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2 - La struttura trinitaria della Pasqua

In quest'intervento vediamo come si ricollega la Pasqua al mistero della Santissima Trinità.

La struttura trinitaria dell’evento pasquale si è affacciata molto presto alla coscienza delle comunità cristiane. Essa non va pensata come uno sviluppo evolutivo lineare della comprensione di fede a partire da un nucleo che non conteneva una visione trinitaria: si tratta dell’esplicitazione delle condizioni ultime già presenti nell’opera di Cristo, culminata nella Pasqua.

Le confessioni di fede cristologiche (Cristo è morto per noi; Dio l’ha risuscitato dai morti; Gesù è Signore ecc.) sono il punto di partenza delle formule trinitarie, quelle in due articoli (l’unico Dio, il Padre; e l’unico Signore Gesù Cristo: cfr, la prima lettera ai Corinzi 8,6), e quelle in tre articoli (Padre, Figlio e Spirito: cfr. la seconda lettera ai Corinzi 13,13; Matteo 28,19).
Tuttavia le formule binarie e le formule triadiche non sono venute “dopo” quella cristologica (”Gesù è Signore”), ma si sono evolute insieme.

La struttura profonda dell’evento pasquale è dunque trinitaria, ed è possibile cogliere il mistero di Cristo nella sua pienezza solo con un annuncio e con formulazioni trinitarie. Infatti, la centralità di Cristo è di carattere dinamico e relazionale: Gesù è rivolto verso Dio, che rivela come Padre, manifestando insieme che egli è il Figlio; ed è rivolto verso gli uomini comunicando a loro il suo Spirito, che li riconduce alla libertà dei figli, facendo assumere a loro la figura della sua umanità filiale.

La confessione trinitaria non fa che dare forma linguistica a tale movimento dinamico: nel venire di Dio incontro all’uomo in Cristo e nel partecipare dell’uomo al mistero di Dio mediante lo Spirito di Gesù, da un lato si comunica Dio stesso, e dall’altro l’uomo raggiunge una pienezza insospettata: la figura trinitaria di Dio è il compimento della libertà degli uomini.