Questo sito contribuisce alla audience di

Liturgia di domenica 7 novembre 2010

Letture e liturgia di domenica 7 novembre 2010, XXXII Domenica del Tempo Ordinario dell'anno C.

RisurrezioneLa mia preghiera giunga fino a te;
tendi, o Signore, l’orecchio
alla mia preghiera.

XXXII domenica del Tempo Ordinario (”per annum”)
Anno C

Rito Ambrosiano:
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo - Solennità del Signore

Grado della Celebrazione: Domenica
Colore liturgico: Verde
Liturgia delle Ore: Volume V – IV settimana del salterio

LETTURE:
2 Mac 7, 1-2. 9-14; Sal 16; 2 Ts 2,16-3,5; Lc 20, 27-38

Rito Ambrosiano:
Dn 7,9-10.13-14; Sal 109; 1Cor 15,20-26.28; Mt 25,31-46

La prima lettura, dal libro dei Maccabei, ci racconta una storia un po’ truce della famiglia dei Maccabei. In particolare, si narra il martirio dei sette fratelli che vengono torturati e uccisi piuttosto che trasgredire alle leggi del Signore, dimostrando e proclamando a gran voce la loro certezza nella resurrezione e nella pienezza della gioia nella vita eterna.
Nel Vangelo, l’evangelista Luca ci racconta un episodio della vita di Gesù che sottolinea e ribadisce lo stesso tema della prima lettura, cioè la vita eterna dopo la morte. Un gruppo di sadducei, infatti, propone a Gesù un caso assurdo, giuridicamente un caso da “Azzeccagarbugli”, probabilmente per cercare di mettere in difficoltà Gesù e per raccogliere prove contro di Lui.
Ma Gesù sottolinea due concetti estremamente importanti: il primo è che la logica della vita eterna e della risurrezione (già proclamati e annunciati fin dai tempi di Mosè) sono diverse dalle logiche di questo mondo e che quindi non si può ragionare con i nostri schemi mentali “terreni” riguardo alle “cose” del paradiso. E il secondo pensiero è sintetizzato nella bellissima frase conclusiva e cioè che “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”.
In questi giorni di novembre, dopo la festa di Tutti i Santi e la Commemorazione dei Defunti, la liturgia ci invita a comprendere in profondità e in pienezza il significato della risurrezione e della vita dopo la morte, nella certezza che Dio è un Dio dei viventi e non dei morti!


LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura 2 Mac 7, 1-2. 9-14
Il re dell’universo ci risusciterà a vita nuova ed eterna.
Dal secondo libro dei Maccabèi
In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 16

RIT: Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.

Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.

Seconda Lettura
2 Ts 2, 16 - 3, 5
Il Signore vi confermi in ogni opera e parola di bene.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Gesù Cristo è il primogenito dei morti:
a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.

Alleluia.

Vangelo Lc 20, 27-38
(Forma breve Lc 20, 27.34-38)
Dio non è dei morti, ma dei viventi.
Dal vangelo secondo Luca
[ In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione ] – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: [ «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». ]