Un raffinato interprete: Pino Mango

A tu per tu con Mango che conquista la Sicilia con il suo splendido tour Gli amori son finestre.

Ph Angela Platania
Intervista realizzata da Emanuele Urzì - Ph Angy Platania

Ad un anno esatto dall’ultima apparizione, Mango è ritornato in Sicilia con il suo “Gli Amori son finestre tour” immergendosi in un bagno di folla che ha quasi trasformato i teatri di Catania e Palermo il 9 e l’11 marzo, in “piazze” canterine, estasiate dalla sua voce e dalla sua musica.

Ogni volta che torno su questa terra, con il sole, il mare, i fichi d’india, mi sento a casa e il pubblico non fa mancare il proprio calore. Già l’anno scorso era stato così: Palermo e Catania rappresentarono le commoventi tappe di chiusura dell’Acchiappanuvole tour”.

Ed è dal precedente tour appunto che bisogna partire per spiegare la genesi dell’ultimo album, il diciannovesimo della sua luminosa carriera, “Gli Amori son finestre”, pubblicato il 18 Settembre 2009.

Eh si, perché dal tour di Acchiappanuvole ho raccolto tutto quello che ho cantato e ne ho fatto un doppio disco live. E’ un esperimento che avevo già provato 15 anni fa con il “Dove vai live”, ma in quell’occasione le canzoni erano estratte tutte da un unico concerto, quello di Bologna, e inoltre per un motivo o per l’altro non avevo potuto inserire brani a cui tenevo molto come Mediterraneo. Questo invece lo considero il mio primo vero album live con l’aggiunta di due inediti e della poesia, recitata da Flavio Insinna, che dà il titolo all’intero lavoro”.

Veniamo ai due inediti. Il testo e la musica di “Contro tutti i pronostici” sono stati scritti dai Rei Momo, gruppo campano che stai producendo. Cosa ti ha spinto a sposare il loro lavoro?

E’ la seconda volta che decido di interpretare testo e musica di qualcun altro. La prima volta è successo col mio chitarrista nonché cantautore, Carlo De Bei, per la canzone “Ai tuoi sogni”. E adesso coi Rei Momo, di cui ho apprezzato il nuovo linguaggio, una terminologia affascinante che non avevo mai sentito in musica. Basti pensare che l’incipit del testo è dedicato alla cattiva informazione dei mass-media. Ho deciso di produrli e sto cercando il modo giusto per farli uscire anche se tra xfactor e amici non è per niente facile”. -CONTINUA-

Ph Angy Platania
Mi sembra di capire che ai Rei Momo non consiglieresti la strada dei talent show.

“Assolutamente no. Il talento non è una cosa che si possa insegnare. Non capisco cosa voglia significare l’espressione talent show. O intendiamo una rassegna di talenti oppure siamo fuori strada. A me nessuna Mara Maionchi, nessun Mogol, nessun Alberto Salerno ha potuto insegnare quello che mi hanno insegnato mia mamma e mio papà”.

Il secondo inedito “ E poi di nuovo la notte” porta invece interamente la tua firma.

Esattamente. E ti svelo anche un aneddoto. Ci sono canzoni che si scrivono in un giorno, in una settimana, in un mese, in dieci anni. Questo perché le canzoni hanno una dimensione che non va disturbata. Una strofa scritta in un momento può trovare lo sviluppo più conveniente anche molto tempo dopo. Con “E poi di nuovo la notte” mi è successa una cosa straordinaria: mi sono seduto al pianoforte e in cinque minuti cinque, tanto quanto la sua durata, ho scritto testo e musica quasi come se avessi un collegamento diretto col cuore più che col cervello.

Dall’album allo spettacolo che stai portando in tourneè in tutti i teatri d’Italia il passo non è breve. Il concerto è una congerie di chicche assolute, a partire dalla cover di apertura di Teardrop del gruppo inglese, Massive Attacks, passando per le rivisitazioni in chiave moderna di brani come Nella mia città, Mia madre, Cuore fino ad arrivare alla sorpresa delle sorprese, agli “Amori son finestre” che da poesia si fa canzone.

“Mi è piaciuto il giro che ha fatto questa canzone, che in realtà custodivo nel cassetto da un paio d’anni. Prima una poesia, che dà il nome al disco live con il concetto della canzone-finestra: ogni canzone è per tutti un grande amore e un grande amore è sempre una nuova finestra sul mondo che ti dà la possibilità di guardare le cose da un’altra angolazione, con maggiore fiducia in te stesso, riuscendo a dargli un valore più elevato. Poi una canzone, un brano che non ha nessun disco e che la gente ascolta in concerto per la prima volta. Forse domani la inciderò ma per ora è una perla esclusiva dei concerti”.

La chiusura è una dichiarazione d’amore alla musica. Lo spunto è dato dalla copertina dell’album, che riporta il dipinto “Flora” di Francesco Melzi, artista del ‘500, ultimo allievo del grande Leonardo da Vinci, del quale ha ereditato e tramandato tutto il materiale. Ecco come Mango giustifica la scelta.

Mi sono letteralmente innamorato di questa donna ritratta. Una donna meravigliosa e casta con un seno scoperto a cui ho voluto dare il significato dell’abbraccio. Ho immaginato cosa potesse abbracciare: poteva essere il proprio uomo, il proprio bambino da allattare oppure uno strumento. Ecco, questo allattare lo strumento si ingigantiva fino a diventare, come fatto mentale, un modo come un altro per allattare la musica e farla crescere ancora di più”.

I concerti sono stati organizzati dall’agenzia www.jgangels.it/

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