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Fondamenti Biblici del sacramento della Confessione - II parte

"Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere!" (1Corinzi 10,12)

Questa missione viene svolta innanzitutto con la predicazione del vangelo, che chiama alla fede e alla conversione, e poi con il battesimo, che cancella ogni genere di peccato. Ma, pur essendo riconciliati, i battezzati non sono per sempre immuni dal peccato; possono ancora cadervi, come accadde agli ebrei nel deserto: tutti attraversarono il mare e ricevettero l’alleanza, pochi restarono fedeli. L’uomo è fragile, come giunco che si piega ad ogni vento: “Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere (1Corinzi 10,12).

La vita è un cammino di conversione e la Chiesa è un popolo di penitenti, chiamato a rinnovarsi incessantemente sotto il giudizio esigente e misericordioso della parola di Dio. Ai battezzati ricaduti nella schiavitù del mercato, il Signore offre una nuova possibilità di salvezza attraverso il sacramento della penitenza o riconciliazione, quasi un secondo battesimo.

Gli apostoli sono consapevoli di aver ricevuto da lui il potere di escludere i peccatori dall’assemblea ecclesiale, in vista della loro correzione, e di riammetterli una volta pentiti, come segno efficace della riconciliazione con Dio. Di questo potere si avvale l’apostolo Paolo: mette fuori dalla comunione un incestuoso a Corinto, perché si converta e “il suo spirito possa ottenere la salvezza” (1Corinzi 5,5); ordina di fare altrettanto “con chi si dice fratello, ed è impudico o avaro o idolàtra o maldicente o ubriacone o ladro; con questi tali non dovete neanche mangiare insieme” (1Corinzi 5,11); infine reintegra nella pienezza della vita ecclesiale un contestatore, che in precedenza era stato escluso.