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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Sat, 14 Nov 2009 12:34:17 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>SINTESI DELL&#039;ART. 2 DEL SECONDO CAPITOLO</title>
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	<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>catechismo_della_chiesa_cattolica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B>In sintesi</B></p>
<p><B></p>
<p>96 </B><I>Ciò che Cristo ha affidato agli Apostoli, costoro l&#8217;hanno trasmesso con la predicazione o per iscritto, sotto l&#8217;ispirazione dello Spirito Santo, a tutte le generazioni, fino al ritorno glorioso di Cristo.</I></p>
<p><B></p>
<p>97 </B><I>« La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio », (114) nel quale, come in uno specchio, la Chiesa pellegrina contempla Dio, fonte di tutte le sue ricchezze.</I></p>
<p><B></p>
<p>98</B><I> « La Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita, nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è, tutto ciò che essa crede ». (115)</I></p>
<p><B></p>
<p>99</B><I> Tutto il popolo di Dio, in virtù del suo senso soprannaturale della fede, non cessa di accogliere il dono della rivelazione divina, di penetrarlo sempre più profondamente e di viverlo più pienamente.</I></p>
<p><B></p>
<p>100</B><I> L&#8217;ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Romano Pontefice e ai Vescovi in comunione con lui.</I></p>
 
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	<description>In sintesi

96 Ciò che Cristo ha affidato agli Apostoli, costoro l&amp;#8217;hanno trasmesso con la predicazione o per iscritto, sotto l&amp;#8217;ispirazione dello Spirito Santo, a tutte le[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>IL CRISTO - PAROLA UNICA NELLA SACRA SCRITTURA</title>
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	<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>catechismo_della_chiesa_cattolica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B>101</B> Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole umane. « Le parole di Dio, infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell&#8217;eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell&#8217;umana natura, si fece simile agli uomini ».  (116)</p>
<p><B></p>
<p>102</B> Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stesso interamente. (117)</p>
<p><I></p>
<p>« Ricordatevi che uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tutti gli scrittori santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo ». (118)</I></p>
<p><B></p>
<p>103</B> Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo. (119)</p>
<p><B></p>
<p>104</B> Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore; (120) infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: Parola di Dio. (121) « Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro ». (122)</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039; INCONTRO CON KIKO A LORETO</title>
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	<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>cammino_neocatecumenale</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Il 3 settembre, nella stessa piana di Montorso (Loreto) dove il Papa ha incontrato i giovani italiani, si è svolto il tradizionale incontro vocazionale del cammino neocatecumenale, che segue tutti gli incontri del Papa con i giovani.</p>
<p><B>100.000</B> giovani che nei giorni precedenti avevano partecipato all&#8217;incontro con il Papa, si sono ritrovati di nuovo nella piana di Montorso, per vivere l&#8217;incontro vocazionale con i fondatori del Cammino Neocatecumenale, <B>Kiko Arguello, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi</B>.</p>
<p>Si tratta di un incontro in cui vengono fatte le chiamate dei giovani per il presbiterato e delle ragazze per il monastero.</p>
<p>A Montorso si sono alzati <B>2.000</B> ragazzi per il presbiterato e <B>1.200</B> ragazze per il monastero.</p>
<p>All&#8217;incontro, presieduto da Monsignor Stanislav Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, erano presenti vari vescovi marchigiani quali Mons. Claudio Giuliodori, Vescovo di Macerata, Mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona, Mons. Luigi Conti, arcivescovo di Fermo e presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana. Dall&#8217;estero è arrivato il Vescovo di Murcia, che ha accompagnato 10.000 giovani spagnoli.</p>
<p>L&#8217;incontro si è aperto con la processione di oltre 1.000 presbiteri che hanno portato a spalla sul palco una statua della Vergine di Loreto.</p>
<p>Kiko Arguello ha fatto poi una catechesi kerigmatica sul Vangelo del giorno, il quale riportava l&#8217;episodio di una donna che toccando il mantello di Gesù veniva guarita; riprendendo quest&#8217;episodio Kiko chiedeva ai giovani se veramente volevano &#8220;toccare&#8221; e &#8220;farsi toccare&#8221; da Cristo.</p>
<p>Sono poi intervenuti Mons. Rylko, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi, che hanno insistito sul tema di lasciare le porte aperte a Cristo, ed alla fine si sono fatte le chiamate vocazionali.</p>
<p>Era la prima volta che ero presente a uno di questi incontri e il momento delle chiamate vocazionali è stato il culmine, un momento molto emozionante; vedere migliaia di giovani che si mettono in piedi accettando di donare la loro vita a Cristo, stride con quello che è il mondo di oggi, con la concezione dominante.</p>
<p>Molti sono coloro che contrastano il Cammino Neocatecumenale, anche dopo l&#8217;approvazione degli Statuti, definendolo, come minimo, un cammino integralista, ma a sua difesa ci sono i fatti.</p>
<p><B>70</B> Seminari in tutto il mondo, oltre 1.000 presbiteri già ordinati (quelli che si alzano a questi incontri seguono un percorso che dura 9-10 anni prima di diventare sacerdoti), monasteri di clausura che tornano vivi grazie alle ragazze del cammino, e molto altro ancora&#8230;</p>
 
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	<description>Il 3 settembre, nella stessa piana di Montorso (Loreto) dove il Papa ha incontrato i giovani italiani, si è svolto il tradizionale incontro vocazionale del cammino neocatecumenale, che segue tutti gli[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;INTERPRETAZIONE DEL DEPOSITO DELLA FEDE - SECONDA PARTE</title>
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	<pubDate>Thu, 27 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>catechismo_della_chiesa_cattolica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><b>Il senso soprannaturale della fede</b></p>
<p><b>91<a name="91"></a> </b>Tutti </p>
<p>i fedeli partecipano della comprensione e della trasmissione della verità </p>
<p>rivelata. Hanno ricevuto l&#8217;unzione dello Spirito Santo che insegna loro </p>
<p>ogni cosa (105) e li guida « alla verità tutta intera </p>
<p>» (<i>Gv</i><i> </i>16,13).</p>
<p><b>92<a name="92"></a> </b>« </p>
<p>La totalità dei fedeli [&#8230;] non può sbagliarsi </p>
<p>nel credere, e manifesta questa proprietà mediante il senso soprannaturale </p>
<p>della fede di tutto il popolo quando &#8220;dai Vescovi fino agli ultimi </p>
<p>fedeli laici&#8221; esprime l&#8217;universale suo consenso in materia di fede </p>
<p>e di costumi ». (106)</p>
<p><b>93<a name="93"></a> </b>«Infatti, </p>
<p>per quel senso della fede, che è suscitato e </p>
<p>sorretto dallo Spirito di verità, il popolo di Dio, sotto la guida del </p>
<p>sacro Magistero, [&#8230;] aderisce indefettibilmente </p>
<p>alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi, con retto giudizio penetra </p>
<p>in essa più a fondo e più pienamente l&#8217;applica nella vita». (107)</p>
<p><b>La crescita nell&#8217;intelligenza della fede</b></p>
<p><b>94<a name="94"></a> </b>Grazie </p>
<p>all&#8217;assistenza dello Spirito Santo, l&#8217;intelligenza tanto delle realtà </p>
<p>quanto delle parole del deposito della fede può </p>
<p>progredire nella vita della Chiesa:</p>
<p>« con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali </p>
<p>le meditano in cuor loro »; (108) in particolare « la ricerca teologica </p>
<p>[&#8230;] prosegue nella </p>
<p>conoscenza profonda della verità rivelata »; (109)</p>
<p>« con la profonda intelligenza che [i credenti] provano </p>
<p>delle cose spirituali »; (110) « divina eloquia </p>
<p>cum legente crescunt – le parole divine crescono </p>
<p>insieme con chi le legge »; (111)</p>
<p>« con </p>
<p>la predicazione di coloro i quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un carisma </p>
<p>certo di verità ».  (112)</p>
<p><b>95<a name="95"></a> </b>« </p>
<p>È chiaro dunque che la sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero </p>
<p>della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente </p>
<p>connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che </p>
<p>tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l&#8217;azione </p>
<p>di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle </p>
<p>anime ». (113)</p>
 
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91 Tutti 
i fedeli partecipano della comprensione e della trasmissione della verità 
rivelata. Hanno ricevuto l&amp;#8217;unzione dello Spirito Santo che insegna loro[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>IL VANGELO E LA RICCHEZZA</title>
	<link>http://guide.supereva.it/religione_cattolica/interventi/2007/09/308026.shtml</link>
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	<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>benedetto_xvi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>L’odierna nostra assemblea liturgica non può pertanto non focalizzarsi su questa verità essenziale, sull’amore di Dio, capace di imprimere all’esistenza umana un orientamento e un valore assolutamente nuovi. L’amore è l’essenza del Cristianesimo, che rende il credente e la comunità cristiana fermento di speranza e di pace in ogni ambiente, attenti specialmente alle necessità dei poveri e dei bisognosi. L’amore fa vivere la Chiesa.</p>
<p>Nelle passate domeniche, san Luca, l’evangelista che più degli altri si preoccupa di mostrare l’amore che Gesù ha per i poveri, ci ha offerto diversi spunti di riflessione circa i pericoli di un attaccamento eccessivo al denaro, ai beni materiali e a tutto ciò che ci impedisce di vivere in pienezza la nostra vocazione ad amare Dio e i fratelli. Anche quest’oggi, attraverso una parabola che provoca in noi una certa meraviglia perché si parla di un amministratore disonesto che viene lodato (cfr Lc 16,1-13), a ben vedere il Signore ci riserva un serio e quanto mai salutare insegnamento. Come sempre Egli trae spunto da fatti di cronaca quotidiana: narra di un amministratore che sta sul punto di essere licenziato per disonesta gestione degli affari del suo padrone e, per assicurarsi il futuro, cerca con furbizia di accordarsi con i debitori. E’ certamente un disonesto, ma astuto: il Vangelo non ce lo presenta come modello da seguire nella sua disonestà, ma come esempio da imitare per la sua previdente scaltrezza. La breve parabola si conclude infatti con queste parole: “Il padrone lodò quell’amministratore disonesto perché aveva agito con scaltrezza” (Lc 16,8).</p>
<p>Che cosa vuole dirci Gesù? Alla parabola del fattore infedele, l’evangelista fa seguire una breve serie di detti e di ammonimenti circa il rapporto che dobbiamo avere con il denaro e i beni di questa terra. Sono piccole frasi che invitano ad una scelta che presuppone una decisione radicale, una costante tensione interiore. La vita è in verità sempre una scelta: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male. Incisiva e perentoria la conclusione del brano evangelico: “Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro”. In definitiva, dice Gesù, occorre decidersi: “Non potete servire a Dio e mammona” (Lc 16,13). Mammona è un termine di origine fenicia che evoca sicurezza economica e successo negli affari; potremmo dire che nella ricchezza viene indicato l’idolo a cui si sacrifica tutto pur di raggiungere il proprio successo personale. È necessaria quindi una decisione fondamentale - la scelta tra la logica del profitto come criterio ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e della solidarietà. La logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti. In fondo si tratta della decisione tra l’egoismo e l’amore, tra la giustizia e la disonestà, in definitiva tra Dio e Satana. Se amare Cristo e i fratelli non va considerato come qualcosa di accessorio e di superficiale, ma piuttosto lo scopo vero ed ultimo di tutta la nostra esistenza, occorre saper operare scelte di fondo, essere disposti a radicali rinunce, se necessario sino al martirio. Oggi, come ieri, la vita del cristiano esige il coraggio di andare contro corrente, di amare come Gesù, che è giunto sino al sacrificio di sé sulla croce.</p>
<p>Potremmo allora dire, parafrasando una considerazione di sant’Agostino, che per mezzo delle ricchezze terrene dobbiamo procurarci quelle vere ed eterne: se infatti si trova gente pronta ad ogni tipo di disonestà pur di assicurarsi un benessere materiale pur sempre aleatorio, quanto più noi cristiani dovremmo preoccuparci di provvedere alla nostra eterna felicità con i beni di questa terra (cfr Discorsi 359,10). Ora, l’unica maniera di far fruttificare per l’eternità le nostre doti e capacità personali come pure le ricchezze che possediamo è di condividerle con i fratelli, mostrandoci in tal modo buoni amministratori di quanto Iddio ci affida. Dice Gesù: “Chi è fedele nel poco, è fedele nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto” (Lc 16,10-11).</p>
<p>Della stessa scelta fondamentale da compiere giorno per giorno parla oggi nella prima lettura il profeta Amos. Con parole forti, egli stigmatizza uno stile di vita tipico di chi si lascia assorbire da un’egoistica ricerca del profitto in tutti i modi possibili e che si traduce in una sete di guadagno, in un disprezzo dei poveri e in uno sfruttamento della loro situazione a proprio vantaggio (cfr Am 4,5). Il cristiano deve respingere con energia tutto questo, aprendo il cuore, al contrario, a sentimenti di autentica generosità. Una generosità che, come esorta l’apostolo Paolo nella seconda Lettura, si esprime in un amore sincero per tutti e si manifesta in primo luogo nella preghiera. Grande gesto di carità è pregare per gli altri. L’Apostolo invita in primo luogo a pregare per quelli che rivestono compiti di responsabilità nella comunità civile, perché - egli spiega - dalle loro decisioni, se tese a realizzare il bene comune, derivano conseguenze positive, assicurando la pace e “una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità” per tutti (1 Tm 2,2). Non venga pertanto mai meno la nostra preghiera, apporto spirituale all’edificazione di una Comunità ecclesiale fedele a Cristo e alla costruzione d’una società più giusta e solidale.</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;INTERPRETAZIONE DEL DEPOSITO DELLA FEDE - PRIMA PARTE</title>
	<link>http://guide.supereva.it/religione_cattolica/interventi/2007/09/307594.shtml</link>
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	<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>catechismo_della_chiesa_cattolica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>III. L&#8217;interpretazione del deposito della fede</p>
<p><B></p>
<p>Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa</p>
<p>84 </B>Il deposito (97) della fede (« depositum fidei »), contenuto nella sacra Tradizione e nella Sacra Scrittura, è stato affidato dagli Apostoli alla totalità della Chiesa. « Aderendo ad esso tutto il popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera costantemente nell&#8217;insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle orazioni, in modo che, nel ritenere, praticare e professare la fede trasmessa, si crei una singolare unità di spirito tra Vescovi e fedeli ». (98)</p>
<p><B></p>
<p>Il Magistero della Chiesa</p>
<p>85</B> « L&#8217;ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo », (99) e cioè ai Vescovi in comunione con il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma.</p>
<p><B></p>
<p>86 </B>Questo « Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l&#8217;assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio ».  (100)</p>
<p><B></p>
<p>87</B> I fedeli, memori della parola di Cristo ai suoi Apostoli: « Chi ascolta voi, ascolta me » (Lc 10,16), (101) accolgono con docilità gli insegnamenti e le direttive che vengono loro dati, sotto varie forme, dai Pastori.</p>
<p><B></p>
<p>I dogmi della fede</p>
<p>88</B> Il Magistero della Chiesa si avvale in pienezza dell&#8217;autorità che gli viene da Cristo quando definisce qualche dogma, cioè quando, in una forma che obbliga il popolo cristiano ad un&#8217;irrevocabile adesione di fede, propone verità contenute nella rivelazione divina, o anche quando propone in modo definitivo verità che hanno con quelle una necessaria connessione.</p>
<p><B></p>
<p>89</B> Tra i dogmi e la nostra vita spirituale c&#8217;è un legame organico. I dogmi sono luci sul cammino della nostra fede, lo rischiarano e lo rendono sicuro. Inversamente, se la nostra vita è retta, la nostra intelligenza e il nostro cuore saranno aperti ad accogliere la luce dei dogmi della fede. (102)</p>
<p><B></p>
<p>90 </B>I mutui legami e la coerenza dei dogmi si possono trovare nel complesso della rivelazione del mistero di Cristo.  (103) « Esiste un ordine o &#8220;gerarchia&#8221; nelle verità della dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana ». (104)</p>
 
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    ]]></content:encoded>
	<description>III. L&amp;#8217;interpretazione del deposito della fede

Il deposito della fede affidato alla totalità della Chiesa
84 Il deposito (97) della fede (« depositum fidei »), contenuto nella sacra[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>IL RAPPORTO TRA LA TRADIZIONE E LA SACRA SCRITTURA</title>
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	<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>catechismo_della_chiesa_cattolica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>II. Il rapporto tra la Tradizione e la Sacra Scrittura</p>
<p><B></p>
<p>Una sorgente comune&#8230;</p>
<p>80</B> « La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine ». (94) L&#8217;una e l&#8217;altra rendono presente e fecondo nella Chiesa il mistero di Cristo, il quale ha promesso di rimanere con i suoi « tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20).</p>
<p><b></p>
<p>&#8230;due modi differenti di trasmissione</p>
<p>81</B> « La Sacra Scrittura è la parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l&#8217;ispirazione dello Spirito divino ».<I><br />
« La sacra Tradizione poi trasmette integralmente la parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano ». (95)</I></p>
<p><B></p>
<p>82</B> Accade così che la Chiesa, alla quale è affidata la trasmissione e l&#8217;interpretazione della Rivelazione, « attinga la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l&#8217;una e l&#8217;altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di rispetto ». (96)</p>
<p><B></p>
<p>Tradizione apostolica e tradizioni ecclesiali</p>
<p>83</B> La Tradizione di cui qui parliamo è quella che proviene dagli Apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevuto dall&#8217;insegnamento e dall&#8217;esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo. In realtà, la prima generazione di cristiani non aveva ancora un Nuovo Testamento scritto e lo stesso Nuovo Testamento attesta il processo della Tradizione vivente. Vanno distinte da questa le « tradizioni » teologiche, disciplinari, liturgiche o devozionali nate nel corso del tempo nelle Chiese locali. Esse costituiscono forme particolari attraverso le quali la grande Tradizione si esprime in forme adatte ai diversi luoghi e alle diverse epoche. Alla luce della Tradizione apostolica queste «tradizioni» possono essere conservate, modificate oppure anche abbandonate sotto la guida del Magistero della Chiesa.</p>
 
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	<description>II. Il rapporto tra la Tradizione e la Sacra Scrittura

Una sorgente comune&amp;#8230;
80 « La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA</title>
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	<pubDate>Fri, 07 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>catechismo_della_chiesa_cattolica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>ARTICOLO 2</p>
<p>LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA</p>
<p><B></p>
<p>74</B> Dio « vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo. (85) È necessario perciò che il Cristo sia annunciato a tutti i popoli e a tutti gli uomini e che in tal modo la Rivelazione arrivi fino ai confini del mondo:</p>
<p><I></p>
<p>« Dio, con la stessa somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la salvezza di tutte le genti, rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le generazioni ». (86)</I></p>
<p>I. La Tradizione apostolica</p>
<p><B></p>
<p>75</B> « Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la rivelazione del sommo Dio, ordinò agli Apostoli, comunicando loro i doni divini, di predicare a tutti il Vangelo che, promesso prima per mezzo dei profeti, egli aveva adempiuto e promulgato con la sua parola, come fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale ». (87)</p>
<p><B>La predicazione apostolica&#8230;</B></p>
<p><B></p>
<p>76 </B>La trasmissione del Vangelo, secondo il comando del Signore, è stata fatta in due modi:</p>
<p>— <I>Oralmente</I>, « dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, negli esempi e nelle istituzioni trasmisero ciò che o avevano ricevuto dalla bocca, dalla vita in comune e dalle opere di Cristo, o avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo »;</p>
<p>— <I>Per iscritto</I>, « da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l&#8217;ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l&#8217;annunzio della salvezza ». (88)</p>
<p><B>&#8230;continuata attraverso la successione apostolica</B></p>
<p><B></p>
<p>77</B> « Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i Vescovi, ad essi &#8220;affidando il loro proprio compito di magistero&#8221; ». (89) Infatti, « la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi ». (90)</p>
<p><B></p>
<p>78</B> Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene sia ad essa strettamente legata. Per suo tramite « la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede ». (91) « Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega ». (92) </p>
<p><B></p>
<p>79</B> In tal modo la comunicazione, che il Padre ha fatto di sé mediante il suo Verbo nello Spirito Santo, rimane presente e operante nella Chiesa: « Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità e fa risiedere in essi abbondantemente la parola di Cristo ». (93)</p>
 
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	<description>ARTICOLO 2
LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA

74 Dio « vuole che tutti gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4), cioè di Gesù Cristo. (85) È necessario[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>IL DISCORSO DEL PAPA AI GIOVANI DELL&#039;AGORA&#039; DI LORETO 2007</title>
	<link>http://guide.supereva.it/religione_cattolica/interventi/2007/09/306151.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 05 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>attualit_religiosa</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B>RISPOSTE DEL SANTO PADRE ALLE DOMANDE<br />
DEI GIOVANI PARTECIPANTI ALLA VEGLIA</B></p>
<p><I>Domanda posta dai giovani <B>Piero Tisti</B> e <B>Giovanna Di Mucci</I></B>:</p>
<p>&#8220;A molti di noi giovani di periferia manca un centro, un luogo o persone capaci di dare identità. Siamo spesso senza storia, senza prospettive e perciò senza futuro. Sembra che ciò che aspettiamo veramente non capiti mai. Di qui l&#8217;esperienza della solitudine e, a volte, selle dipendenze. Santità, c&#8217;è qualcuno o qualcosa per cui possiamo diventare importanti? Com&#8217;è possibile sperare, quando la realtà nega ogni sogno di felicità, ogni progetto di vita?&#8221;.</p>
<p><I></p>
<p>Risposta del Santo Padre:</I></p>
<p>Grazie per questa domanda e per la presentazione molto realistica della situazione. Circa le periferie di questo mondo con grandi problemi non è adesso facile rispondere e non vogliamo vivere in un facile ottimismo, ma, d’altra parte, dobbiamo avere coraggio e andare avanti. Così anticiperei la sostanza della mia risposta: “Sì c’è speranza anche oggi, ciascuno di voi è importante, perché ognuno è conosciuto e voluto da Dio  e per ognuno Dio ha un suo progetto. Dobbiamo scoprirlo e corrispondervi, perché sia possibile, nonostante queste situazioni di precarietà e di marginalità, realizzare il progetto di Dio su di noi. Ma, per andare ai dettagli, Lei ci ha presentato realisticamente la situazione di una società: nelle periferie sembra difficile andare avanti, cambiare il mondo per il meglio. Tutto sembra concentrato nei grandi centri del potere economico e politico, le grandi burocrazie dominano e chi si trova nelle periferie realmente sembra essere escluso da questa vita. Allora un aspetto di questa situazione di emarginazione di tanti è che le grandi cellule della vita della società, che possono costruire centri anche nella periferia, sono frantumate: la famiglia, che dovrebbe essere il luogo dell’incontro delle generazioni - dal bisnonno fino al nipote - dovrebbe essere un luogo dove si incontrano non solo le generazioni, ma dove si impara a vivere, si imparano le virtù essenziali per vivere, è frantumata, è in pericolo. Tanto più noi dobbiamo fare il possibile perché la famiglia sia viva, sia anche oggi la cellula vitale, il centro nella periferia. Così anche la parrocchia, la cellula vivente della Chiesa, deve essere realmente un luogo di ispirazione e di vita e di solidarietà che aiuta a costruire insieme i centri nella periferia. E, devo qui dire, si parla spesso nella Chiesa di periferia e di centro, che sarebbe Roma, ma in realtà nella Chiesa non c’è periferia, perché dove c’è Cristo, lì c’è tutto il centro. Dove si celebra l’Eucaristia, dove c’è il Tabernacolo, c’è Cristo e quindi lì è il centro e dobbiamo fare di tutto perché questi centri vivi siano efficaci, presenti e siano realmente una forza che si oppone a questa emarginazione. La Chiesa viva, la Chiesa delle piccole comunità, la Chiesa parrocchiale, i movimenti dovrebbero formare altrettanti centri nella periferia e così aiutare a superare le difficoltà che la grande politica ovviamente non supera e dobbiamo nello stesso tempo anche pensare che nonostante le grandi concentrazioni di potere, proprio la società di oggi ha bisogno della solidarietà, del senso della legalità, dell’iniziativa e della creatività di tutti. So che è più facile dirlo che realizzarlo, ma vedo qui persone che si impegnano perché crescano anche nelle periferie centri, cresca la speranza, e quindi mi sembra che dobbiamo prendere proprio nelle periferie l’iniziativa, bisogna che la Chiesa sia presente che il centro del mondo Cristo sia presente. Abbiamo visto e vediamo oggi nel Vangelo che per Dio non ci sono periferie. La Terra Santa, nel vasto contesto dell’Impero Romano, era periferia; Nazareth  era periferia, una città sconosciuta. E tuttavia proprio quella realtà era, di fatto, il centro che ha cambiato il mondo! E così anche noi dobbiamo formare dei centri di fede, di speranza, di amore e di solidarietà, di senso della giustizia e della legalità, di cooperazione. Solo così può sopravvivere la società moderna. Ha bisogno di questo coraggio, di creare centri, anche se ovviamente non sembra esistere speranza. A questa disperazione dobbiamo opporci, dobbiamo collaborare con grande solidarietà e fare quanto ci è possibile perché cresca la speranza, perché gli uomini possano collaborare e vivere. Il mondo, lo vediamo, deve essere cambiato, ma è proprio la missione della gioventù di cambiarlo! Non lo possiamo fare solo con le nostre forze, ma in comunione di fede e di cammino. In comunione con Maria, con tutti i Santi, in comunione con Cristo possiamo fare qualcosa di essenziale e vi incoraggio e vi invito ad avere fiducia in Cristo, ad avere fiducia in Dio. Stare nella grande compagnia dei Santi e andare avanti con loro può cambiare il mondo, creando centri nella periferia, perché essa realmente diventi visibile e così diventi realistica la speranza di tutti e ognuno possa dire:”Io sono importante nella totalità della Storia. Il Signore ci aiuterà”. Grazie</p>
 
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	<description>RISPOSTE DEL SANTO PADRE ALLE DOMANDE
DEI GIOVANI PARTECIPANTI ALLA VEGLIA
Domanda posta dai giovani Piero Tisti e Giovanna Di Mucci:
&amp;#8220;A molti di noi giovani di periferia manca un centro, un[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>SINTESI DELL&#039;ART. 1 DEL SECONDO CAPITOLO</title>
	<link>http://guide.supereva.it/religione_cattolica/interventi/2007/09/306070.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/religione_cattolica/interventi/2007/09/306070.shtml</guid>
	<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Marco Campoli</dc:creator>
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    <category>catechismo_della_chiesa_cattolica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B>In sintesi</p>
<p>68</B><I> Per amore, Dio si è rivelato e si è donato all&#8217;uomo. Egli offre così una risposta definitiva e sovrabbondante agli interrogativi che l&#8217;uomo si pone sul senso e sul fine della propria vita.</I></p>
<p><B></p>
<p>69</B><I> Dio si è rivelato all&#8217;uomo comunicandogli gradualmente il suo mistero attraverso gesti e parole.</I></p>
<p><B></p>
<p>70</B><I> Al di là della testimonianza che dà di se stesso nelle cose create, Dio si è manifestato ai nostri progenitori. Ha loro parlato e, dopo la caduta, ha loro promesso la salvezza (83) ed offerto la sua Alleanza.</I></p>
<p><B></p>
<p>71</B><I> Dio ha concluso con Noè un&#8217;Alleanza eterna tra lui e tutti gli esseri viventi. (84) Essa durerà tanto quanto durerà il mondo.</I></p>
<p><B></p>
<p>72</B><I> Dio ha eletto Abramo ed ha concluso un&#8217;Alleanza con lui e la sua discendenza. Ne ha fatto il suo popolo al quale ha rivelato la sua Legge per mezzo di Mosè. Lo ha preparato, per mezzo dei profeti, ad accogliere la salvezza destinata a tutta l&#8217;umanità.</I></p>
<p><B></p>
<p>73</B><I> Dio si è rivelato pienamente mandando il suo proprio Figlio, nel quale ha stabilito la sua Alleanza per sempre. Egli è la Parola definitiva del Padre, così che, dopo di lui, non vi sarà più un&#8217;altra rivelazione.</I></p>
 
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