La grande eredità di Padre Pio

Questo articolo apparso su Famiglia Cristiana ci descrive molto bene quale sia il lascito spirituale di Padre Pio. E' stato scritto da Padre Marciano Morra, il segretario generale dei gruppi di preghiera di Padre Pio.

IL LASCITO SPIRITUALE DEL SANTO DI PIETRELCINA

Tra la gente comune come tra gli “addetti ai lavori” vi è una domanda ricorrente: «Ma perché padre Pio è così popolare, tanto che se si facesse un “sondaggio simpatia” riscuoterebbe senza alcun dubbio il massimo della quotazione?». La risposta la troviamo in un discorso del papa Paolo VI indirizzato ai frati cappuccini: «Succederà per voi, direi, il miracolo che è successo per padre Pio: guardate che fama ha avuto! Che clientela mondiale ha adunato intorno a sé! Ma perché? Perché diceva la messa umilmente, confessava dal mattino alla sera, ed era, difficile a dire, rappresentante stampato delle stimmate di nostro Signore».

Per comprendere Paolo VI è bene andare indietro con il pensiero, quando San Giovanni Rotondo era un paesino sconosciuto. Una mulattiera, frequentata da pastori e contadini, conduceva al convento dei padri cappuccini. Dopo la soppressione degli Ordini religiosi, quel convento era ridotto in uno stato di pietoso abbandono; la stessa chiesetta spesso era ricovero di capre. In quel luogo isolato vi erano, però, dei valori che davano un significato alla povertà: una grande pace e tanta serenità, il ricordo della presenza di Camillo de Lellis, che iniziò il cammino di conversione e di santità in quel romitaggio, e il bel quadro della Madonna delle Grazie, davanti al quale l’umile e buona gente di San Giovanni Rotondo si prostrava per chiedere aiuto e protezione. In questo convento, il 20 settembre 1918 padre Pio ricevette il dono delle stimmate e la solitudine cominciò ad animarsi.

Spinti dal bisogno di perdono, conforto e aiuto, tutti erano attirati da quel sacerdote che aveva cuore, mani e piedi feriti. Era il padre che all’occorrenza usava le maniere forti e la madre che sapeva incoraggiare e spronare verso grandi ideali. Le sue confessioni non erano facili, accomodanti, ma riuscivano scomode per chi si chiudeva alla sincerità o non si apriva al mutamento della vita. Eppure, per disciplinare l’afflusso al suo confessionale si fu costretti a istituire l’ufficio prenotazioni, dove era necessario prelevare un biglietto con numero progressivo; nonostante ciò, a volte, per il grande afflusso dei penitenti si richiedeva la presenza di qualche frate e degli stessi carabinieri.

Come spiegare il grande flusso nonostante il timore di un’eventuale “sgridata”? I pellegrini potevano avere anche la certezza di essere grandi peccatori, ma si sentivano amati. Quando una persona chiedeva di essere accolta come figlio spirituale, padre Pio rispondeva affermativamente e poi aggiungeva: «Mi raccomando, però, non farmi fare brutta figura». Con questo spirito, padre Pio ogni mattina saliva l’altare per offrirsi vittima per la salvezza dei fratelli. Si trasformava, singhiozzava, spesso si asciugava le lacrime e la gente veniva coinvolta in questa tremenda e sublime offerta di sé a Dio.

Dopo l’altare, il confessionale. Fin quando non sopravvennero l’età e gli acciacchi, si tratteneva nel confessionale fino a oltre 15 ore. Non tutti avevano la possibilità di poterlo avvicinare e allora si servivano della posta. Grazie alle disposizioni del Sant’Uffizio, che richiedeva una relazione bimestrale su tutto il movimento riguardante padre Pio, citiamo che le lettere pervenute nel 1935 furono 4.127 e quelle giunte nel bimestre maggio-giugno 1960 furono circa 50.000 dall’Italia e 24.000 dall’estero.

In occasione della morte del padre, il Comune di Pietrelcina fece affiggere questo manifesto: «Padre Pio è morto». A distanza di poco più di trent’anni, nel considerare il flusso sempre crescente dei pellegrini che si recano sulla sua tomba a pregare, dobbiamo affermare: «Padre Pio è vivo». È vivo nelle opere sociali scaturite dal suo amore per i sofferenti e per lo sviluppo della zona: le scuole materne e i corsi professionali per la gioventù femminile, l’Istituto professionale maschile, i Centri di riabilitazione motoria per i ragazzi sofferenti, l’istituto “Gli angeli di padre Pio” per i bambini non vedenti e la Casa Sollievo della Sofferenza. Padre Pio vive anche in noi quando alla personale conversione ed elevazione uniamo l’amore verso i fratelli, per lo sviluppo dell’ambiente e della persona umana.

Padre Marciano Morra

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