Questo sito contribuisce alla audience di

2 - L'AFFERMAZIONE DEL CANTO AMBROSIANO

Seconda parte della relazione di Giovanni Vianini direttore della Schola Gregoriana Mediolanensis sul canto Ambrosiano.

Già San Paolo citava: ” In gratia cantantes in cordibus vestris Deo” - cantando a Dio nei vostri cuori in grazia - (Efesini, 5,18 - 20 ) perché la parola di Dio è sacra, il canto preghiera.

Il canto con il fascino della sua arte valorizzava la parola di Dio, le voci rappresentavano la comunità in preghiera.

Dal tempo di Paolo, morto nel 68 d.C. durante la persecuzione neroniana, ad Ambrogio erano passati più di tre secoli e non è possibile, visto quanto detto prima, che non si fossero sviluppate altre forme di canto; si svilupparono infatti in oriente (bizantino - siriaco - armeno - copto - etiopico) sia in occidente (romano - aquileiese - beneventano - slavo - celtico - gallicano - mozarabico) ognuno di questi usava categorie estetiche loro proprie.

Perché però il canto ambrosiano si mantenne così a lungo? Perché era un fattore tipico ed inseparabile del rito stesso, fu quindi il rito ambrosiano a mantenere vivo il canto ambrosiano e queste due realtà furono sempre parallele e complementari.

Probabilmente quindi Ambrogio non inventò del tutto il canto liturgico, ma gli fece compiere un notevole salto qualitativo, soprattutto verso tre direzioni: l’introduzione dell’innodia - il canto antifonato - il canto responsoriale.

Dopo di lui infatti queste novità si diffusero in tutta Europa, ce lo testimoniano Sant’Agostino nel nono libro delle Confessioni e Paolino, segretario di Ambrogio, nel tredicesimo capitolo sulla vita del santo.

Dei tredici inni attribuiti ad Ambrogio, quattro sono certamente suoi (Aeterne rerum conditor - Deus creator omnium - Jam surgit hora tertia - Intende qui regis Israel) e nove sono quasi certamente autentici per la loro identità strutturale e stilistica.

Nei suoi inni Ambrogio dimostra grande abilità lessicale, uno stile attento alla prosodia classica, ma anche grande sensibilità ritmica. Gli inni hanno forma strofica, con versi isosillabici (uguali numero di sillabe) ed omotonici (gli accenti tonici sempre nella stessa posizione), i moderni musicologi attribuiscono anche la musica ad Ambrogio, infatti, anticamente il compositore di un testo poetico componeva anche la musica con cui era proposto, perché l’essere musico e poeta coincidevano, Ambrogio, inoltre nei suoi scritti parla di musica con estrema competenza, cita la scala musicale completa e si riferisce all’arte della musica in ogni sua opera. Potrebbe essere definito il primo “cantautore “, perché con il canto degli inni introdusse nella controversia religiosa contro Ario, allora in atto, un elemento decisivo di larga presa su vasti strati dell’opinione pubblica.

Questo fatto fu constatabile proprio nel 386 quando Sant’Ambrogio si rifiutò di consegnare agli ariani le chiese milanesi, disobbedendo all’imperatrice Giustina, che gliel’aveva imposto, ma non solo, con tutto il popolò occupò la basilica Porziana e mentre le milizie imperiali cingevano d’assedio la chiesa, Ambrogio all’interno, insegnava alla folla dei fedeli gli inni da lui composti, facendo nascere così il canto popolare occidentale.
Dopo di lui, due grandi vescovi milanesi, Eusebio e Lorenzo, composero inni e fecero trascrivere quelli di Ambrogio.