Il Cuore di Gesù

Uno dei soldati gli aperse il costato con una lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Giovanni 19,34-37).

Una croce, una corona, una fiamma, una ferita portava Gesù sopra il suo Cuore nell’apparizione a Santa Maria Margherita Alacoque.

Una croce: essa è la cattedra, dalla quale soavemente e fortemente Gesù insegna la sua dottrina. Non chi dice: Signore, Signore, ama Gesù, ma chi fa la volontà del Padre (Matteo 7,21).

Una corona: essa circonda e trafigge il Cuore di Gesù. Non vi è amore senza sacrificio. La prova del vero amore è la sofferenza. Una corona d’oro si può perdere, una di spine è garanzia certa di quella immarcescibile che nella vita eterna è preparata ai santi.

Una fiamma: essa, ardendo, significa che noi pure dobbiamo bruciare ciò che è umano nei nostri affetti per avvampare d’amore per Gesù. Il Signore è un fuoco divorante (Ebrei 12,29). E nulla è puro e rende puro come il fuoco.
Solamente chi conosce che cosa sia amare può lontanamente intuire la larghezza, la lunghezza, la sublimità e la profondità dell’amore di Gesù per noi (Efesini 3,18-19).

Una ferita: essa è il simbolo dell’apertura a generosa carità che deve avere ogni cuore cristiano verso le miserie umane. L’amore a Gesù, senza la carità del prossimo, è una fiamma senza calore. Gesù volle che noi lo potessimo amare nei nostri fratelli per godere la consolante certezza di amarlo veramente.

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