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Il cinema di Ioseliani

Regista poliedrico ed affascinante, ironico e osservatore attento, l'autore di "Caccia alle farfalle" torna alla regia con una commedia ambientata a Venezia.

Nato nel 1934 a Tbilisi (Georgia), Otar Ioseliani interrrompe gli studi musicali al conservatorio e la sua formazione scientifica a Mosca per entrare al VGIK.

Si diploma regista con il cortometraggio Aprile (1962).

Dopo una pausa di tre anni gira La Fonte (1965) che rivela un senso acuto dell’osservazione e un straordinaria capacità di trasporre sul grande schermo i piccoli avvenimenti dell vita quotidiana.

Il primo lungometraggio di Ioseliani, La caduta delle foglie, è del 1966: attraverso le disavventure di un operario di una coperativa vinicola, il regista offre una satira mordace della burocrazia e del carrierismo e celebra le vere virtù della vita.

Il film viene proibito come pure il documentario sugli antichi giorgiani realizzato successivamente: Ioseliani viene considerato un dissidente per le tematiche affrontate nei suoi film.

C’era una volta un merlo canterino (1970) racconta la parabola di un musicista che vive ogni momento come fosse l’ultimo e non riesce a rispettare le norme della vita sociale.
Il film non è distribuito in Russia come pure il successivo La Pastorale.

Nel 1979 il regista emigra a Parigi dove trova un accoglienza migliore per i suoi film e l’apprezzamento meritato per la sua qualità di fine osservatore.

Nel 1984 gira I favoriti della luna (gran premio della giuria a Venezia), un film a capitoli sulla cupidigia, sui desideri che suscitano gli oggetti nei secoli.

Con il documentario Un piccolo monastero in Toscana (1988) Ioseliani ottiene un nuovo premio a Venezia come pure con Un incendio visto da Lontano (1989).

Ne La caccia alle farfalle (1992) Ioseliani continua il suo discorso in forma di parabola sulle civiltà che scompaiono: alla morte delle due vecchie proprietarie, un antico castello francese viene ceduto ad una multinazionale giapponese.

In Briganti (1996) un unico filo lega le nefantdezze dei torturatori medievali, del KGb nell’epoca staliniana e dei mafiosi giorgiani di oggi.

Addio, Terraferma (1998) è invece una sorta di apologo sui sui ricchi e i poveri (e i ricchi travestiti da poveri). Il regista interpreta un vecchio anarchico che beve dalla mattina alla sera e quando è solo ospita barboni mentre il figlio per evadere dalla famiglia fa i mestieri più umili e frequenta poco di buono.

L’ultimo film di Ioseliani Lundi matin si è aggiudicato l’Orso d’oro all’ultimo Festival di Venezia.