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Il mio Dio è fragile

Meditazione quaresimale attraverso un estratto da un noto testo di Juan Arias.

Dio è fragile Juan Arias, scrittore e giornalista spagnolo che ha collaborato anche con la Rai e con varie testate giornalistiche italiane, ha scritto il seguente testo, che proponiamo come meditazione, particolarmente adatta in questo periodo quaresimale.

Arias ci invita a riflettere, con un testo un po’ provocatorio, sulla “fragilità” di Dio e sul suo amore per l’umanità. A qualcuno inizialmente potrebbe sembrare un testo un po’ “strano”, poco “ortodosso”, ma cerchiamo di cogliere gli spunti di riflessione e di meditazione che ci offre.

Il mio Dio non è un dio duro, impenetrabile, insensibile, stoico, impassibile.
Il mio Dio è fragile.
E’ della mia razza e io sono della sua. Lui è uomo ed io sono quasi Dio.
Perché io possa gustare la divinità, Egli ama la mia insignificanza.
Fece l’amore fragile, conobbe la gioia umana, l’amicizia, la felicità di questa terra e di ciò che contiene.
Il mio Dio ebbe fame, sognò e conobbe la fatica.
Il mio Dio fu sensibile, andò in collera, conobbe la passione e fu dolce come un bambino.
Il mio Dio tremò dinnanzi alla morte.
Conobbe il seno di una madre. Bevve tutta la tenerezza della donna.
Non gli è mai piaciuta la sofferenza. Non fu mai amico della malattia: per questo guarì i malati.
Il mio Dio patì l’esilio, fu perseguitato ed acclamato.
Amò tutto quanto è umano: le cose e gli uomini, il pane e la donna; i buoni e i peccatori.
Il mio Dio fu un uomo del suo tempo.
Vestiva come tutti, parlava la lingua del suo paese, lavorava con le sue mani, gridava come i profeti.
Il mio Dio fu debole con i deboli e severo con i superbi.
Morì giovane perché era sincero.
Lo uccisero perché ai loro occhi tradiva la verità.
Ma il mio Dio morì senza odio, morì perdonando.

Il mio Dio è fragile.
Ruppe con l’antica morale dell’“occhio per occhio, dente per dente”, della vendetta meschina, per inaugurare un amore e una violenza totalmente nuovi.
Il mio Dio si è trascinato al suolo con la faccia a terra.
Tradito, abbandonato, incompreso, continua ad amare.
Per questo il mio Dio vinse la morte.
E dalle sue mani nasce un frutto nuovo: la Resurrezione.
Per questo risuscitiamo tutti, uomini e cose.

Non è facile per molti, il mio Dio fragile, il mio Dio che piange, il mio Dio che non si difende.
Non è facile il mio Dio abbandonato da Dio; Lui che deve morire per trionfare; Lui che di un ladrone ed un criminale fa il primo santo canonizzato della sua Chiesa.
Lui che muore accusato di essere un agitatore politico.
Lui che va alla morte, prima vergogna di tutte le inquisizioni della storia.
Non è facile, il mio Dio fragile, amico della vita.
Il mio Dio che soffrì il morso di tutte le tentazioni.
Il mio Dio che sudò sangue prima di accettare la volontà del Padre.

E’ difficile questo mio Dio, questo mio Dio fragile, per chi pensa di trionfare soltanto vincendo, per chi si difende soltanto uccidendo.
Non è facile il mio Dio Fragile per quelli che continuano a sognare un Dio che non somiglia agli uomini!