza un cadavere, tra mitra, pistole con proiettili rinforzati e dirompenti, bombe, incendi e chi più ne ha, più ne metta. Sembra quasi che Mariani (che vediamo nella foto) abbia voluto spalmare questa carneficina su una trama presa semplicemente a prestito, senza approfondire più di tanto il meccanismo che avrebbe dovuto reggere tutto l’impianto narrativo, a cominciare da come un ordine occulto, nato nella seconda metà del Settecento, abbia continuato a esistere e a essere sempre potente e implacabile fino al giorno d’oggi. Insomma, l’autore accenna, ma non approfondisce, concentrato com’è nel far calare inesorabilmente il tasso demografico in varie parti d’Europa… Certo, il ritmo non manca, ci mancherebbe, e il lettore non rischia di assopirsi, con quanto avviene nelle oltre trecento pagine del romanzo. Ma, alla fine, dopo essere giunti all’ultima riga, si chiude il libro senza provare tristezza nel sapere che dovremo riporlo sullo scaffale della libreria.

Scott Mariani “La lettera perduta”, Editrice Nord, pp. 368, euro 18,60

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