Sabato 31 luglio 2010,
Sabato della XVII settimana del Tempo Ordinario (”per annum”)
Settimana della IX Domenica dopo Pentecoste - Anno C
Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Verde
Liturgia delle ore: Volume IV – I settimana del salterio
Oggi la Chiesa Cattolica ricorda:
Sant’Ignazio di Loyola, sacerdote, fondatore della Compagnia di Gesù
La liturgia presenta così, in modo sintetico, la figura di S. Ignazio di Loyola nel giorno della sua festa:
“Ferito all’assedio di Pamplona (1521) maturò nella lettura della vita di Cristo la decisione di passare dal servizio militare alla sequela del Signore. Fondò a Montmartre (Parigi) nel 1534 la Compagnia di Gesù (Gesuiti) per la maggior gloria di Dio e a servizio della Chiesa, in obbedienza totale al successore di Pietro.
La sua esperienza spirituale è espressa negli Esercizi Spirituali da lui composti a Manresa (1523), che divennero una classica guida per l’itinerario spirituale. Promosse la catechesi e l’apostolato missionario ed ebbe tra i suoi discepoli Francesco Saverio”.
Ignazio nacque a Loyola, nella zona basca della Spagna, vicino Azpeitia, nel 1491, figlio cadetto di una nobile famiglia. Da giovane si dedicò alla cavalleria e al gioco delle armi, ma amava anche divertirsi (scriverà nella sua Autobiografia che “fu uomo di mondo”), talvolta creandosi anche qualche problema con la legge.
Il 20 maggio 1521 si trova a Pamplona nel momento in cui questa è posta sotto assedio dalle truppe francesi. Ignazio valorosamente convince la guarnigione posta a difesa della città a non arrendersi e, con una forza esemplare, guida la resistenza. Purtroppo viene gravemente ferito ad entrambe le gambe e la città si arrende. I francesi lo trattano con rispetto e lo rimandano al suo castello natale per essere curato. Il viaggio in lettiga è duro e travagliato. Ignazio arriva a Loyola in condizioni non felici. Pochi giorni dopo sarà sul punto di morire, ma nel giorno della festa di S. Pietro e Paolo inizia la guarigione. I chirughi spezzano più volte le gambe perchè le ossa non si saldano correttamente. Ignazio resterà comunque zoppo per tutta la vita.
Durante la lunga convalescenza chiede dei libri da leggere. In casa non c’è molto e gli danno opere sulla vita di Cristo e sulla vita dei Santi. Qui inizia ad accendersi un fervore dentro Ignazio ed un desiderio di imitare le vite di San Francesco e di San Domenico.
Una volta guarito parte per Montserrat dove, in una “veglia d’armi” alla Madonna, depone la sua spada e si veste da pellegrino. Il giorno seguente parte per Manresa, dove in una cava sotto una roccia trascorre un periodo molto intenso e tribolato, di intensa esperienza spirituale interiore. Da questa esperienza nasceranno gli Esercizi Spirituali, un metodo per “trovare Dio in tutte le cose, per meglio servirlo e per scoprire come meglio fare la sua volontà, mettendo ordine nella propria vita, imparando a discernere le passioni e gli impulsi e vincendo se stessi”.
Dopo l’esperienza di Manresa, Ignazio, desideroso di predicare i suoi Esercizi e di pellegrinare per il mondo facendo del bene, si rimette a studiare: prima ad Alcalà, poi a Salamanca e infine addirittura a Parigi.
E’ a Parigi che si apre un altro capitolo fondamentale della vita di Ignazio. Qui, infatti, egli conosce alcuni amici, tra i quali anche Francesco Saverio e Pietro Favre. E’ questo il primo nucleo di Gesuiti. Questi dieci compagni, infatti, in una cappella di Montmartre, il 15 agosto 1534, fanno voto di consacrarsi in castità e povertà all’apostolato in Palestina e, se ciò non fosse possibile, di offrirsi al Santo Padre perché disponesse di loro a suo piacimento. Con questi “primi voti” nasce la Compagnia di Gesù.
Terminati gli studi e ordinati sacerdoti, si danno appuntamento a Venezia, in vista della partenza per la Terra Santa. Non riuscendo a partire per la Palestina a causa dei conflitti politici, si dirigono a Roma, per mettersi a totale disposizione del Papa.
Alle porte di Roma, in una località chiamata “La Storta“, entrando in una Cappella per pregare, Ignazio ha una visione: vede “Dio Padre che lo metteva con Cristo suo Figlio” e gli annuncia: “Ego vobis Romae propitius ero” (”A Roma vi sarò propizio”). Ignazio crede che a Roma lo aspetti il martirio e si convince in modo definitivo che la sua missione è quella di andare nella capitale per mettersi al servizio del Papa e operare per il “Regno di Dio” fino alla morte. Ignazio infatti dice ai compagni: “Non so che cosa ci attende a Roma, se la persecuzione o la morte”.
A Roma il Papa li accoglie bene, dando loro il permesso di predicare e di celebrare i sacramenti, ma insiste affinchè non vadano in Palestina, ma lavorino a Roma, dove c’è tanto bisogno. Pare che il Papa stesso abbia detto a Ignazio: “Roma può essere benissimo la vostra Gerusalemme, visto il bene che fate e il grave bisogno della città”.
A Roma i primi “compagni” iniziarono subito ad operare con intensità, presso i poveri e gli emarginati, ma anche presso i nobili, nonchè nei monasteri e nei conventi, dove urgeva un bisogno di riforma. Iniziarono anche ad aprire le prime scuole (i famosi “Collegi“), a predicare e a fare catechesi, secondo la regola “In tutto amare e servire“.
Ben presto i primi gesuiti iniziano a partire per l’estero, chiamati da re e sovrani stranieri. Iniziano anche le prime missioni. Francesco Saverio parte per le Indie nel 1540 e non farà più ritorno.
Il 27 settembre 1540, con la Bolla “Regimini Militantis Ecclesia“, Papa Paolo III approva formalmente e ufficialmente la Compagnia di Gesù. A fatica, Ignazio accetta l’incarico di primo Generale del nuovo ordine. Il cuore e spirito animatore della Compagnia, posta a totale servizio del Pontefice per le missioni da lui indicate, sono gli Esercizi spirituali: la maggior gloria di Dio (AMDG: “Ad maiorem Dei gloriam“) e il servizio per la salvezza delle anime.
Ignazio non si risparmia mai e, incurante dei dolori e delle sofferenze, lavora incessantemente fino alla fine. Il 30 luglio 1556, Ignazio, costretto a letto, entra in agonia. Il giorno successivo, il 31 luglio 1556, muore, praticamente da solo, nella sua stanzetta a Roma, senza designare un successore, ma lasciando una immensa eredità spirituale.
La notizia fa subito il giro di Roma all’annuncio “E’ morto il santo!“, che si ripeteva ovunque. Ignazio è davvero morto da santo, nel dolore e nella solitudine, abbandonato al volere totale del suo Dio, secondo le parole della sua famosissima preghiera di offerta: “Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la memoria, l’intelletto e ogni mia volontà…”
Ignazio fu canonizzato il 12 marzo del 1622 insieme a S. Francesco Saverio.
Di lui fu detto: “Aveva il cuore più grande del mondo“.

Francesco Venuti





















