L’espressione “che sei nei cieli” non rimanda ad un luogo, bensì ad un modo di essere; non la lontananza da Dio, ma la suà maestà.
Nella mentalità ebraica esistevano più cieli; per il popolo Ebreo Dio abitava nella parte inaccessibile.
In sostanza qui viene sottolineata la trascendenza di Dio, la sua infinita grandezza.
Il contrasto con la parola “Padre” è vivo e ricco di profondità: la parola “Padre” ci parla di un Dio vicino, nostro intimo; la parola “che sei nei cieli” parla di trascendenza, di infinito. Un’espressione completa l’altra. Dio ci è intimo, ci è Padre, perché? Perché è l’Infinito, il Trascendente.
Questi due concetti quasi contraddittori, diventano nella preghiera di Gesù, complementari.
L’espressione “che sei nei cieli” non indica un luogo, ma la maestà di Dio e la sua presenza nel cuore dei giusti. Il cielo, la casa del Padre, costituisce la vera patria, verso la quale siamo in cammino e alla quale già apparteniamo.

Francesco Venuti








