Nell’udienza generale di mercoledì 17 marzo 2010, tenutasi in Piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI si è soffermato ancora sulla figura di San Bonaventura da Bagnoregio. Confermando il suo amore e la sua passione per questo grande Santo, il Papa gli ha dedicato la terza catechesi consecutiva, dopo quella introduttiva sulla vita e la figura di San Bonaventura tenuta il 3 marzo 2010 e quella sul pensiero e sulle opere dottrinali di San Bonaventura tenuta il 10 marzo.
Nell’udienza del 17 marzo il Papa si ha presentato un confronto tra il pensiero di San Bonaventura e quello di San Tommaso, due grandi teologi e pensatori cristiani che “hanno scrutato i misteri della Rivelazione, valorizzando le risorse della ragione umana, in quel fecondo dialogo tra fede e ragione che caratterizza il Medioevo cristiano”.
Al termine dell’udienza il Papa si è rivolto ai pellegrini presenti ed in particolar modo ai fedeli irlandesi che oggi celebrano la festa del Patrono dell’Irlanda, San Patrizio. Ricordando il dramma degli abusi sessuali sui minori, il Papa ha annunciato l’imminente firma di una lettera pastorale rivolta proprio a queste Chiese così duramente scosse da questi scandali. Il Papa ha chiesto a ciascuno di leggerla “con cuore aperto e in spirito di fede”, auspicando “che essa aiuti il processo di pentimento, guarigione e rinnovamento”.
Sempre al termine dell’udienza generale, il Santo Padre ha ricevuto nel corso di una breve cerimonia la cittadinanza onoraria di Romano Canavese, città natale del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, dove si è recato in visita nel luglio scorso, durante il periodo di riposo a Les Combes. “Abbiate sempre fiducia in Dio” - così ha esortato Benedetto XVI i rappresentanti della città piemontese - “che non abbandona mai i suoi figli ed è vicino con la sua amorosa premura a quanti si adoperano per il bene, la pace e la giustizia”.
Di seguito gli estratti più rilevanti del discorso di Benedetto XVI su San Bonaventura e San Tommaso nell’udienza di mercoledì 17 marzo:
“Entrambi (San Bonaventura e San Tommaso)” - ha detto il Papa - “hanno scrutato i misteri della Rivelazione, valorizzando le risorse della ragione umana, in quel fecondo dialogo tra fede e ragione che caratterizza il Medioevo cristiano, facendone un’epoca di grande vivacità intellettuale, oltre che di fede e di rinnovamento ecclesiale. Altre analogie li accomunano: sia Bonaventura, francescano, sia Tommaso, domenicano, appartenevano agli Ordini Mendicanti che, con la loro freschezza spirituale, (…) rinnovarono, nel secolo XIII, la Chiesa intera e attirarono tanti seguaci. (…) Ambedue i dottori si chiedono se la teologia sia una scienza pratica o una scienza teorica, speculativa”.
“La conclusione di san Tommaso è: la teologia implica ambedue gli aspetti: è teorica, cerca di conoscere Dio sempre di più, ed è pratica: cerca di orientare la nostra vita al bene. Ma c’è un primato della conoscenza: dobbiamo soprattutto conoscere Dio, poi segue l’agire secondo Dio. Questo primato della conoscenza in confronto con la prassi è significativo per l’orientamento fondamentale di san Tommaso”.
“San Bonaventura (…) allarga l’alternativa tra teorico (primato della conoscenza) e pratico (primato della prassi), aggiungendo un terzo atteggiamento, che chiama “sapienziale” e affermando che la sapienza abbraccia ambedue gli aspetti. (…) La sapienza cerca la contemplazione (come la più alta forma della conoscenza) e ha come intenzione (…) soprattutto questo: divenire buoni. (…) Per san Bonaventura è quindi determinante il primato dell’amore”.
“Di conseguenza, san Tommaso e san Bonaventura definiscono in modo diverso la destinazione ultima dell’uomo, la sua piena felicità: per san Tommaso il fine supremo, al quale si dirige il nostro desiderio è: vedere Dio. In questo semplice atto del vedere Dio trovano soluzione tutti i problemi: siamo felici, nient’altro è necessario. Per san Bonaventura il destino ultimo dell’uomo è invece: amare Dio, l’incontrarsi ed unirsi del suo e del nostro amore. (…) In tale linea, potremmo anche dire che la categoria più alta per san Tommaso è il vero, mentre per san Bonaventura è il bene. Sarebbe sbagliato vedere in queste due risposte una contraddizione. (…) Ambedue gli accenti hanno formato tradizioni diverse e spiritualità diverse e così hanno mostrato la fecondità della fede, una nella diversità delle sue espressioni”.
Successivamente il Santo Padre ha ricordato l’influenza che Pseudo Dionisio, teologo siriaco del VI secolo esercitò su San Bonaventura. “Mentre per sant’Agostino l’intellectus’, il vedere con la ragione ed il cuore, è l’ultima categoria della conoscenza” - ha spiegato il Pontefice - “lo Pseudo-Dionigi fa ancora un altro passo: nella salita verso Dio si può arrivare ad un punto in cui la ragione non vede più. Ma nella notte dell’intelletto l’amore vede ancora - vede quanto rimane inaccessibile per la ragione”.
“Proprio nella notte oscura della Croce appare tutta la grandezza dell’amore divino; dove la ragione non vede più, vede l’amore. (…) Tutto questo non è anti-intellettuale e non è anti-razionale: suppone il cammino della ragione, ma lo trascende nell’amore del Cristo crocifisso. Con questa trasformazione della mistica dello Pseudo-Dionigi, san Bonaventura si pone agli inizi di una grande corrente mistica, che ha molto elevato e purificato la mente umana: è un vertice nella storia dello spirito umano”.
“Tutta la nostra vita è quindi per san Bonaventura un ‘itinerario’” - ha concluso Benedetto XVI - “, un pellegrinaggio - una salita verso Dio. Ma con le nostre sole forze non possiamo salire verso l’altezza di Dio. Dio stesso deve aiutarci, deve ‘tirarci’ in alto”.

Francesco Venuti








