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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
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	<title>Michelangelo, architetto &quot;milanese&quot;</title>
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	<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 21:12:48 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/rinascimento/michelangeloarchitetto_02.jpg" class="left" border="0" width="432" height="310" alt="" /><br clear="both" /><br />
<strong>Sino al prossimo maggio le Sale Viscontee del Castello Sforzesco ospiteranno oltre 50 disegni originali di Michelangelo, provenienti dagli archivi di Casa Buonarroti: si tratta per la maggior parte di studi architettonici di carattere civile e militare, che illustrano la complessa attività edilizia del genio rinascimentale nella seconda metà del XVI secolo</strong>. Questi preziosi bozzetti riguardano spesso opere mai realizzate, come la <a href="http://www.romaspqr.it/ROMA/CHIESE/Chiese_rinascimentali/s_giovanni_dei_fiorentini.htm">basilica di San Giovanni dei Fiorentini</a> a Roma, e apposite ricostruzioni tridimensionali offriranno allo spettatore testimonianza concreta dello stile buonarrotiano, influenzato da molteplici esperienze culturali e personali.</p>
<p>Michelangelo si dedicò infatti al campo dell&#8217;architettura solo nel 1513, quando decise di partecipare ad un <strong>concorso pubblico indetto da papa Leone X per la basilica romana di San Lorenzo</strong>. Il suo progetto - estremamente ambizioso e complicato - venne bocciato dai giudici esaminatori, ma ormai il pallino dell&#8217;edilizia era entrato a viva forza nella mente del Buonarroti, portandolo ad elaborare nuovi bozzetti per chiese e palazzi del centro fiorentino. Nel 1520, infine, il cardinale Giulio de&#8217; Medici gli affidò la <strong>costruzione delle cappelle di famiglia</strong>, capolavoro destinato ad affermare definitivamente la stella michelangiolesca in campo architettonico: la complessa genesi delle <a href="http://www.firenzemusei.it/medicee/index.html">Cappelle Medicee</a> è illustrata nella mostra milanese da ben otto disegni originali dell&#8217;artista, quasi tutti realizzati prima del 1523.</p>
<p>L&#8217;ascesa al soglio pontificio del cardinale Medici, avvenuta proprio in quell&#8217;anno col nome di Clemente VII, portò poi Michelangelo a Roma, dove si occupò della monumentale <strong>Biblioteca Laurenziana</strong> e del <strong>completamento di Palazzo Farnese</strong>, ereditato dal defunto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Antonio_da_Sangallo_the_Younger">Antonio da Sangallo il Giovane</a> nel 1546. Ma tale lungo soggiorno romano vide anche la <strong>brillante trasformazione di parte delle Terme di Diocleziano nella chiesa di Santa Maria degli Angeli</strong>, vicino Porta Pia, e la completa <strong>risistemazione del Campidoglio</strong>, alternate alla faticosa <strong>edificazione della basilica di San Pietro</strong>. Incaricato da <a href="http://cronologia.leonardo.it/biogra2/paoloiii.htm">papa Paolo III</a> di portare a termine il maestoso cantiere iniziato dal Bramante, Michelangelo si dedicò infatti anima e corpo a questo impervio compito, elaborando un <strong>elegante perimetro interno chiuso da una magnifica cupola di 42 metri</strong>.</p>
<p>La mostra di Milano mette in mostra proprio gli studi di tale tassello finale nella creazione di San Pietro, svelando i retroscena più intriganti e nascosti dell&#8217;attività michelangiolesca alla corte pontificia. A completare il quadro espositivo vi sarà poi una <strong>serie di conferenze dedicate alla carriera artistica del Buonarroti</strong>, tenuta da esperti in materia come Pietro Marani e Peir Luigi De Vecchi. E a partire dal 18 marzo le Sale Viscontee ospiteranno pure una breve rassegna dedicata alla <em><strong>Pietà Rondanini</strong></em>, vista attraverso oltre cento schizzi autografi provenienti anch&#8217;essi dai preziosi archivi di <a href="http://www.casabuonarroti.it/">Casa Buonarroti</a>.</p>
<p><em>Michelangelo architetto nei disegni della Casa Buonarroti</em> - Sale Viscontee, <a href="http://www.milanocastello.it/">Castello Sforzesco</a>, Milano - sino all&#8217;8 maggio 2011</p>
 
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	<title>Quel &quot;furfante&quot; di Caravaggio</title>
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	<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 18:58:42 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <category>caravaggio_1571_1620_</category><category>arte_alchemica_1330_1660_</category><category>storia_del_rinascimento</category><category>archivio di stato roma</category><category>caravaggio</category><category>giovanni baglione</category><category>orazio gentileschi</category><category>ranuccio tomassoni</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/rinascimento/Caravaggiobari.jpg" class="left" border="0" width="250" height="182" alt="" />Caravaggio non finisce mai di stupire: non si sono ancora spenti gli echi delle grandi mostre nazionali dello scorso anno, fatte in onore del quadricentenario della morte dell&#8217;artista, che <strong>l&#8217;Archivio di Stato di Roma ha organizzato un nuovo allestimento sulla vita del tormentato pittore lombardo, ricollocandolo stavolta al centro della scena italiana di inizio Seicento</strong>. Attraverso documenti inediti, conservati e restaurati presso lo stesso <a href="http://www.archiviodistatoroma.beniculturali.it/">Archivio</a>, l&#8217;intrigante esposizione ricostruisce infatti <strong>aspetti poco conosciuti della personalità merisiana</strong>, vista nel suo momento di massima potenza creativa. E, come in una detective story di altri tempi, tenta di far luce sui veri motivi che spinsero Caravaggio ad abbandonare la città capitolina nel 1606, inseguito da una condanna ufficiale delle autorità papali.</p>
<p><strong>Partendo da missive personali, atti giudiziari e testimonianze dirette, la mostra presenta quindi un ritratto molto realistico del geniale pittore, osservato nella sua esistenza quotidiana di via della Scrofa</strong>, dove giunse nel 1597 ospite dell&#8217;amico Lorenzo Carli. Allora tale zona era molto popolare, piena di taverne e botteghe artigianali, ed il giovane artista instaurò subito una <strong>fitta rete di relazioni</strong> con colleghi come Prospero Orsi e <a href="http://eng.archinform.net/arch/18304.htm">Onorio Longhi</a>, ma anche col barbiere Marco Benni e il rigattiere Costantino Spada, compagni di sfrenate baldorie notturne. E le carte dell&#8217;Archivio fanno anche luce sulla <strong>nascita del celebre studio di vicolo San Biagio</strong>, affittato da Prudenzia Bruni per pochi soldi e ristrutturato dal pittore per garantire la massima resa delle sue sessioni di posa. </p>
<p>C&#8217;è poi spazio per importanti commissioni come quella per la pala della <em>Morte della Vergine</em>, vista qui attraverso le righe del suo contratto ufficiale, e per un <strong>malizioso elenco di pittori &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221;</strong>, redatto da Merisi per farsi gioco dei suoi numerosi rivali locali. Rivali ben rappresentati nell&#8217;espozione romana dall&#8217;<em>Autoritratto</em> di <a href="http://www.artcyclopedia.com/artists/baglione_giovanni.html">Giovanni Baglione</a>, il <em>Cristo morto tra angeli</em> di Federico Zuccari e il <em>Davide con la testa di Golia</em> di <a href="http://www.artcyclopedia.com/artists/gentileschi_orazio.html">Orazio Gentileschi</a>, tutti messi a fianco delle relative carte caravaggesche. Ma la mostra assume presto toni cupi con la sezione dedicata ai <strong>guai giudiziari dell&#8217;artista</strong>, protagonista assoluto di vicende spesso brutali. Si va dalle minacce al cameriere Pietro da Fosaccia, &#8220;colpevole&#8221; di non aver indicato l&#8217;esatta ricetta di un piatto di carciofi, alla pesante campagna diffamatoria contro Baglione, sino al drammatico <strong>omicidio di Ranuccio Tomassoni</strong>, che costrinse infine il pittore a fuggire da Roma nel 1606. Le carte giudiziarie svelano ogni aspetto di questi torbidi eventi, sottolineando la <strong>natura violentemente &#8220;anti-sociale&#8221; di molti comportamenti merisiani</strong>.</p>
<p>Inseguito da una condanna ufficiale della giustizia pontificia, Caravaggio si rifugiò prima a Napoli e poi a Malta, nel disperato tentativo di ricominciare da capo la propria fortunata carriera artistica. Tale tentativo sembrò concretizzarsi con la <strong>grazia ottenuta dal cardinale Scipione Borghese</strong>, amico e patrono del pittore lombardo, <strong>ma Merisi non fece in tempo a rivedere gli stretti vicoli di Roma</strong>, teatro sia dei suoi successi che dei suoi fallimenti esistenziali: colpito da una violenta febbre, egli morì infatti nell&#8217;estate 1610 a <a href="http://www.isolarossa.co.uk/isolarossa/monte_argentario/porto_ercole.html">Porto Ercole</a>, venendo sepellito in una semplice fossa comune. L&#8217;allestimento di Sant&#8217;Ivo alla Sapienza si chiude quindi con il <strong>sontuoso ritratto di papa Paolo V</strong>, eseguito nel 1605, che Caravaggio non riuscì a ringraziare personalmente per la grazia ricevuta.</p>
<p><em>Caravaggio a Roma. Una vita dal vero</em> - Archivio di Stato di Roma, Sant&#8217;Ivo alla Sapienza - sino al 15 maggio 2011</p>
 
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	<title>Lotto da record</title>
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	<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 17:05:05 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/rinascimento/LorenzoLotto2.jpg" class="left" border="0" width="209" height="250" alt="" /><a href="http://guide.supereva.it/rinascimento/interventi/2009/09/lorenzo-lotto-genio-provinciale">Lorenzo Lotto</a> (1480-1566) può sembrare una figura schiva e indefinibile, lontana anni luce dall&#8217;esuberanza di Leonardo o dal carisma di Michelangelo, ma il suo fascino resta eccezionale anche a distanza di cinque secoli e mezzo. Ci sono infatti già <strong>oltre diecimila prenotazioni per la sua mostra monografica di inizio marzo</strong>, prevista nella sontuosa cornice delle <a href="http://www.scuderiequirinale.it/">Scuderie del Quirinale</a> a Roma. Un record assolutamente inatteso da parte degli organizzato, che ora si preparano ad un&#8217;<strong>invasione di turisti</strong> provenienti da ogni angolo d&#8217;Italia, in fervida attesa di ammirare i capolavori del raffinato artista veneziano, allievo di <a href="http://www.artcyclopedia.com/artists/bellini_giovanni.html">Giovanni Bellini</a> ed esperto in opere di carattere devozionali.</p>
<p><strong>Tanto entusiasmo è davvero sorprendente se si pensa che Lotto fu attivo soprattutto in zone di provincia, ai margini del grande mecenatismo artistico promosso da Papi e monarchi nel XVI secolo</strong>. Pur appartenendo alla talentuosa generazione di Tiziano, Giorgione e <a href="http://www.virtualuffizi.com/biography/Palma-il-Vecchio.htm">Palma il Vecchio</a>, egli scelse infatti volontariamente <strong>piccole e medie committenze a Bergamo, Treviso e nelle Marche</strong>, dipingendo un numero impressionante di ritratti e pale d&#8217;altare: dalla <em>Trasfigurazione</em> di Recanati al <em>Polittico</em> di Ponteranica, dal <em>Trionfo della Castità</em> per i principi Rospigliosi Pallavicini al <em>Ritratto di Andrea Odoni</em>, oggi parte delle collezioni private della regina d&#8217;Inghilterra. <strong>Una messe di opere di altissimo valore formale, quindi, che soddisferà appieno il pubblico della futura rassegna capitolina</strong>, promossa da <a href="http://www.fondazioneroma.it/">Fondazione Roma</a> in collaborazione con Regione Veneto, Regione Lombardia e Regione Marche.</p>
<p>La presenza delle tre regioni nel comitato organizzatore è tutt&#8217;altro che onorofica, in quanto <strong>la mostra del Quirinale rappresenta solo un tassello dell&#8217;ambiziosa iniziativa <em>Terre di Lotto</em>, che mira alla valorizzazione del patrimonio culturale lottesco nell&#8217;Italia centro-settentrionale</strong>. Non a caso molti dipinti dell&#8217;esposizione hanno subito appositi restauri, volti a ridare forza espressiva a colori un po&#8217; troppo sbiaditi dal passare del tempo. <strong>Appuntamento dunque per il prossimo 2 marzo, data di apertura ufficiale dell&#8217;allestimento romano</strong>. A giudicare dalle prenotazioni si prospettano code lunghissime per entrare nelle Scuderie del Quirinale, simili a quelle per la grande rassegna di Caravaggio della scorsa primavera.</p>
 
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	<title>Una &quot;bella&quot; scoperta</title>
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	<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 10:41:59 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/rinascimento/muralhenryviii.jpg" class="left" border="0" width="250" height="248" alt="" />Angie Powell è una scrittrice per bambini che vive insieme al marito Rhodri nella verde campagna del <a href="http://www.visitsomerset.co.uk/">Somerset</a>, in Inghilterra occidentale. Durante alcuni lavori di ristrutturazione della loro casa, costruita in età rinascimentale, la coppia ha fortunosamente ritrovato un <strong>prezioso murale dedicato ad Enrico VIII</strong> (1491-1547), padre di Elisabetta I ed artefice della Riforma protestante inglese del 1534. <strong>Nel dipinto, realizzato forse intorno al 1530, il sovrano appare infatti in tutta la sua maestosa regalità, con scettro, corona e abiti da cerimonia</strong>. Ulteriore segno della natura ufficiale del ritratto, commissionato probabilmente come <strong>pegno di lealtà verso la dinastia Tudor</strong>.</p>
<p>Ma chi può essere stato l&#8217;artefice di questo piccolo capolavoro, dimenticato dietro una sottile patina di calce per diversi secoli? Secondo Michael Liversidge dell&#8217;<a href="http://www.bris.ac.uk/">Università di Bristol</a>, che ha analizzato l&#8217;opera nei giorni scorsi, <strong>il &#8220;mandante&#8221; del murale potrebbe essere l&#8217;arcivescovo Thomas Cranmer, che risiedette nella zona del Somerset agli inizi del XVI secolo, prima di diventare stretto collaboratore di Enrico dopo la rottura con Roma nel 1534</strong>. Insieme al cancelliere <a href="http://www.historylearningsite.co.uk/thomas_cromwell.htm">Thomas Cromwell</a>, <strong>Cranmer si occupò della dissoluzione delle proprietà ecclesiastiche in Inghilterra e tradusse anche la Bibbia dal Latino</strong>, fornendo così un primo punto di riferimento per la liturgia della nuova Chiesa anglicana. Successivamente sostenne i diritti di <a href="http://guide.supereva.it/rinascimento/interventi/2010/03/la-regina-dei-nove-giorni">Lady Jane Grey</a> al trono inglese, ma tale battaglia si risolse in una tragica sconfitta per il venerabile prelato, che finì <strong>arso sul rogo come traditore per volontà della cattolicissima Maria Tudor</strong>.</p>
<p><strong>Nonostante il passare del tempo, l&#8217;affresco di casa Powell si è perfettamente conservato sia a livello di forme che di colori, rappresentando così un&#8217;importantissima testimonianza artistica del primo Rinascimento inglese</strong>. Secondo la conservatrice Ann Ballantyne, infatti, era dal 1966 che non si ritrovava un&#8217;opera di quel periodo di simili dimensioni (circa 6 metri d&#8217;altezza). Ora resta naturalmente da decidere il destino di questo sorprendente capolavoro, anche se prima ci sarà bisogno di un&#8217;attenta ripulitura della sua superficie per valutarne lo stato con maggior precisione.</p>
 
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	<title>La soave bellezza di Melozzo da Forlì</title>
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	<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 15:19:56 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/rinascimento/melozzodaforliangeli.jpg" class="left" border="0" width="201" height="250" alt="" /><strong>Per tutta la primavera 2011 la città di Forlì ospiterà un&#8217;interessante mostra dedicata a Melozzo degli Ambrogi (1438-1494), artista prediletto di papa Sisto IV ed autore di alcuni dei più eleganti affreschi del Quattrocento italiano</strong>. Ai <a href="http://www.cultura.comune.forli.fc.it/servizi/menu/dinamica.aspx?idArea=17262&#038;idCat=16347&#038;ID=16347&#038;TipoElemento=categoria">Musei San Domenico</a> sono infatti <strong>riunite per la prima volta tutte le opere mobili di questo grande maestro</strong>, incluse le spettacolari decorazioni per l&#8217;abside della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_dei_Santi_XII_Apostoli">Basilica dei Santi Apostoli</a> a Roma e alcune tele mai uscite prima dai Palazzi Vaticani. Curata da Antonio Paolucci, Daniele Benati e Mauro Natale, <strong>l&#8217;esposizione mira dunque a ricostruire integralmente la carriera di un pittore brillante e mai ripetitivo, allievo di Piero della Francesca ed ispiratore indiretto dei successivi capolavori di Raffaello</strong>.</p>
<p>Nativo di Forlì, <strong>Melozzo iniziò la sua carriera ad Urbino nel 1465, dove sperimentò le nuove idee sulla prospettiva elaborate da Masaccio e Brunelleschi nei primi decenni del XV secolo. Il suo stile acerbo ma dettagliato, ricco di intense tonalità cromatiche, lo portò poi a Roma, in cui rimase per oltre dieci anni come protetto della famiglia Riario</strong>, che gli affidò la decorazione di svariate chiese e palazzi della città. Nel 1477 egli dipinse infine il <strong>maestoso ritratto di Sisto IV e Platina</strong>, neo-bibliotecario della Sant Sede, destinato ad occupare un posto di rilievo nella <a href="http://www.romaviva.com/vaticano-castel-santangelo/pinacoteca-vaticana.htm">Pinacoteca Vaticana</a> per oltre cinque secoli. Il favore personale del pontefice gli consentì anche di mettere mano su edifici importanti come il Pantheon e la Basilica di San Pietro, dove realizzò alcuni <strong>splendidi affreschi sacri dominati da angeli di soave bellezza</strong>. Secondo Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani e co-responsabile della mostra forlivese, queste composizioni ebbero un effetto importante sul giovane Raffaello, ispirandone lo stile tenue e leggero. <strong>Nel 1493 Melozzo fece ritorno a Forlì, occupandosi insieme al pupillo Marco Palmezzano della decorazione della Cappella Feo della Chiesa di San Biagio</strong>, purtroppo distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale: morì l&#8217;anno successivo, venendo sepolto nella vicina Chiesa della Santissima Trinità.</p>
<p><strong>Per descrivere questo eccezionale percorso storico-artistico, l&#8217;allestimento al San Domenico mette in scena anche le opere di alcuni artisti con cui Melozzo entrò in contatto durante la sua carriera</strong>, ricevendone preziosi suggerimenti estetico-formali: Andrea Mantegna, Donato Bramante, <a href="http://www.artcyclopedia.com/artists/berruguete_pedro.html">Pedro Berruguete</a>, Beato Angelico e <a href="http://www.answers.com/topic/bartolomeo-della-gatta-1">Bartolomeo della Gatta</a>. Un totale complessivo di oltre cento dipinti di altissima qualità, quindi, raccolto grazie ai notevoli sforzi della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì e dello Studio Wilmotte et Associe di Parigi, responabile tecnico della mostra forlivese.</p>
<p><a href="http://www.mostramelozzo.it/">Melozzo da Forlì: l&#8217;umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello</a> - Musei San Domenico, Forlì - sino al 12 giugno 2011</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110206151956"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110206151956?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110206151956" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110206151956&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frinascimento%2Finterventi%2F2011%2F02%2Fla-soave-bellezza-di-melozzo-da-forli"/></p>
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	<title>Il tredicesimo testimone</title>
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	<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 18:48:50 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <category>arte_alchemica_1330_1660_</category><category>storia_del_rinascimento</category><category>leonardo</category><category>castello di vigevano</category><category>leonardo e vigevano</category><category>ludovico il moro</category><category>studio azzurro</category><category>ultima cena leonardo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/rinascimento/leonardovigevano.jpg" class="left" border="0" width="212" height="250" alt="" /><strong>Sino al prossimo maggio l&#8217;<em>Ultima Cena</em> di Leonardo</strong>, capolavoro dell&#8217;arte rinascimentale conservato nella chiesa milanese di <a href="http://www.sacred-destinations.com/italy/milan-santa-maria-delle-grazie-last-supper">Santa Maria delle Grazie</a>, <strong>sarà protagonista di un interessante mostra multimediale al Castello di Vigevano, teatro già negli anni scorsi di originali iniziative dedicate al geniale artista toscano</strong>. Curata da Euphon, <a href="http://www.studioazzurro.com/">Studio Azzurro</a> e Mediacontech, <strong>l&#8217;esposizione promette infatti di analizzare il celebre dipinto vinciano sotto una nuova prospettiva, grazie ad un uso particolarmente intrigante delle nuove tecnologie digitali</strong>. Attraverso un fitto spazio interattivo, quindi, il visitatore si ritrova letteralmente immerso nel Cenacolo a fianco di Gesù e dei suoi discepoli, assistendo alla complessa genesi di tale opera fondamentale dell&#8217;arte moderna.</p>
<p>Come già detto, <strong>non è la prima volta che Vigevano dedica un simile omaggio a Leonardo, che tra l&#8217;altro non lasciò nemmeno alcuna testimonianza artistica di valore nella piccola cittadina lombarda</strong>, escluso il progetto della Piazza Ducale poi realizzato da Bramante. Incaricato da <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Ludovico+il+Moro+(duca+di+Milano).html">Ludovico il Moro</a> di studiare il sistema idraulico della Lombardia occidentale, egli soggiornò infatti brevemente nel Vigevanese nel tardo Quattrocento, dedicandosi unicamente ad attività di carattere tecnico, con poco tempo per qualche guizzo pittorico di pregio. Questo breve incontro ha però ispirato la locale Agenzia per lo Sviluppo Territoriale per organizzare il progetto <em><strong>Leonardo e Vigevano</strong></em>, brillante contenitore di iniziative trasversali volte a valorizzare le risorse turistiche della zona. <strong>L&#8217;assenza di opere d&#8217;arte originali si è quindi rivelata assai utile, perchè ha consentito agli organizzatori di inventare nuovi modi di sfruttare il particolare legame con Leonardo, dando libero spazio alla fantasia e alla creatività</strong>. Cosa che non sarebbe affatto dispiaciuta allo stesso Da Vinci, geniale innovatore scientifico ed artistico del suo tempo.</p>
<p>Dal 2009 le stanze del Castello di Vigevano, antico luogo fortificato medievale restaurato dagli Sforza nel XV secolo, hanno quindi ospitato <strong>svariati allestimenti dedicati ai vari aspetti della personalità leonardesca</strong> (scienziato, inventore, architetto ecc.), raccogliendo migliaia di visitatori ogni anno. Ora tocca alla personalissima visione vinciana della religione cristiana, oggetto da molto tempo di illazioni ed ipotesi fantastiche di ogni sorta: ma la mostra di Vigevano, intitolata significativamente <em><strong>Il tredicesimo testimone</strong></em>, mira solo ad illustrare gli aspetti più curiosi ed intriganti dell&#8217;affresco milanese, lasciando ogni successiva riflessione allo spettatore.</p>
<p><em><a href="http://www.leonardoevigevano.it/it/le-tracce-del-genio-tecnologia-arte-natura/page/mostre">Dentro l&#8217;Ultima Cena: Il tredicesimo testimone</a></em> - Castello di Vigevano - sino 1 maggio 2011</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110204184850"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110204184850?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110204184850" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110204184850&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frinascimento%2Finterventi%2F2011%2F02%2Fil-tredicesimo-testimone"/></p>
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	<title>Regalo di compleanno</title>
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	<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 15:10:57 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <category>arte_alchemica_1330_1660_</category><category>storia_del_rinascimento</category><category>velazquez</category><category>don sebastian de morra</category><category>dulwich picture gallery londra</category><category>museo del prado madrid</category><category>sir john soane</category><category>sir thomas bourgeois</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/rinascimento/donsebastiandemorra.jpg" class="left" border="0" width="187" height="250" alt="" /><strong>La Dulwich Picture Gallery di Londra è uno dei più apprezzati musei del Regno Unito</strong>, con capolavori di Rubens, <a href="http://www.nicolaspoussin.org/">Poussin</a>, Guido Reni e Canaletto. Questa straordinaria raccolta pittorica nacque per volontà di due estrosi commercianti, <strong>Noel Desenfans e Sir Thomas Bourgeois</strong>, che nel 1790 iniziarono a collezionare prestigiose opere d&#8217;arte per conto del re di Polonia. L&#8217;improvvisa spartizione del regno orientale tra Prussia, Austria e Russia fece però fallire tale promettente committenza, costringendo i due uomini a trovare un nuovo sito per il proprio considerevole tesoro artistico. Dopo la morte di Desenfans, Sir Thomas Bourgeois decise infine di <strong>donare tutte le tele raccolte al Dulwich College per la modica cifra di 10 000 sterline e la costruzione di appositi locali per la loro esposizione pubblica</strong>. Tali richieste furono presto soddisfatte e l&#8217;attuale <a href="http://www.dulwichpicturegallery.org.uk/">Dulwich Picture Gallery</a> - realizzata architettonicamente dal grande<a href="http://myweb.tiscali.co.uk/speel/arch/soane.htm"> Sir John Soane</a> - aprì ufficialmente i battenti nel 1811.</p>
<p><strong>Da allora sono passati esattamente duecento anni e gli attuali curatori del museo hanno deciso di festeggiare la ricorrenza con un&#8217;iniziativa davvero originale: ogni mese le stanze della Dulwich ospiteranno infatti un diverso dipinto di un grande maestro europeo</strong>, ottenuto in prestito da altri musei britannici e internazionali. A febbraio, dunque, i riflettori saranno puntati sul meraviglioso <strong>ritratto di Don Sebastian de Morra di Diego Velazquez</strong>, realizzato dal celebre artista sivigliano nel 1646. L&#8217;opera è <strong>uno dei quadri più rappresentativi del Barocco spagnolo</strong>, dotata di una profonda intensità espressiva, ed è stata prestata generosamente dal <a href="http://www.museodelprado.es/">Prado</a> di Madrid, principale custode di molti capolavori velazquiani. </p>
<p><strong>Il dipinto resterà a Dulwich sino al prossimo 27 febbraio</strong>, prima di lasciare spazio alla <em>Lezione di Musica</em> di <a href="http://www.essentialvermeer.com/">Jan Vermeer</a>. Per vederlo basta l&#8217;acquisto dei biglietti ordinari del museo, senza bisogno di prenotazioni o spese aggiuntive.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110203151057"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110203151057?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110203151057" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110203151057&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frinascimento%2Finterventi%2F2011%2F02%2Fregalo-di-compleanno"/></p>
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	<title>La Certosa dimenticata</title>
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	<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 10:22:26 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/rinascimento/calci.jpg" class="left" border="0" width="432" height="326" alt="" /><br clear="both" />Situata a circa dieci chilometri da Pisa, in una grande valle soprannominata &#8220;Valle Graziosa&#8221; per via della straordinaria bellezza naturale, <strong>la Certosa di Calci fu fondata nella primavera 1366 dall&#8217;arcivescovo Francesco Moricotti</strong>, che mirava a creare un importante punto di aggregazione monastico all&#8217;interno del proprio territorio diocesano. Obiettivo ambizioso che venne però raggiunto solo trent&#8217;anni dopo la morte del celebre prelato, in seguito all&#8217;abbandono dell&#8217;antico monastero sull&#8217;<a href="http://www.ilgorgon.eu/">isola di Gorgona</a> da parte dei monaci benedettini, stanchi delle continue violenze piratesche nei loro confronti: Calci si trasformò così in un <strong>centro politico-religioso di notevole rilevanza, frequentato da nobili e artisti provenienti da ogni parte della Toscana</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;unificazione della regione attorno al potere dei Medici, sancito dalla nascita del governo granducale nel 1569, portò poi ad un ulteriore preminenza del monastero in ambito locale, anche grazie al particolare favore della dinastia regnante, che elesse sovente la Certosa come proprio luogo di riposo e preghiera nei periodi di maggiore attività politica</strong>. In particolare, <a href="http://www.summagallicana.it/lessico/f/Ferdinando%20I%20de%20Medici.htm">Ferdinando I de Medici</a> (1549-1609) mostrò un sincero interesse per l&#8217;<strong>ammodernamento del vecchio edificio religioso</strong>, coinvolgendo nell&#8217;opera talenti come <a href="http://www.getty.edu/art/gettyguide/artMakerDetails?maker=805">Bernardino Poccetti,</a> che realizzò una sontuosa versione dell&#8217;<em>Ultima Cena</em> nel 1597. Inoltre, più o meno nello stesso periodo di tempo, il Granduca promosse la creazione in loco di un <strong>ricchissimo museo di storia naturale e del territorio, affidato all&#8217;esperta amministazione del vicino ateneo pisano</strong>: una collezione di decine di migliaia di esemplari, cresciuta regolarmente nel corso dei secoli successivi sino a coprire oltre 4000 metri quadri di superficie conventuale.</p>
<p>Queste importanti novità spinsero poi ad <strong>ulteriori restauri artistici nel XVII e XVIII secolo</strong>, con spettacolari affreschi di Giovan Francesco Bergamini, Stefano Cassiani, <a href="http://www.artcyclopedia.com/artists/vignali_jacopo.html">Jacopo Vignali</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Maria_Terreni">Giuseppe Maria Terreni</a>. Successivamente <strong>il monastero venne espropriato dalle autorità napoleoniche, finendo stabilmente nel demanio pubblico anche dopo l&#8217;Unità italiana del 1861</strong>. Esaurito il proprio compito religioso trent&#8217;anni fa, con l&#8217;abbandono degli ultimi monaci certosini, <strong>la Certosa di Calci è quindi responsabilità odierna della Soprintendenza artistica di Pisa, che</strong> - in stretta collaborazione con la locale Università degli Studi per la gestione del museo di storia naturale - <strong>la mantiene aperta regolarmente tutto l&#8217;anno</strong>. </p>
<p><strong>Purtroppo però le condizioni generali del complesso si sono molto aggravate negli ultimi tempi, anche a causa dei pesanti tagli finanziari alla Cultura decisi dal governo Berlusconi. Numerosi affreschi interni versano infatti in uno stato pietoso, con colori compromessi e figure letteralmente deformate dall&#8217;umidità; per non parlare del muro esterno di recinzione, soggetto a crepe preoccupanti e di difficile riparazione</strong>. L&#8217;assenza di contributi statali ha costretto dunque il team locale della Soprintendeza, guidato dalla dottoressa Severina Russo, a fare salti mortali per non chiudere il vecchio monastero, mentre <strong>lo stesso sindaco di Calci ha scritto un&#8217;accorata lettera al ministro Sandro Bondi per salvare la Certosa da ulteriori deterioramenti</strong>. Ma è difficile che un membro del governo ormai quasi sfiduciato dal Parlamento possa fare molto per preservare tale splendido gioiello artistico, seconda attrazione turistica dell&#8217;area pisana dopo la celeberrima Torre di <a href="http://piazza.opapisa.it/">Piazza dei Miracoli</a>. E il recente fallimento di una speciale interrogazione ufficiale sulla questione, promossa dai deputati Maria Grazia Gatti e Paolo Fontanelli lo scorso settembre, non sembra promettere nulla di buono per il futuro.</p>
 
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	<title>Magnifico &quot;doc&quot;</title>
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	<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 10:23:24 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/rinascimento/LORENZOcappelli.jpg" class="left" border="0" width="248" height="250" alt="" />In occasione dei centocinquant&#8217;anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, la <a href="http://www.nhk.or.jp/">NHK</a> - principale network pubblico giapponese - ha realizzato uno <strong>special dedicato alla storia del nostro paese</strong>, dando spazio anche a periodi precedenti quello risorgimentale. Tra i protagonisti del documentario è finito quindi <strong>Lorenzo il Magnifico</strong>, autentico simbolo del Rinascimento italiano agli occhi dei produttori nipponici. E per rendere più realistica la messinscena questi ultimi hanno scelto un <strong>attore toscano &#8220;doc&#8221; per il ruolo del celebre signore fiorentino</strong>, amico di <a href="http://www.historylink101.com/art/Sandro_Botticelli/bio_Botticelli.htm">Botticelli</a> e patrono di tanti altri artisti nell&#8217;Italia del XV secolo: si tratta di <strong>Luigi Cappelli, residente a Sesto Fiorentino e membro della compagnia <em>&#8220;Ogni tanto s&#8217;appare&#8221;</em> di Lerca, specializzata in commedie vernacolari</strong>.</p>
<p>Contattato dall&#8217;agenzia romana <a href="http://www.linkjapan.it/">Link Japan</a>, incaricata del casting italiano del documentario, <strong>Cappelli si è detto onorato di tale prestigioso incarico ed ha recitato brevemente il proprio ruolo nelle stanze dell&#8217;Hotel Tornabuoni Beacci di Firenze, giudicate perfettamente consone al particolare gusto della nobiltà tardoquattrocentesca</strong>. Le riprese sono infatti durate solo quattro ore, illuminate naturalmente da candele e finestre: Cappelli e gli altri membri del cast non hanno pronunciato alcuna battuta, cercando di <strong>rendere la complessa psicologia dei loro personaggi attraverso gesti e movenze fisiche</strong>. Un compito non troppo difficile per chi è abituato a calcare le scene da ben dieci anni, recitando in stretto vernacolo fiorentino.</p>
<p><strong>Lo special è andato in onda in Giappone alcuni giorni fa ed ora i membri della troupe italiana sono in trepida attesa dei DVD promessi dalla produzione, così da potersi rivedere insieme a parenti e amici</strong>. Inutile dire che anche Cappelli guarda con interesse a tale occasione, magari da vivere insieme ai colleghi della <a href="http://nuke.ognitantosappare.it/">compagnia</a> di Lerca, con cui ha già vinto svariati premi teatrali nel 2004 e nel 2006.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110124102324"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110124102324?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110124102324" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110124102324&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frinascimento%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fmagnifico-doc"/></p>
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	<item>
	<title>Il Rubens misterioso</title>
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	<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 12:12:09 GMT</pubDate>
	<dc:creator>SimoneP</dc:creator>
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    <category>arte_alchemica_1330_1660_</category><category>storia_del_rinascimento</category><category>filippo iv spagna</category><category>hot topic</category><category>peter paul rubens</category><category>sothebys londra</category><category>tiziano vecellio</category><category>vincenzo i gonzaga</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/rinascimento/PortraitRubens.jpg" class="left" border="0" width="161" height="250" alt="" />Da tempo non si fa che parlare d&#8217;altro nel mondo artistico londinese: <strong>un misterioso ritratto femminile, messo inutilmente all&#8217;asta da Sotheby&#8217;s oltre un anno fa, potrebbe essere opera di Peter Paul Rubens (1577-1640), brillante genio pittorico del primo Seicento europeo</strong>. Sono infatti troppe le <strong>somiglianze cromatiche e stilistiche con altri capolavori del maestro fiammingo</strong>, come il <em>Ritratto Equestre del Duca di Lerma </em>(1603) o quello della <em>Infanta Isabella Clara Eugenia</em> (1615), per scartare una possibile paternità del dipinto inglese, comprato dal collezionista Sir John Hanmer per la sua casa di <a href="http://www.wrecsam.com/">Wrexham</a> nel 1840. Tuttavia <strong>l&#8217;estrema difficoltà di attribuzione ha portato al &#8220;congelamento&#8221; virtuale della tela</strong>, che non solo non ha trovato acquirenti alla sua prima asta pubblica nel dicembre 2009, ma ora è sottoposta persino ad un <strong>divieto di esportazione da parte del governo britannico</strong>. In attesa che storici dell&#8217;arte ed esami di laboratorio risolvano definitivamente il mistero, dando un nome e un volto al misterioso autore di questo elegante ritratto nobiliare spagnolo.</p>
<p>L&#8217;opera rappresenta infatti una <strong>giovane donna ingioiellata, avvolta in sontuose vesti scure</strong>, forse appartenente alla fastosa corte di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_IV_di_Spagna">Filippo IV d&#8217;Asburgo</a> (1605-1665), che fu principale patrono di Rubens durante le ultime fasi della sua lunga carriera artistica. Ma si tratta di un&#8217;ipotesi non suffragata da elementi certi, e c&#8217;è anche chi sostiene un&#8217;<strong>origine italiana del dipinto</strong>, realizzato da Rubens agli inizi del XVII secolo, quando fu ospite del duca <a href="http://uk.ask.com/wiki/Vincent_I,_Duke_of_Mantua">Vincenzo I Gonzaga</a> a Mantova. <strong>Alcune forti tonalità cromatiche richiamano infatti altri lavori di questo periodo, in cui l&#8217;artista fiammingo subì il fascino della tradizione veneta di Tiziano e Tintoretto, riadattandola alla propria particolare sensibilità nordica</strong>. E&#8217; il caso esemplare del <em>Ritratto equestre del Duca di Lerma</em>, modellato chiaramente sui precedenti ritratti tizianeschi di <a href="http://www.newadvent.org/cathen/03625a.htm">Carlo V</a>, ma dotato di una dinamicità formale assai innovativa. </p>
<p><strong>La presenza di due sigilli ottocenteschi sulla cornice del dipinto sembrerebbe confermare tale seconda ipotesi, in quanto uno di essi riporta chiari riferimenti a Venezia, teatro di numerosi espropri ecclesiastici e nobiliari durante il periodo napoleonico. Mancano comunque documenti certi per ricostruire la storia del quadro dalla sua creazione all&#8217;arrivo in Inghilterra, lasciando quindi parecchi dubbi sulla reale autenticità dell&#8217;opera</strong>. Nonostante questi limiti storiografici, però, <strong>la straordinaria raffinatezza estetica della tela ha convinto le autorità britanniche ad imporre un divieto di esportazione sino al prossimo marzo, nella speranza che qualche museo nazionale sia in grado di raccogliere la somma necessaria al suo acquisto</strong> da <a href="http://www.sothebys.com/">Sotheby&#8217;s</a>. <strong>Per ora il valore del quadro resta bloccato sul milione di sterline, cifra davvero conveniente per un ritratto rubensiano, ma la persistente assenza di un&#8217;attribuzione certa rende cauti i possibili investitori</strong>, poichè il prezzo sarebbe invece troppo elevato per un lavoro di un artista minore. In attesa di una soluzione del mistero, il ritratto resta quindi bloccato a Londra, con evidente dispiacere dei suoi proprietari, privati dei guadagni di un affare apparentemente &#8220;facile&#8221;.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110122121209"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110122121209?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110122121209" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110122121209&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Frinascimento%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fil-rubens-misterioso"/></p>
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