Mi rendo conto di aver fatto il film che volevo fare –esordisce il regista Veronesi- soprattutto con gli attori che volevo avere. Non è facile per un regista riuscire a mettere insieme un cast cosi. Questo è un film molto semplice che parla d’amore, ma aveva bisogno di beniamini del pubblico per fare in modo che il pubblico si potesse ben identificare con i personaggi”.
Cosi il regista ci spiega le difficoltà a recuperare gli artisti giusti per creare la
giusta alchimia fra attore e personaggio, il timone viene passato al noto attore
Carlo Verdone che commenta cosi. “E’ un film che è nato con molto entusiasmo, ha avuto una gestazione molto lunga perché ha dovuto aspettare la disponibilità di alcuni di noi attori impegnati in altre cose, però ci è piaciuta l’idea, ci è piaciuto il fatto di stare insieme in questo cast. A me personalmente mi dava una certa sicurezza il fatto che il regista è un mio amico, che condividiamo spesso la stessa ironia, le stesse osservazioni e mi aveva molto convinto il suo ultimo film “Che ne sarà di noi”, quindi era già un passaporto importante: non c’era soltanto l’amicizia ma c’era anche la stima dal punto di vista artistico. Secondo me, questa è una commedia molto semplice che racconta quattro tappe quasi inevitabili. Mi piaceva il fatto che c’era un mix di malinconia e di comicità che forse sono quelle tonalità che a me riescono meglio, passare con molta disinvoltura però anche con molta delicatezza da una situazione involontariamente comica ad una più sofferente”.
La staffetta, in questo caso il microfono, viene passato al giovanissimo Silvio Muccino, bellissimi occhi azzurri e simpatia dirompente che continua cosi: “Per quanto mi riguarda, io sono stato il più fortunato di tutti nel film, tra la crisi, il tradimento e l’abbandono a me è toccato l’innamoramento e quindi mi va bene, soprattutto quando la partner è Jasmine Trinca, che è una bravissima attrice. L’innamoramento è una fase dell’amore in cui tutto è indefinito.
L’amore non esiste ancora. Si vive quella sorta d’incubazione in cui coesistono
in maniera confusa entusiasmo e depressione, si ha voglia d’essere serissimi e
si è spesso ridicoli. Il mio episodio, come del resto tutto il film, vive di quest’equilibrio che è veramente molto sottile tra il serio e il faceto. E’ una grande soddisfazione essermi riuscito a spingere su delle corde che non redevo di saper toccare. Prima non mi ritenevo nemmeno un attore, capace di poter toccare diverse corde se non alcune cose che quasi mi dipingevo addosso”.

Angela Platania








