Ricordi il predicatore che non deve essere offesa o sminuita la dignità dell’omelia, essendo essa chiamata a stare vicina alle parole dei Profeti, degli Apostoli e dello stesso Gesù e ad entrare, in qualche modo, nel santuario delle coscienze dove avviene l’incontro con la Parola che chiama e che salva. L’omelia sia incentrata sulla Parola di Dio proclamata nelle letture e, nello stesso tempo, sia incarnata nelle situazioni concrete di gioia o di sofferenza vissute dalla comunità.
Data la particolarissima efficacia della Parola celebrata nella liturgia, è obiettivo dell’omelia contribuire al sorgere delle vocazioni di speciale consacrazione. Infatti, i fedeli chiamati hanno bisogno di essere incoraggiati a rispondere alla Parola di Dio e dire: “Eccomi, manda me” (Is 6,8). Il Sinodo anche in questa sede rileva l’attualità e la gravità del problema vocazionale e missionario, anzi lo identifica come una delle sfide più cruciali.
Quando si dice che l’omelia non deve essere né troppo lunga né troppo breve, come pure accuratamente preparata, sostanziosa e appropriata, si intende anche ricordare che il suo tempo deve dar luogo al silenzio e la sua sostanza deve essere idonea a fecondare questo silenzio di preghiera e di contemplazione, con propositi di conversione.
Chi tiene l’omelia si preoccupi di armonizzare il suo contenuto con le monizioni che arricchiscono la celebrazione. In particolare nella Messa l’omelia in qualche modo è completata e arricchita dalle brevi e preziose monizioni previste per i vari momenti: all’inizio della celebrazione, prima delle letture, prima della preghiera eucaristica, al Padre Nostro e prima del congedo.
Come ogni celebrazione liturgica prevede la proclamazione, anche se breve, della Parola di Dio, così in qualunque celebrazione si potrà tenere l’omelia o qualche breve esortazione. Anzi, nelle celebrazioni festive essa è obbligatoria. A tal proposito è bene ricordare che anche nella liturgia del sacramento della Penitenza l’esortazione del confessore ha quasi tutte le caratteristiche dell’omelia.
L’omelia è propria dei ministri ordinati: Vescovo, sacerdote e diacono. Tuttavia in casi particolari (piccoli gruppi ben formati e celebrazioni specifiche della Parola o di qualche sacramentale ecc.) è possibile che i fedeli apportino brevi contributi nello spirito e nella natura propria dell’omelia. In simili circostanze chi presiede deve correggere ogni eventuale soggettivismo e intimismo, ogni polemica e speculazione e altri atteggiamenti impropri.
Tra le “particolari esigenze dei fedeli” oggi nei nostri ambienti vanno annoverati i problemi sollevati dalla morale coniugale e dagli imperativi dell’impegno civile, politico e sociale.

Francesco Venuti








