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AIR 014 - Contesto culturale del 1600 (prima parte)

Appunti sul Milleseicento - Liceo Scientifico, ottobre 1998

Descrivere e stupire

Il registro prevalente di questa letteratura è la descrizione: una descrizione attenta dei dati che si of-frono ai cinque sensi. L’oggetto della descrizione in fondo conta poco, la sua unica funzione è quel-la di risultare moderatamente inaspettato, sottilmente inaudito, di stimolare l’interesse iniziale del lettore. Di mantenerlo poi, quell’interesse, deve essere in grado la macchina retorica messa in moto dal poeta.

Fare poesia vuoi dire prima di tutto essere dei tecnici dell’espressione linguistica. Si torna così a studiare la retorica aristotelica, col suo campionario di metonimie, iperboli e ossimori; ed è, nono-stante le apparenze, un segno di grande fiducia nel futuro della letteratura. Viene infatti abbandona-to il modello dello stile e della lingua petrarchesca che aveva dominato per buona parte del Cinque-cento; viene abbandonato anche il modello dell’Ariosto; viene evitato, dopo averlo usato contro il primato ariostesco, anche il modello del Tasso. Il poeta deve sperimentare, battere vie nuove, interessare il suo lettore, offrendogli a ogni riga qualcosa di sorprendente e spettacolare: un inatteso ac-costamento di parole, di concetti, di suoni, un’inusitata metafora, un’improbabile iperbole.

Il mondo come spettacolo

La tendenza alla spettacolarizzazione che abbiamo riscontrato nella letteratura, coinvolge tutta la realtà sociale e culturale del periodo.

Al raccoglimento della religiosità protestante, la Chiesa romana contrappose la teatralità e il fasto della liturgia post-tridentina. Gli edifici di culto, la celebrazione delle messe solenni, le processioni ai santuari erano strumenti di sicuro effetto propagandistico.
L’amministrazione della giustizia era un altro momento del teatro quotidiano: un’esecuzione capita-le o un rogo dovevano servire di monito, erano uno spettacolo educativo che chi aveva il potere offriva ai suoi sudditi. Ed è il potere nel suo complesso che si spettacolarizza: nelle incoronazioni, nei battesimi, nei genetliaci e nei funerali delle famiglie regnanti, le corti si offrivano agli occhi del po-polo. Le città allora cambiavano volto: falsi archi di trionfo e false facciate segnavano i fasti di un’architettura effimera, all’insegna del travestimento.

Si sviluppò anche il teatro vero e proprio e la commedia dell’arte in particolare. Nella commedia dell’arte il Seicento trovò un’espressione completa: declamazione oratoria, mimica caricata, guitte-sche acrobazie e poi l’esuberanza del canto e la sensualità della danza. Quello offerto dalla comme-dia dell’arte è inoltre un mondo ordinato, coi suoi rassicuranti stereotipi di servi e di padroni, di amorosi, di ingenue e di comparse. Non contano le trame, spesso confuse e ripetitive, conta labilità tecnica dell’attore: e anche questo è nello spirito del secolo.

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