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L'EUCARISTIA (terza parte)

L'eucaristia è memoria e presenza di Cristo in mezzo a noi.

La liturgia eucaristica ripresenta, nel
contesto di una preghiera di lode e di ringraziamento e nella forma di un
convito sacrificale, il sacrificio pasquale di Cristo, perché diventi il nostro
sacrificio e ci coinvolga nel suo dinamismo di carità.

Secondo l’uso
degli ebrei, che a tavola lodavano e ringraziavano Dio per i doni della vita,
del nutrimento e dell’alleanza, anche Gesù nell’ultima cena pronuncia sul pane e
sul vino una sua preghiera di benedizione e di ringraziamento per l’opera della
salvezza che si va compiendo. Quindi dà il pane a mangiare e il vino a bere,
come sacramento del suo corpo donato e del suo sangue versato per la
riconciliazione universale: “Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito,
prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio
corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo, dopo aver
cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel
mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”.
(
1Corinzi 11,23-25).

src="http://info.supereva.it/olisea/img/eucaristia3.jpg"
width=429 align=right vspace=10 border=0> Quando
era stata conclusa l’alleanza del monte Sinai, il sangue delle vittime, sparso
sull’altare e sul popolo, indicava plasticamente, secondo la mentalità dell’uomo
antico, un rapporto di consanguineità e di parentela tra Dio e Israele. Gesù,
con la sua morte e risurrezione, pone tra il Padre e l’umanità intera il suo
corpo e il suo sangue, cioè la sua persona e la sua vita, per la nuova ed eterna
alleanza.

Alla luce dell’esperienza di Pasqua e di Pentecoste, nello
stupore e nella gioia per le opere mirabili della creazione, della redenzione e
della santificazione, la Chiesa riprende la preghiera di lode e di
ringraziamento di Gesù al Padre e la prolunga nei secoli: “E’ veramente cosa
buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza rendere grazie sempre e in
ogni luogo a te, Signore, Padre Santo…”.

Nello stesso tempo, obbediente
al comando: “Fate questo in memoria di me”, la Chiesa ripete il gesto e le
parole del Signore sul pane e sul vino, invocando lo Spirito consacratore:
“Manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo, perché diventino il
Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha
comandato di celebrare questi misteri….Egli prese il pane…Allo stesso modo
il calice…”.

Nella forma di un convito sacrificale la Chiesa rivive
l’evento totale della Pasqua; fa memoria della morte e risurrezione del Signore,
una memoria che non è semplice ricordo, ma ripresentazione reale dell’evento
stesso nel rito. Il Crocifisso risorto si fa presente come Agnello immolato e
vivente. Il pane è realmente il suo corpo donato; il vino è realmente il suo
sangue versato. La sua parola con la potenza dello Spirito compie davvero quello
che annuncia. Il pane e il vino non sono più cibo e bevanda usuali; sono
diventati, per una conversione singolare e mirabile, che la Chiesa chiama
transunstanziazione, il corpo e il sangue del Signore, la sua nuova presenza,
“vera, reale e sostanziale”, dinamica e personale, nell’atto di donare se stesso
e non solo nella sua efficacia santificante come negli altri
sacramenti.