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Vocazione al lavoro e al riposo (quarta parte)

"Sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro.... Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo, la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo". (Esodo 20,9-14)

Il Signore Gesù, con la sua umile fatica di operaio, il suo ministero pubblico e la sua croce e risurrezione, risana e perfeziona definitivamente la dignità e il primato della persona umana anche nell’ambito del lavoro. La Chiesa ne è consapevole fin dalle origini: “Non c’è più schiavo né libero…, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3,28); “Lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto affrancato del Signore” (1Corinzi 7,22). Il lavoro assume un più alto significato: “Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l’eredità” (Colossesi 3,23-24).

Chi lavora con amore, nel rispetto della dignità di ogni persona, non solo contribuisce al progresso terreno, ma anche alla crescita del regno di Dio. Prolunga l’opera del Creatore e coopera all’attuazione del disegno della Provvidenza nella storia, associandosi al Cristo redentore. Si avvicina a Dio, facendo propria la pienezza di senso da lui data al lavoro. Ma per viverla consapevolmente coerentemente, ha bisogno di un’adeguata formazione, di momenti di spiritualità. In particolare, ha bisogno del riposo e della festa, dono di Dio come il lavoro.