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L’arte di costruire complotti

L’ultimo romanzo di Umberto Eco, “Il cimitero di Praga”, edito dalla Bompiani, è nel suo genere un autentico capolavoro

La copertina del libro della BompianiL’ultimo romanzo di Umberto Eco, “Il cimitero di Praga”, edito dalla Bompiani, è nel suo genere un autentico capolavoro, in quanto il saggista e narratore di Alessandria ci fa capire come si può stilisticamente e logicamente costruire un grande romanzo nello stesso modo in cui si possono costruire complotti e documenti falsi. Si percepisce il contenuto di una grande scatola, osservando minuziosamente i lati di una piccola scatola, in questo caso il libro in questione. Un romanzo ambientato nell’arco di buona parte dell’Ottocento e che vede quale protagonista Simone Simonini (l’unico personaggio, come ricorda lo stesso autore, inventato di tutto il libro).

Il celebre saggista di AlessandriaCostui, con il tempo, diventa un abile falsario d’idee e di documenti, che collabora con governi, con vari poteri occulti e servizi segreti del Piemonte, della Francia, della Russia e della Prussia. Oliando un meccanismo narrativo che rasenta la perfezione, Umberto Eco (che vediamo nella foto) conduce per mano il lettore verso i due capolavori di dossieraggio escogitati da Simonini: l’ideazione e la stesura dei Protocolli dei savi anziani di Sion (ossia il testo di riferimento dell’antisemitismo moderno e di cui vediamo sotto la copertina di una delle versioni in italiano) e della documentazione su cui si reggerà tutto l’Affaire Dreyfus.

Una copia del famoso libello antisemitaIn un crescendo esponenziale, Simonini diventa un maestro occulto dell’arte di creare disfattismo, incertezza, odio e, naturalmente, paura, ossia la miscela esplosiva che spinge gli uomini, per mezzo delle manipolazioni politiche, a provocare attentati, rivolte, perfino guerre e stermini. Così, all’inizio del romanzo, il giovane avvocato torinese lavora dapprima per i servizi segreti piemontesi, prendendo parte alla spedizione dei Mille e svelando l’appoggio della massoneria a quest’impresa. Allo stesso tempo, pur di distruggere una documentazione compromettente, organizza la morte del garibaldino Ippolito Nievo, perito nel naufragio del piroscafo “Ercole”, che lo stava riportando a Genova e, una volta trasferitosi a Parigi, dove diventa sempre più ricco e potente, costruisce le prove dei suoi due lavori più importanti, come si è già detto.

In fondo, affrontare le oltre cinquecento pagine di questo libro significa immergersi non tanto nella lettura di un avvincente romanzo (dopotutto lo è, malgré soi), ma soprattutto vuol dire vedere l’altro lato del potere, del denaro, della politica e degli intrecci che reggono le sorti del mondo e delle vite degli uomini. Umberto Eco non è un romanziere, ma un saggista che scrive romanzi, e si vede. Perché i suoi romanzi non regalano emozioni, ma aiutano a capire, spiegano, illustrano, aprono porte e mostrano meccanismi sulla base di una prodigiosa logica, proprio perché sono scritti da chi elabora saggi, composti da parole che de-lucidano e dis-occultano. E sia ben chiaro, ciò che valeva nel XIX secolo, ci fa capire Eco, vale soprattutto ai nostri giorni. Chi ha orecchie, saprà ascoltare.

Umberto Eco “Il cimitero di Praga”, Bompiani, pp. 528, euro 19,50

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