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3 - Le formule della fede trinitaria (prima parte)

Continuiamo il nostro discorso sul "mistero" della Santissima Trinità affrontando il tema delle formule della fede trinitaria.

L’annuncio dei primi credenti e le formulazioni di fede danno espressione all’esperienza che la figura trinitaria di Dio è il compimento della libertà degli uomini.

La confessione cristologica “Gesù è Signore” e altre simili (Atti 8,37; 1Giovanni 2,22; 4,2) hanno un terreno di nascita liturgico (Filippesi 2,11), battesimale (Romani 10,9), missionario (Atti 2,36), comunitario (1Cor 12,3). Esse sono profondamente radicate nel dinamismo della vita cristiana, che partecipa alla Pasqua di Gesù, il quale è sperimentato come Signore della comunità radunata nel culto, nell’attesa che egli manifesti la sua signoria sulla storia. La formula “Gesù è Signore” rivela una duplice tensione all’interno di Cristo, tra Gesù (terreno) e il Signore (risorto), e tra Gesù (umiliato fino alla morte) e il Signore (innalzato da Dio Padre, sopra ogni cosa). Così la Pasqua è il crogiolo dove si forgiano le formule della fede trinitaria perché, nel morire e nel risorgere, Gesù sperimenta una singolare vicinanza al Padre, proprio dentro il suo atto di dedizione radicale. A questa vicinanza si ispirano le formule bipartite (dove si descrive la relazione Padre-Figlio senza nominare lo Spirito) impiegate inizialmente nella predicazione ai pagani.

Nell’annuncio ai pagani occorre mettere in relazione la fede in Cristo, Signore, con il Dio unico che è il Padre suo.

Tuttavia l’assenza dello Spirito nelle formule bipartite non è subito segno che la sua menzione si una “tappa di sviluppo” successiva, perché queste formule si collocano spesso in un contesto dove la riflessione sullo Spirito è molto ricca. Tali formule mirano a delineare la vicenda di Gesù, incentrata sulla Pasqua, nel suo riferimento al volto di Dio, che si manifesta come il Padre, innalza il figlio obbediente, si rivela singolarmente e totalmente in lui (”tutto mi è stato dato dal Padre mio“: Matteo 11,27); che è il Dio invisibile che Gesù solo ci comunica realmente.