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"Ombelico" di Mohammad Shirvani

Il regista iraniano Mohammad Shirvani racconta la prima volta

Quando Dio creò l’uomo premette il dito sul suo corpo per sapere se l’argilla si fosse asciugata. Da allora il corpo dell’uomo ha impresso il segno di Dio”.

Le immagini scorrono all’indietro e un bimbo appena nato che piange ritorna là da dove era venuto: nell’ombellico della mamma. Inizia così il primo lungometraggio del regista iraniano Mohammad Shirvani, un film che dalla registrazione in home video delle vicissitudini di quattro uomini e una donna a Teheran, fa emergere difficoltà sociali, emozionali universali. “Uno dei problemi principali dell’umanità è la solitudine e, per avere dialogo tra noi, abbiamo parole proprio sulla solitudine. Questo fim racconta cinque personaggi che, pur facendosi guerra tutti i giorni, cercano di vivere insieme; hanno perso qualcosa ma non sanno cos’è. A volte non sappiamo cosa abbiamo, cosa abbiamo perso e cosa cercare”, afferma il regista introducendoci la sua opera. Il taglio del cordone ombelicale è una sorta di liberazione dell’uomo che, lasciato a se stesso, cerca poi di tornare da dove era partito. La presenza della donna aiuta tantissimo in questo scopo il fim può essere considerato un “ringraziamento alla donna, in un’atmosfera molto maschile”. Qui inoltre per la prima volta in un film iraniano viene mostrata una donna senza CHADOR, all’occidentale per intendersi, atto di coraggio per Shirvani pagato però con il duro prezzo della censura totale nel suo paese. Il regista rimane comunque ottimista, non celando la sua speranza in una prossima evoluzione della società iraniana delle sue leggi.

NAHF/NAVEL è un tentativo di opposizione anche nei confronti dl cinema autoriale iraniano, accusato dal regista per la sua sempre maggiore standardizzazione. “In Iran vengono prodotti film che stanno diventando prevedibili. Sono come un panino di McDonald: Qualcosa che va consumato con velocità e voracità, senza che lasci un retrogusto in bocca”. Shirvani è preoccupato inoltre dal fatto che sempre più “il cinema d’autore sia come un giornale e debba dare notizie sulla sua società di provenienza. Il giornalismo ha superato l’arte; è per questo che Michael Moore è divenuto un cineasta tanto stimato”. Il regista propone un cambiamento correttivo che crei una nuova onda, originale, non attenta ai gusti occidentali, e che affermi una volta per tutte che “il cinema è arte e non solo informazione ”.

Mohammad Shirvani è nato in una famiglia modesta e credente di Teheran. Fu arruolato dal padre, contro la sua volontà, di forza, in una scuola militare. Nel 1999 gira le spalle alla sua educazione e si consacra al Cinema. Il suo lavoro si distingue rapidamente a Cannes. Quest’anno il suo film è stato presentato al Festival di Pesaro il 30 giugno