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FAMIGLIA E CELIBATO - 3^ parte

Padre Gianfranco Scarpitta prosegue nella sua meditazione, parlandoci di come si è evoluto il concetto di celibato nella Bibbia.

 
  Tale prospettiva del Nuovo Testamento supera le asserzioni dell’Antica Alleanza: in diversi  libri della Scrittura che precedono la venuta di Cristo avviene infatti che il celibato non venga considerato compatibile con le istanze della procreazione e della continuazione della specie (Genesi  “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra”) e in qualche passo dell’Antico Testamento lo si definisce addirittura demoniaco e riprovevole, ma questo avviene perché il disegno salvifico di Dio della vecchia economia è orientato verso altre finalità che muovono appunto in ordine alla creazione e all’evoluzione del sistema cosmico; già in Isaia 60 si cominciano a vedere oggetto di benedizione di Dio gli eunuchi, mentre nel Nuovo Testamento la vita celibataria viene accolta di buon grado quale possibilità di realizzazione della volontà di Dio, quando Egli così disponga.


  Certo, una volta che si scopre detta divina volontà, occorre che vi si rimanga fedeli fino in fondo. Ecco che allora il Papa benediceva e incoraggiava il ruolo della famiglia, così come in altre occasioni esortava i preti alla perseveranza nel loro ministero e nella loro consacrazione.

  Tuttavia, parlando della vocazione al celibato non mi sto riferendo soltanto al sacerdozio o alla vita religiosa ma a qualsiasi stato vocazionale che comporti la rinuncia al Matrimonio, come ad esempio i membri delle varie Società di Vita Apostolica che osservano la castità pur rimanendo nel “mondo”, poiché è cosa certa che non necessariamente il celibato debba coincidere con il ministero.