Liturgia di domenica 3 ottobre 2010

Letture e liturgia di domenica 3 ottobre 2010, XXVII Domenica del Tempo Ordinario

Se aveste fede come un granello di senape“Se aveste FEDE quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe”.

XXVII domenica del Tempo Ordinario (”per annum”)
Anno C

Rito Ambr: Settimana della V Domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore

Grado della Celebrazione: Domenica
Colore liturgico: Verde
Liturgia delle Ore: Volume V – III settimana del salterio

LETTURE:
Ab 1,2-3; 2, 2-4; Sal 94; 2 Tm 1,6-8.13-14; Lc 17, 5-10
(Rito Ambrosiano: Is 56, 1-7; Sal 118, 9-16; Rm 15, 2-7; Lc 6, 27-38)

La parola chiave della liturgia di questa domenica è certamente FEDE.
Nel Vangelo, Gesù paragona la forza della fede a quella di un granello piccolissimo, cioè quello di senape, mentre la prima lettura dal libro del profeta Abacuc si conclude con la frase: “il giusto vivrà per la sua fede”.
La FEDE è certamente un contenuto, cioè un insieme di insegnamenti (quelli che noi recitiamo nel CREDO).
Ma non è questa l’accezione più importante con cui bisogna intendere la FEDE.
La FEDE, infatti, è prima di tutto la capacità di aprire tutti se stessi per accogliere il Signore e la Sua parola.
E’ questo il dono che possiamo chiedere oggi al Signore: di avere FEDE, cioè FIDUCIA, cioè, come ha detto Giovanni Paolo II, non avere paura ad aprire, anzi spalancare le porte a Cristo!

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Ab 1,2-3; 2, 2-4
Il giusto vivrà per la sua fede.
Dal libro del profeta Abacuc
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 94

RIT: Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

Seconda Lettura 2 Tm 1,6-8.13-14
Non vergognarti di dare testimonianza al Signore nostro.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo.
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.

Canto al Vangelo 1Pt 1,25
Alleluia, alleluia.
La parola del Signore rimane in eterno:
e questa è la parola del Vangelo che vi è stato annunciato.

Alleluia.

Vangelo Lc 17, 5-10
Se aveste fede!
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

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