E’ Astor Piazzola, il padre del nuevo tango, il trait d’union tra due numeri uno del jazz, il fisarmonicista Richiard Galliano e il vibrafonista Gary Burton, che con disinvoltura magistrale impugna quattro bacchette invece delle tradizionali due. Entrambi hanno incrociato i loro percorsi artistici con Piazzola, con il quale hanno diviso ritmi e applausi. Galliano fu gratificato da lui, era il 1986, da un “Perbacco, suoni come un argentino, anzi come un italiano”, e italiano d’origine Galliano lo è veramente. Mentre Burton l’anno successivo realizzò un disco che testimonia il matrimonio artistico tra i due The New tango.
Il pubblico catanese ha beneficiato di quel feeling artistico che continua ancora oggi, a distanza di anni dalla scomparsa di Piazzola, al quale i due musicisti hanno dedicato un omaggio sincero e intenso. Il concerto, che si è sviluppato su circa un’ora e mezza di esecuzione è, infatti, in gran parte dedicato al maestro argentino. Heavy Tango è il brano d’apertura, di Piazzola sono Romance Diavolo, Operation Tango, Libertango, ma c’è spazio anche per una sinfonia di Bach e per l’arrangiamento americanizzante dell’Inno all’amore che ebbe in Edith Piaf una straordinaria interprete. Galliano si concede e regala un suo assolo, lo stesso fa Burton. James Genus, al contrabbasso, e Clarence Penn, alla batteria, lasciano il palcoscenico, ma solo per pochi minuti, quando tornano nell’atmosfera soffusa del Sangiorgi dimostrano di essere ottimi musicisti, per sensibilità e tecnica d’esecuzione, più che delle semplici “spalle” per i due protagonisti.
Etnafest ha proposto, su indicazione del direttore artistico della sezione musica, Gianni Gualberto, un altro appuntamento musicale di grande raffinatezza al quale il pubblico catanese, e non solo, ha risposto con l’ormai consueta massiccia ed entusiastica adesione e, in questo caso, con un pizzico di delusione per il solo bis concerto, nonostante i prolungati applausi finali.

Angela Platania








