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Don Tonino Bello, figura profetica del XX secolo

Mons. Tonino Bello, più conosciuto come "don Tonino" fu un Vescovo pugliese, responsabile dell'Azione Cattolica e di Pax Christi. Con la sua semplicità e con il suo celebre "parlare per immagini" toccò il cuore di molta gente e rappresentò una voce profetica non indifferente. Purtroppo una grave malattia lo portò via molto giovane, ma anche durante la sofferenza diede segni ed esempi di inestimabile valore cristiano.

Tonino Bello Monsignor Tonino Bello (1935-1993) è certamente una voce profetica del XX secolo, grazie anche al suo dono di parlare al cuore delle persone con una vocazione poetica non irrilevante. Il suo “parlare per immagini”, i suoi discorsi semplici ma profondi sono una ricchezza non indifferente cui i cristiani possono attingere per meditazioni e riflessioni.

Tonino Bello era nato il 18 marzo 1935 ad Alessano, un paese del basso Salento, da un carabiniere e una casalinga.

Dopo gli studi in Seminario, è stato ordinato sacerdote nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca nel 1957.

Fu per 22 anni vice-rettore del Seminario Diocesano di Ugento e dal 1969 fu assistente dell’Azione Cattolica.

Nel 1978 venne nominato amministratore della parrocchia Sacro Cuore di Ugento e l’anno successivo parroco della Chiesa Matrice di Tricase.

Il 10 agosto 1982 fu nominato Vescovo della diocesi di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi, e il 30 settembre dello stesso anno anche Vescovo della diocesi di Ruvo di Puglia, unendo così le due Diocesi nella persona dello stesso Vescovo.

Sin dagli esordi, il suo ministero episcopale fu caratterizzato dalla semplicità e dalla rinuncia a quelli che considerava “segni di potere”, per dedicarsi invece al “potere dei segni”. Si faceva chiamare normalmente “don Tonino“, continuava a girare per le città con la sua piccola automobile “mezza scassata”, adottò come bastone pastorale un semplice bastone di legno e per croce episcopale una altrettanto semplice croce di legno appesa sul petto con un cordone.

L’attenzione ai semplici, ai poveri, agli emarginati, ai sofferenti sono elementi fondamentali e caratterizzanti tutta la sua vita di uomo, sacerdote e vescovo. Le sue iniziative e i suoi discorsi, spesso di denuncia verso la politica, le guerre, gli sfruttamenti, gli provocarono non poche avversioni e non poche critiche da parte di personaggi pubblici e politici.

Nel 1985 venne indicato dalla presidenza della Conferenza Episcopale Italiana a succedere a monsignor Luigi Bettazzi, allora vescovo di Ivrea, nel ruolo di guida di Pax Christi, il movimento cattolico internazionale per la pace.

Un cancro allo stomaco lo colpisce in modo fulminante e lo consuma in poco tempo. Don Tonino muore serenamente il 20 aprile 1993, pianto da moltissime persone e circondato da infinito affetto.

Molte sono le pubblicazioni e i libri sui suoi scritti e suoi suoi discorsi. Alcuni sono particolarmente noti e riportano come titolo le immagini che don Tonino utilizzava per entrare nel cuore della gente. E’ il caso della nota metafora della “Chiesa della stola e grembiule” oppure gli altrettanto famosi “Auguri scomodi” di Natale o ancora “L’ala di riserva“.

Riportiamo qui di seguito la preghiera “L’ala di riserva”, con cui don Tonino si rivolge al Signore con semplicità ed affetto. Possiamo utilizzarla tutti come preghiera quotidiana!

Tonino Bello

Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.

Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte nei momenti di confidenza oso pensare, Signore, che anche Tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta… forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza me.

Per questo mi hai dato la vita, perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami allora a librarmi con Te perché vivere non è trascinare la vita, non è strapparla, non è rosicchiarla: vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento; vivere è assaporare l’avventura della libertà, vivere è stendere l’ala, l’unica ala con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.

Ma non basta saper volare con Te, Signore: Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello, e aiutarlo a volare. Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi: non farmi più passare indifferente davanti al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te: soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un’ala di riserva.

don Tonino, Vescovo