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AIR 015 - Contesto culturale del 1600 (seconda parte)

Appunti sul Milleseicento - Liceo Scientifico, ottobre 1998

Il teologo e le figure

In campo artistico ritroviamo alcuni fenomeni analoghi a quelli che abbiamo individuato più gene-ricamente nel complesso della cultura del Seicento. Primo fra tutti il rinnovato intervento della Chiesa cattolica: un intervento che si esplica sia sul piano quantitativo dell’incremento della com-mittenza, che sul piano qualitativo del controllo sui contenuti e dell’ispirazione di nuovi modelli e-spressivi.

Le arti figurative divennero un mezzo per diffondere tra le masse i contenuti dell’ortodossia cattoli-ca. Le scelte iconografiche di pittori e scultori cominciarono a passare al vaglio dei teologi. La rap-presentazione di scene bibliche o di vite di santi non doveva lasciare spazio a dubbi eterodossi, do-veva aderire fedelmente alle Sacre Scritture, ma nello stesso tempo doveva essere efficace e comprensibile per tutti. Prendiamo il caso del culto mariano, rinnovato e potenziato dalla Chiesa romana in consapevole polemica con la svalutazione che ne aveva fatto il protestantesimo. Una delle scene fondamentali della vita della Madonna è la sua assunzione al cielo; ma come rappresentare Maria in quel frangente? Le Scritture ce la dicono ormai anziana, ma l’iconografia mariana già allora la vo-leva giovane. Gli apostoli scoprono vuoto il sepolcro di Maria. Ma come rappresentare nello stesso quadro due scene che secondo le Scritture avvengono in tempi diversi? Le Scritture non dicono che l’Assunta fosse visibile e quindi gli apostoli dovranno limitarsi a guardare il sepolcro. D’altra parte però la Vergine potrebbe essere stata resa visibile da un intervento dello Spirito Santo. E poi quanti dovranno essere gli apostoli? Al momento del decesso di Maria alcuni di loro, secondo le Scritture, erano già morti; ma a non rappresentarne dodici sarà chiaro che sono proprio gli apostoli?

Tutto questo non è un dibattito immaginario, ma una discussione realmente svoltasi tra prelati e teo-logi (e fortunatamente ancora documentata) a proposito di una tavola dipinta nel 1585 da Scipione Pulzone e conservata a Roma in San Silvestro al Quirinale. Non necessariamente questi dibattiti si concludevano con una decisione definitiva. E così Pulzone dipingeva “realisticamente” gli apostoli con gli occhi bassi. mentre l’anno dopo Ludovico Carracci li rappresentava rivolti al cielo (nell’Assunzione oggi al North Carolina Museum of Art). Ma quel che conta è che questi significati, questi valori, che a noi rischiano di sfuggire completamente, erano invece ben presenti agli occhi dei contemporanei e ben sorvegliati dagli addetti ai lavori.

La committenza ecclesiastica

La maggiore ricchezza della Chiesa, la sua accresciuta determinazione nell’imporre il credo cattoli-co si tradussero anche in un incremento della committenza ecclesiastica. Tra il 1560 e il 1660 la maggior parte delle chiese italiane venne restaurata, modificata, arricchita di decorazioni, di nuove quadrerie, di nuove cappelle e oratori. Fu uno sforzo economico e artistico senza precedenti, che toccò tutta la penisola e Roma in particolare.

Fin dal pontificato di Sisto V (1585-1590), Roma fu trasformata urbanisticamente ad maiorem Dei et Ecclesiae gloriam: nelle intenzioni dei papi la città doveva diventare agli occhi di tutti il simbolo magniloquente della cattolicità. Il mecenatismo di Clemente VII, Paolo V, Gregorio XV e Urbano VIII confermò il ruolo primario di Roma quale centro di diffusione artistica. Con qualche novità pe-rò: che Roma diventava ora di gran lunga la maggiore consumatrice e produttrice d’arte in Italia; che non si trattava più di una corte locale, ma del centro della maggiore organizzazione culturale del mondo; e che infine la Chiesa non era più una parte di Roma, essa informava di sé l’intera città. Ac-canto alla grandiosa realizzazione della basilica di San Pietro e della sua piazza, si vide il proliferare di iniziative più diffuse e non meno spettacolari: la costruzione di palazzi, cappelle, la costituzione di raccolte da parte delle grandi famiglie dell’aristocrazia pontificia.

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