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L'Ermafrodito e il Buddha

La filosofia rinascimentale elabora tra il 1330 e il 1440 l'ideale dell'Ermadrodito, emblema dell'individuo in grado di governare se stesso e la società attraverso l'apprendimento dei valori del coraggio e della forza morale, della padronanza della mente e dell'esercizio delle Virtù cardinali. Piero della Francesca è il massimo esponente "artistico" di questa filosofia che, in alcuni tratti, poco si discosta dalle concezioni buddhistiche.

L’ermafrodito

Il primo Rinascimento (1330 - 1440) è caratterizzato, dal punto di vista della riflessione filosofica, dall’emergere della figura dell’Ermafrodito. La nuova coscienza ermafrodita sintetizza l’abilità della mente di tradurre l’esperienza del sentire corporeo in concetti ed opere che testimoniano il tentativo di rappresentare la realtà attraverso una conoscenza diretta e personale della verità, così come si presenta al primo sguardo.

L’ermafrodito rappresenta il primo stadio di evoluzione della coscienza di sè che prende avvio dall’evoluzione della percezione sensoriale in intuizione, consapevolezza, comprensione e senso di identità. Nel RInascimento essere “coscienti di sè” significa diventare padroni (reggitori) del corpo, della mente, dell’anima e infine dello Spirito.

Lo scettro

Questo processo di progressiva crescita delle abilità corporee sensoriali definiva la figura del “Reggitor di scettro”, ovvero del condottiero capace di dominare il corpo grossolano (il corpo), sottile (la mente), causale (l’anima) e infine quello sovracausale (lo Spirito). In altre parole lo scettro è la memoria evolutiva in cui vengono contenute e catalogate le esperienze di trasformazione “chimica, magnetica ed elettrica” della Materia corporea che testimoniano il graduale passaggio della coscienza attraverso gli strati (le guaine) della mente

Secondo la filosofia alchemica il corpo è parte della mente la quale è parte dell’anima che è parte dello Spirito indivisibile, che è a sua volta parte dello Spirito universale. Pertanto il corpo non è una unità organica a sè stante, come delineato in seguito dalla medicina meccanicistica, ma è un sottosistema della mente da cui riceve l’influsso e da cui è regolato da una prospettiva strutturale più sofisticata.

La mente a sua volta non si esaurisce in se stessa: come la mente ha il potere regolatore sul corpo (e sulle azioni subconscie, inconscie e iperconscie), l’anima lo ha sulla mente. Ciò significa che l’ordito del pensiero ed i nuclei affettivi ed istintuali subconsci della mente sono influenzati da quelle qualità sublimi e archetipiche che essenziano l’anima.

Ecco perchè Piero della Francesca dipinge il Duca di Urbino come “il reggitor di scettro” alla guida di un carro trainato da due cavalli bianchi, immagine platonica del dominio dei sensi; davanti al Duca l’artista/filosofo dispone le quattro Virtù cardinali dell’anima: Temperanza, Prudenza, Fortezza e Giustizia a significare come la mente (il carro) deve essere presieduto dalle qualità più nobili dell’anima.

La croce del Sè

Dotato del completo dominio dei quattro assi cardinali (corpo a est, mente a sud, anima a ovest e spirito a nord) l’individuo realizza la croce alchemica e può attraversare il mondo dei fenomeni (il paesaggio sullo sfondo) e il mondo della materia (il baratro in primo piano), libero da ogni forma di illusione. Piero della Francesca delinea quindi la “Via di Mezzo” della trasformazione interiore, ovvero la via solcata dal Buddha (l’illuminato) occidentale per godere dei piaceri dei sensi, dei giochi della mente, della bellezza dell’anima e della Realtà assoluta.

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