Vocazione al lavoro e al riposo (seconda parte)

Continuiamo il discorso sulla vocazione dell'uomo al lavoro e al riposo. In questa parte si sottolinea come il lavoro non debba assorbire tutte le nostre energie, ma deve essere solo una parte della nostra esistenza.

Il lavoro è nello stesso tempo necessità vitale e affermazione di libertà, segno di dipendenza e di trascendenza rispetto alla natura. Solo l’uomo lavora, perché, a differenza degli animali, è soggetto intelligente, capace di progettare e operare creativamente. Mentre produce cose utili, sviluppa anche la sua umanità, un insieme di importanti valori: iniziativa, coraggio, realismo, tenacia, ordine, solidarietà. Esprime e attua la sua dignità di persona. Si può così parlare di un diritto dell’uomo al lavoro: .

Perché il lavoro possa rivelare e mantenere il suo senso, non deve assorbire tutte le energie. Deve lasciare spazio alla contemplazione, all’amicizia, alla famiglia, al gioco. Ecco la necessità del riposo, finalizzato non tanto a reintegrare le forze fisiche in vista di una nuova fatica, quanto a consolidare le motivazioni fondamentali dell’esistenza. Ed è molto opportuno, anzi indispensabile, che questo riposo si concentri particolarmente in un giorno di festa, per celebrare comunitariamente la bellezza della vita e sperimentare insieme la benevola vicinanza di Dio.

Il credente accoglie le creature come dono dalle mani di Dio, come beni adatti a soddisfare i bisogni dell’uomo, ad accrescere le sue possibilità di vita. Secondo la Bibbia, le ricchezze sono una benedizione del Signore, anche se di minore importanza rispetto ad altri benefici, quali la sapienza, la giustizia, la pace dell’anima. Disprezzarle sarebbe meschinità di spirito, forse invidia e risentimento.

Peeplo Engine

Un motore di ricerca nuovo, ricco e approfondito.

Inizia ora le tue ricerche su Peeplo.