Questo sito contribuisce alla audience di

PECCATO E CONVERSIONE - terza parte

In questa sezione si definisce cos'è il peccato mortale.

La fede ci rivela la malizia profonda del peccato. Esso è infedeltà all’alleanza, rifiuto dell’amore di Dio, ingratitudine, idolatria. Gli uomini non accolgono la propria esistenza come un dono, non rendono grazie al loro Creatore e Padre. A Dio preferiscono un valore parziale assolutizzato, una qualche figura del potere, dell’avere, del sapere, del piacere. Fanno a meno di lui, come fossero autosufficienti. E dire che ogni energia viene da lui, anche quella che occorre per ribellarsi!

 

“Hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate,che non tengono l’acqua” (Geremia 2,13). Il danno ricade sui peccatori: “Forse costoro offendono me – oracolo del Signore – o non piuttosto se stessi?” (Geremia 7,19). Perdendo la comunione con Dio, l’uomo si mette in contraddizione con la propria tendenza originaria al bene, subisce la ribellione delle passioni e l’oscuramento della coscienza, deforma il modo di rapportarsi agli altri e alle cose, produce conflittualità sociale e strutture di peccato, che a loro volta opprimono le persone e ostacolano il loro sviluppo. Se lo stato di separazione da Dio non viene ritrattato con la conversione, conduce alla perdizione eterna.

 

Devastando l’uomo, il peccato ferisce anche Dio: “Dio viene offeso da noi in quanto operiamo contro il nostro proprio bene”. Intangibile nella sua infinita perfezione si è reso vulnerabile legandosi a noi con l’alleanza, con amore appassionato. Il peccato è contro di lui, perché è contro l’uomo.

 

Per una così grave malattia si caratterizza il peccato “mortale”, che distrugge la vita di comunione con Dio: un atto di ribellione alla volontà , in qualche suo contenuto importante, con piena avvertenza e deliberato consenso. Esso produce o conferma uno stato di peccato, cioè un atteggiamento fondamentale di chiusura nei confronti di Dio.