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PEGNO DELLA GLORIA FUTURA (Eucaristia - settima parte)

"Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno!"

 
Far comunione con colui che è passato da questo mondo al Padre significa ricevere un anticipo della vita eterna. Cristo conforma a sé la nostra personalità, preparando la completa trasformazione della gloriosa risurrezione: “Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti…. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,48-49.54). Il convito pasquale prelude al “banchetto di nozze dell’Agnello” (Ap 19,9) e accende il desiderio del suo ritorno: “Marana tha: vieni, o Signore!” (1Cor 16,22). “Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1Cor 11,26). Si rafforza la speranza. Si fa più intensa l’unione con l’assemblea celeste, “con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con i tuoi santi apostoli, i gloriosi martiri e tutti i santi, nostri intercessori presso di te”. “O sacro convito, in cui Cristo è nostro cibo;  si perpetua il memoriale della sua Pasqua; l’anima nostra è ricolma di grazia, e ci è dato il pegno della gloria futura”.