GINO PAOLI PER “POESIE SENZA NOTE”, ALLE CIMINIERE

COMUNICATO STAMPA

“Le mie canzoni non sono poesie, ma sono poetiche”. Gino Paoli si presenta così al numeroso e affezionato pubblico delle Ciminiere, dove l’artista  genovese ha tenuto a battesimo il ciclo dedicato ai cantautori che si raccontano leggendo i testi delle loro composizioni, inserito dal direttore artistico Angelo Scandurra all’interno del contenitore Arte di Etnafest, organizzato dall’Azienda provinciale turismo e dalla provincia di Catania, rappresentata rispettivamente dal direttore Angelo Cavallaro, dal presidente e dal vice del Consiglio, Pippo Pagano e Pippo Cutuli.

Scenografia essenziale: un tavolino rotondo da bar, due sgabelli, una bottiglia d’acqua e un bicchiere di whisky, il maestro Pennino al pianoforte per accompagnare Paoli nella lettura di alcuni brani e nell’interpretazione canora di altri.

“Sono qui perché mi ha amichevolmente costretto Angelo Scandurra: non so cosa ne verrà fuori”, confida Paoli ai cronisti prima di salire sul palcoscenico. E’ un incontro più intimo, dopo il concerto della sera precedente, ma le emozioni si ripetono, intense, gli applausi sono scroscianti e l’artista sembra mettersi a nudo, senza imbarazzi, con sincerità. Parla della scuola genovese (De Andrè, Endrigo, Bindi, Tenco – “Se fossi stato presente, lo avrei salvato: eravamo fratelli” - , Lauzi – “Il più forte di tutti: sta vivendo un periodo tremendo eppure ha ancora una grandissima vitalità e coraggio”), del rapporto con i suoi figli (“odio giornalisti e architetti e me li ritrovo a casa,…ah dimenticavo, anche le attrici”) e con il padre-papà che lo voleva ingegnere navale, rimanendo deluso. Parla di guerra (l’orrore dell’anormalità che diventa normalità), dell’amore (che ci affascina perché non sappiamo cos’è), della memoria usa e getta, senza storia.

Parla, tanto, Paoli, ma canta, anche. Alterna rime con e senza musica e si diverte, e diverte, a ricordare quella gatta con una macchia nera sul muso e a far apparire – su richiesta di Angelo Scandurra – in cielo in quella stanza, grande, delle Ciminiere.

Applausi calorosi, alla fine, per Gino Paoli questa sera meno cantante e più intimamente uomo.

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