La mentalità materialistica celebra la vita solo nella misura
in cui raggiunge il successo, l’efficienza, la ricchezza, il
piacere. Non le riconosce un valore in sé e per sé. Perciò
finisce per alimentare una cultura di morte, che trova le sue
manifestazioni nel disprezzo e nell’emarginazione dei più
deboli, nell’aborto, nell’eutanasia, nell’omicidio anche per
futili motivi.
La posizione cristiana è decisamente
diversa. Gesù, con la sua attenzione preferenziale per i
peccatori, i malati e gli emarginati, ha rivelato che il Padre
considera importanti tutti gli uomini, quale che sia la loro
condizione. Ha affermato che la persona vale più del cibo e del
vestito, anzi più di qualsiasi conquista, fosse pure estesa
quanto il mondo intero, e non può essere scambiata con nessuna
cosa.
La Chiesa insegna che l’uomo, immagine vivente di
Dio, vale per se stesso, non per quello che sa, che produce o
che possiede. Semmai è la sua dignità di persona che conferisce
valore ai beni che gli servono per esprimersi e realizzarsi. Se
è vero che nasce incompiuto e cresce mediante un’esperienza di
donazione e di comunione fino alla perfezione definitiva della
vita eterna, è anche vero che fin dall’inizio è un soggetto
spirituale irripetibile, aperto all’infinito, chiamato a vivere
per gli altri e con gli altri. Merita dunque rispetto e
attenzione in ogni stagione della sua esistenza.
A ogni
uomo, in qualsiasi situazione si trovi, la Chiesa ha una buona
notizia da dare: Dio ama questa tua vita, sana o malata, felice
o infelice, virtuosa o sfigurata dal peccato; Cristo la vive
insieme a te, condividendo i tuoi beni e le tue miserie, come
se fossero suoi; lo Spirito Santo la sostiene e la orienta,
perché diventi dono di amore al Padre e ai fratelli. Credere in
Dio significa anche avere la più alta considerazione dell’uomo,
del valore della vita come tale e quindi di ogni vita. Invece,
ancorare la propria esistenza a valori quali il successo, la
salute, l’efficienza, il possesso o il piacere, significa
costruire sulle sabbie mobili della precarietà e
dell’individualismo.

Francesco Venuti








