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IL CANTO GREGORIANO NELLA LITURGIA

A cura di Giovanni Vianini, direttore della Schola Gregoriana Mediolanensis (MI).

All’interno della liturgia - considerata nei due ambiti paralleli corrispondenti alla celebrazione della Messa e alla recita collettiva dell’Ufficio - il repertorio nuovo si consolidò in formule, modi esecutivi, stili di canto attraverso un’incessante processo di stratificazione e di trasformazioni graduali, avvenute soprattutto nei monasteri (famosi quelli di San Gallo, Einsiedeln, Nonantola, Fulda, Tours, Montecassino, Corbie), centri attivissimi oltre che di pratica teologica e devozionale quotidiana, di studio, di trascrizione e di inesausta dedizione alla musica.

I generi di monodia liturgica, cioè la melodia e l’innodia (destinati all’Ufficio), e i canti della Messa (raggruppati a seconda della natura dei testi in Ordinarium Missae e Proprium Missae) nel momento in cui furono assegnati ad esecutori professionisti, accentuarono il proprio contenuto estetico-musicale.

Varietà di forme, di tecniche esecutive, di stili melodici (dal sillabismo ai più liberi e stupefacenti disegni melismatici, passando attraverso tutta una serie di sfumature intermedie) fanno del canto Gregoriano un repertorio ricchissimo, in continua proliferazione, interessante e affascinante per il rapporto strettissimo che lo lega al testo sul quale modella il proprio andamento ritmico, ricalcandone il significato mistico e spirituale di orazione cantata. Si realizza, così, in ambito musicale, una dimensione religiosa saldamente ancorata al mistero originario del Verbo in cui la parola (verbum, appunto) era motore ideologico e polarizzante di fede difeso ad oltranza.

Custodito all’interno di scuole specializzate, il canto Gregoriano venne dapprima tramandato oralmente, quindi codificato con la nascita della scrittura musicale e preservato da infiltrazioni musicali estranee, come gli spunti musicali di carattere profano. Il passare dei secoli non ne intaccò la purezza, l’integrità, il significato.

Al secolo scorso risale un’effettiva opera di ripristino, promossa dai Benedettini dell’Abbazia di Solesmes, in Francia.