I SEGNI DELLA LITURGIA (parte prima)

La comprensione dei segni rituali suppone....

La comprensione dei segni rituali suppone la conoscenza dell’antropologia religiosa. Per rimandare alla totalità che
oltrepassa il contingente e per la tensione che porta insita,
perchè ponte sull’infinito, il linguaggio simbolico interessa
anzitutto la religione. In quanto “animal simbolycum” (animale
simbolico), l’uomo conosce e opera nella misura in cui coglie
dal mondo sensibile gli elementi necessari alla sua vita
interiore ed esprime la sua esperienza religiosa mediante dei
segni: il simbolo rappresenta l’intermediario linguistico tra
il visibile e lo spirituale, la realtà immediata e quella
trascendente. Il simbolo infatti ha la funzione di congiungere
livelli e campi diversi del reale: nel culto cristiano
questa comunione è insieme rivelazione e mistero, supera l’ambito
naturale e arriva al divino. Il fondamento e il paradigma del
dialogo tra Dio e l’uomo, nella storia della salvezza, è
l’incarnazione del Figlio, iniziativa mediante la quale Dio ha
fatto di sé lo strumento della comunione tra gli uomini, e del
genere umano con sè: l’uomo-Dio che è Gesù di Nazareth, Dio che
si fa presente nel tempo, costituisce il “sacramento” (simbolo, in senso etimologico) che fa unità fra il Creatore/Salvatore e l’umanità
in cerca di salvazione. Il mondo simbolico della liturgia
corrisponde a questa proposta da parte di Dio; vi si accorda in
sinergia la risposta dei credenti, espressa nella modalità rituale,
oltre che nell’adesione di fede e dall’impegno etico. Perciò il
simbolismo liturgico non ha solo valore didattico, ma è richiesto
dalla struttura psico-corporea dell’uomo e dall’unità della sua
persona.

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