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Salvador Allende al cinema

Patricio Guzmán dirige un documentyario su Salvador Allende, premiato al Festival di Lima 2004 e in concorso nello stesso anno a Cannes e Locarno.

Il documentario Salvador Allende ripercorre la vita del presidente cileno dall’infanzia a Valparaíso fino al suicidio seguito al colpo di stato dell’undici settembre 73, avvalendosi di documenti d’archivio, album fotografici e interviste.

Allende, medico, umanista, marxista atipico e cofondatore del partito socialista, divenne deputato ad appena 28 anni. Della sua vita il regista ci dice che fu una sorta di lunga campagna elettorale, trascorsa attraversando il paese da un capo all’altro, col solo scopo di ascoltare le esigenze della gente, di discutere con essa e di convincerla. Dopo vent’anni di campagna e quattro candidature, Allende venne finalmente eletto Presidente della Repubblica il 5 settembre 1970, come candidato di Unidad Popular, e si apprestò a dedicarsi anima e corpo alla trasformazione del Cile, ispirandosi a principi socialisti, ma soprattutto ad un rispetto puntuale della democrazia e delle sue istituzioni.

Tuttavia la vittoria fu ottenuta per poche migliaia di voti, e, poichè non c’era una maggioranza assoluta, la scelta del candidato spettò al congresso. Gli Stati Uniti si mostrarono subito molto ostili ad Allende, e quando la democrazia cristiana si schierò con lui, fecero ricorso al loro piano di riserva. Il progetto era di sequestrare il comandante in capo dell’esercito, René Shneider, simpatizzante degli americani ma contrario all’intervento militare in politica. L’agguato però non riuscì: il generale cercò di difendersi e venne ucciso; in questo modo il complotto finì per sortire un effetto opposto a quello desiderato e Allende venne eletto dal congresso alla massima carica della repubblica.

Improvvisamente l’attenzione di tutto il mondo si concentrò sul Cile, perché per la prima volta un marxista si trovava a guidare una nazione del blocco occidentale senza aver fatto ricorso ad

un’insurrezione armata. Legioni di giornalisti, analisti politici e semplici militanti socialisti si precipitarono a Santiago per studiare l’esperimento di Allende, ostinatamente impegnato a creare una via pacifica e istituzionale al socialismo.

Una volta al potere il presidente cileno non ricorse mai all’autoritarismo, come avevano fatto la maggior parte dei suoi colleghi, né abbandò la propria etica umanista, ed è forse proprio per questo che la sua “rivoluzione” sembrò così facile da soffocare nel sangue. Egli fu sempre un democratico, anche di fronte alle crisi di governo più gravi, o alle attività terroristiche della destra, o alle evidenti intromissioni straniere, ma non è certo qualcosa che gli si può ascrivere come una colpa, nonostante ciò che vorrebbero i suoi detrattori.

Infatti, dopo un primo, esaltante anno in cui il presidente si dedicò alla riforma agraria e alla realizzazione del proprio programma, il paese fu travolto dalla crisi economica, dagli scioperi indetti dagli imprenditori e sostenuti dalla CIA e dal panico delle classi medie, la cui opposizione si fece durissima. La situazione inoltre era aggravata dalle divisioni interne alla stessa sinistra, che resero impossibile l’organizzazione di una difesa compatta.

Neanche tre anni dopo le elezioni, il 29 giugno, il colonnello Souper guidò il primo tentativo di golpe, che fallì. Allende era ancora difeso da una parte dei generali, tra cui Augusto Pinochet, al quale lo stesso presidente aveva dato le “stelle” di comandante in capo dell’esercito.

Ma la pace durò solo il tempo che serviva agli alti gradi della Marina e dell’Aviazione per preparare un altro golpe, quello definitivo. Venne chiesto a Pinochet da che parte voleva stare, e il generale, dopo vari tentennamenti, salì sul carro del vincitore. Sembra che quel fatidico 11 settembre, non riuscendo a contattare Pinochet, Allende abbia detto: “Avranno già arrestato Augusto”.

Che l’anedotto sia vero o meno, si addice alla figura del presidente cileno, di cui, nel documentario, si dice che era un “cavaliere”, un gentiluomo convinto che i suoi avversari, per quanto feroci, combattessero, al pari di lui, con lealtà.

Poi arrivò il dolore della consapevolezza, e, infine, la lucidità: Allende si tolse la vita con il fucile che gli era stato regalato da Fidel Castro. Per Guzman:

“Il suo sucidio non fu disperato, né romantico, fu un atto realista che ci mostra che la politica non deve inchinarsi di fronte all’impossibile.”

Patricio Guzmán

Nato a Santiago del Cile l’11 Agosto 1941, ha studiato alla Scuola ufficiale dell’Arte cinematografica a Madrid. Tra le sue opere più importanti ricordiamo La batalla de Cile, una trilogia di cinque ore sul periodo finale del governo di Salvador Allende. Esiliato a Parigi, ma molto legato alla storia del proprio paese d’origine, il regista ha realizzato numerosi documentari sugli avvenimenti degli ultimi anni in Cile.

Filmografia

Salvador Allende (2004)

Le Cas Pinochet (2001)

Chile, la memoria obstinada (1997)

La Cruz del Sur (1992)

En nombre de Dios (1987)

La rosa de los vientos (1983)

La batalla de Chile: El poder popular (1979)

La batalla de Chile: El golpe de estado (1977)

La batalla de Chile: La insurrección de la burguesía (1975)
La respuesta de octubre (1972)

Primer año (1971)

El paraíso ortopédico (1969)

La tortura y otras formas de diálogo (1968)