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Il Valore della vita fisica

Anche la vita fisica dell'uomo ha un valore, soprattutto se la vita fisica viene utilizzata per la gloria di Dio.

Un valore assoluto va riconosciuto a quella vita di comunione, di cui Gesù ha detto: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Non ha invece un valore assoluto la vita fisica, che all’occorrenza, secondo l’insegnamento del Maestro, bisogna essere pronti a sacrificare, per riaverla in pienezza nella vita eterna. Il cristiano promuove innanzitutto la propria e l’altrui crescita spirituale; non investe tutta la sua speranza nella salute, nell’efficienza e nella bellezza esteriore; non cade nell’idolatria del corpo.

D’altra parte la vita fisica, pur non essendo il bene supremo, fa da supporto a tutti gli altri beni e ne consente l’attuazione. Va perciò rispettata dal concepimento alla morte naturale. Va curata e servita in modo che tutti possano avere cibo, vestito, abitazione, lavoro, tempo libero, assistenza sanitaria. Va difesa da ogni forma di violenza e preservata dai pericoli che la minacciano, quali l’alcolismo, la droga, gli incidenti prevedibili.

La coscienza cristiana avverte lucidamente questi doveri, perché ha un’alta considerazione del corpo elemento costitutivo della persona umana, “destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno”.

Secondo la concezione biblica, l’uomo è “spirito, anima e corpo” (1Ts 5,23), cioè un soggetto partecipe di energia divina, vivo e pieno di desideri, inserito nel mondo e sottomesso alla caducità. La nostra tradizione culturale preferisce invece parlare di anima e di corpo. Ma quel che conta è affermare l’unità dell’uomo, unico soggetto che vive a vari livelli, posto tra cielo e terra, uditore di Dio e interprete delle cose materiali.