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Il Perdono

"Perdona a noi, come noi perdoniamo ai nostri debitori" (Matteo 6,12) "Non andrò al riposo la sera senza aver domandato a Dio perdono dei miei peccati e senza aver perdonato le offese ricevute, secondo il monito di San Paolo: Non tramonti il sole sulla tua ira (Efesini 4,26)".

Dio è, nella sua essenza, amore e, nella sua opera, misericordia infinita.

Perdona a noi. La preghiera più umana e più divina che l’uomo può fare è questa: Signore, perdonami! In questa parola c’è l’umile riconoscimento della nostra miseria, la professione della nostra fede nella immensa bontà di Dio, il dolore di averlo offeso.
Il peccato che più gravemente oltraggia Dio è quello della disperazione. La virtù che maggiormente a Lui piace è la fiducia nella sua bontà misericordiosa.

Come noi perdoniamo. Il servo iniquo della parabola, al quale era stato condonato il debito di molti talenti, fu poi condannato perché non seppe rimettere al suo compagno i pochi denari che gli doveva.
Dio non perdona a chi non sa perdonare. Nessuno ardisca di accostarsi all’altare di Dio per fargli un’offerta, se porta nel cuore un malanimo o un rancore verso il suo prossimo.

D’altra parte, per la parola infallibile di Gesù, non v’è garanzia più certa d’essere stati perdonati dei nostri peccati della gioia che noi sentiamo dopo aver perdonato al nostro fratello.

Nessuna offesa è così grave, da non meritare il nostro perdono, quando Gesù Cristo non solo perdonò, ma scusò quelli che lo avevano crocifisso.