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4 - IL CANTO AMBROSIANO DAL 1400 FINO AD OGGI

Quarta parte della relazione di Giovanni Vianini direttore della Schola Gregoriana Mediolanensis sul canto Ambrosiano.

Verso la fine del quattrocento inizia la decadenza del canto ambrosiano, sia per la tradizione grafica, sia per quella esecutiva.
Citiamo comunque Giovanni da Olmutz, che scrisse “Palma choralis” la prima grammatica di canto ambrosiano nel 1405.

Franchino Gaffurio, maestro di cappella del Duomo, nel 1500, nella “Pratica musicae” fornisce interessanti notizie sul canto Ambrosiano (assenza della cadenza mediana nel canto dei Salmi, il modo di cantare l’Alleluja, l’uso dei bemolli e dei bequadri).

Camillo Perego nel 1574, durante il tempo di San Carlo Borromeo, scrisse “Regola del canto fermo ambrosiano“, che fu pubblicata solo nel 1622. Questa è anche l’epoca nella quale prima della nomina a Parroco si chiedeva al candidato di sostenere un esame sul “canto fermo ambrosiano “.

Fino all’inizio del diciannovesimo secolo il Canto Ambrosiano ebbe un periodo di oscura decadenza, anche se in Duomo e in altri centri importanti fu sempre praticato.

Mons. Guerrino Amelli, pioniere della riforma della musica sacra in Italia, si interessò molto al canto ambrosiano, ma fu il Canonico del Duomo di Milano Mons. Emilio Garbagnati ad utilizzare criteri storico-paleografici per restaurare il canto gregoriano ed ambrosiano, come facevano contemporaneamente i monaci di Solesmes.

Agli inizi del ventesimo secolo si ricordano tra gli studiosi Don Ascanio Andreoni, Mons. Luigi Mambretti, Mons. Magistretti, Prof. Giulio Bas, autori di due grammatiche del Canto Ambrosiano e , per le sue importanti pubblicazioni - antifonale e vesperale ambrosiano - il monaco Dom Gregorio Maria Suñol.

Ai nostri giorni, il Canto Ambrosiano torna ad essere preso in considerazione perché un così grande patrimonio di arte e di fede non può essere dimenticato.

Qual è la caratteristica fondamentale del Canto Ambrosiano e la sua specificità rispetto al canto gregoriano?

Il Canto Ambrosiano è più arcaico, perché, la risposta è sempre la stessa, ancorato alla sua liturgia, non fu coinvolto nell’opera di rinnovamento e rimaneggiamento di cui fu oggetto il Canto Gregoriano dal nono secolo.

Così il Canto Ambrosiano salvò la purezza delle sue matrici originarie e le sue istanze modali, quindi lo studio del Canto Ambrosiano porta alle soglie del linguaggio musicale occidentale e rivela così il patrimonio a noi lasciato da due millenni da uomini che hanno proposto un modo, una strada, un sistema con cui una comunità si possa rivolgere a Dio in preghiera.