Oggi Giuseppe Bertolucci ha montato quella intervista insieme a una quantità di foto di scena realizzate su quello stesso set dalla compagna di Bachmann, la fotografa Deborah Imogen Beer, e ne è uscito fuori Pasolini prossimo nostro, un documentario che è stato proposto nel settembre scorso come evento speciale alla Mostra del cinema di Venezia.
”Abbiamo ricostruito una sorta di fotoromanzo di Salò o le 120 giornate di Sodoma, dice Bertolucci e ”in questo lavoro di messa in fila delle foto di scena, una documentazione eccezionale anche nella fedeltà rispetto alle inquadrature di Pasolini, sono venute fuori due sequenze mai inserite nel film, tra cui quella finale con il ballo di tutta la troupe sul set”.
Ma per il regista, che tra l’ altro ha recentemente dedicato all’ultimo Pasolini un monologo teatrale interpretato da Fabrizio Gifuni, la cosa interessante è che l’intervista filmata e altre interviste solo sonore, sempre di Bachmann, utilizzate per il film sono appunto una summa del pensiero di Pasolini con tutta la sua negatività negli ultimi anni di vita.
”In Salò - dice Bertolucci - Pasolini aveva scelto la strada della metafora per parlare del corpo ridotto a merce nella società dei consumi. E lavorando sulle interviste e sulle foto, stendendo appunto questo fotoromanzo, si trovano continue rispondenze: spesso le immagini fotografiche materializzano i discorsi di Pasolini. È un po’ come vedere Salò commentato sequenza per sequenza dal suo autore”.
”Si parla sempre di una sorta di profetismo di Pasolini perché fa dei discorsi che ad ascoltarli sembra parlino dei nostri anni anziché di 30 anni fa - dice Bertolucci - ma lui in realtà era come un aruspice, uno che guardava le viscere dei processi storici e antropologici e vi leggeva cose che altri non vedevano, ma che c’erano: tutto il discorso sulla televisione, sulla società’ dei consumi, sui giovani. Pasolini visse il ‘74-’75 come un momento di grande violenza fascista. Nell’ ultima intervista che ha dato a Furio Colombo il giorno prima di essere ammazzato fa dei discorsi impressionanti sulla violenza. Poi c’è il discorso più epocale sulla omologazione culturale e sul pensiero unico”.

Mr. White









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