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La mortificazione

Potete voi bere il calice che io sto per bere? Essi gli risposero: Sì, lo possiamo. (Mt 20,22) Come i Santi, anch'io amerò la penitenza, per riparare i miei peccati, irrobustire il mio Spirito, moltiplicare il mio apostolato e assicurarmi il Paradiso.

La mortificazione è la virtù per la quale l’anima trasforma il corpo in un’ala di ascesa a Dio e in un olocausto d’amore per Lui.

Essa è necessaria per il passato. San Giovanni Battista sulle rive del Giordano e San Pietro sulla piazza di Gerusalemme gridarono alle folle che li interrogavano cosa dovessero fare per ottenere il perdono dei loro peccati: Fate penitenza!
Gesù medesimo aveva detto ai suoi apostoli: Se non farete penitenza, tutti perirete (Lc 13,3).

E’ necessaria per il presente. L’uomo o è signore delle creature o ne è schiavo. Soltanto con l’allenamento della mortificazione la volontà riesce a domare i sensi e a dominarli.

Con la mortificazione l’uomo diventa pure con Cristo Crocifisso corredentore di tutta l’umanità. Nelle sue grandi tribolazioni San Paolo ripeteva: Io compio quanto manca alla Passione di Gesù Cristo (Col 1,24). I sofferenti che in Cristo Gesù e con Lui patiscono sono i canali che portano i meriti di Gesù a tutte le anime.

E’ necessaria per il futuro. Solo portando la croce si può seguire Gesù e salvarsi. Gesù ci ha chiamati a credere in Lui e a patire con Lui. Quanto più noi sapremo patire sulla terra e più saremo meritevoli di gloria e di beatitudine in Paradiso. Chi più avrà seminato, più raccoglierà.