Questo sito contribuisce alla audience di

Emma sono io, l'esordio alla regia di Francesco Falaschi

Una commedia drammatica corale in cui la comicità è data dalle situazioni sorprendenti o paradossali e dai conflitti tra i personaggi

Emma soffre di una malattia stranissima, chiamata ipomania unipolare: una mania di basso livello, socialmente contenibile che contempla soprattutto il polo euforico, marginalmente quello depressivo.
Le persone che ne soffrono cadono in preda a momenti di euforia incontrollabile, nei quali sono capaci di fare le cose più assurde, spesso dilapidando il patrimonio di famiglia. Durante un attacco può capitare che persone eleganti e di buon gusto comprino un’intera batteria di nani da giardino. Ma spesso la loro euforia li fa essere molto allegri, positivi, energici.

Nel film la patologia mentale è un pretesto per tratteggiare uno stato di coscienza alterato positivamente. Quando Emma si ritrova senza i farmaci sedativi, si affeziona alla chimica bizzarra che funziona nel suo cervello, a questo lato della sua personalità che in fondo è anche il più vero. A quel punto rinuncia a curarsi e comincia a comportarsi seguendo il suo istinto: spende, cambia idea su mille cose, vuole vedere allegria, colori, e soprattutto dice tutto quello che pensa.

Emma diventa così l’elemento scomodo all’interno di un gruppo di trentenni che mostra a vario titolo evidenti difficoltà ad amare e a divenire adulti, i cui componenti appaiono alle prese con un percorso talvolta lentissimo e comunque accidentato verso la maturità.

Emma, interpretata da Cecilia Dazzi, che, inizialmente per un contrattempo e poi per scelta, smette di sedare con i farmaci il disturbo dell’umore di cui è affetta da sempre. Nel suo nuovo stato di euforia sconvolgerà molti equilibri, proprio mentre si sta preparando la festa di matrimonio di un’amica non troppo convinta delle sue scelte.

Il regista Francesco Falaschi

Nato a Grosseto nel 1961, si è laureato in Storia del Cinema. Ha collaborato con la rivista Segnocinema ed è condirettore del Festival Storie cli Cinema a Grosseto.

Ha scritto per l’editrice Il Castoro il saggio su Jonathan bemme, pubblicato nel 1997. Ha curato per Giunti il volume Scrittori e cinema tra gli anni ‘50 e ‘60.

Ha pubblicato vari saggi brevi su Altman (Filmcritica), Lizzani (Editori Riuniti), Wenders (ed. Loggia dei Lanzi).
Nel 1998 ha ideato e realizzato per 21 allievi il videolaboratorio Catchers in the Rye, per Mediateca Toscana, Provincia di Grosseto, Coop Toscana Lazio.

Ha realizzato, come regista, sceneggiatore e/o produttore esecutivo, dal 1990 ad oggi, numerosi video e documentari (naturalistici, pubblicitari, didattici, istituzionali), spot pubblicitari, docu-fiction, cortometraggi di fiction.

Nel 1999 ha vinto il *David di Donatello per il migliore cortometraggio (Quasi fratelli)