Poco conosciuta dal grande pubblico, la battaglia di Marignano (13-14 settembre 1515) fu un evento decisivo per il futuro assetto politico dell’Italia settentrionale. I confini attuali della Lombardia e della Svizzera, infatti, sono il frutto diretto di quell’incredibile fatto d’arme avvenuto quasi cinquecento anni fa.
Lo scontro avvenne nel contesto della guerra tra Venezia e la Lega di Cambrai, promossa da Giulio II per indebolire il controllo della Serenissima sulla Romagna. Nel 1504, grazie agli sforzi dello scaltro pontefice, Francia e Impero tedesco misero temporaneamente da parte le loro divergenze per spartirsi i domini veneziani in Italia. Dubbi strategici e schermaglie diplomatiche pero’ ritardarono di quasi tre anni ogni mossa aggressiva nei confronti della repubblica di San Marco. Solo nel 1508 l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo invase il territorio veneziano, ottenendo peraltro scarsi risultati militari.
Viste le difficoltà della coalizione franco-imperiale, Giulio II scomunico’ ufficialmente il governo della Serenissima e coinvolse pure gli Estensi nel conflitto. Inizialmente le cose sembrarono andare bene per l’alleanza anti-veneziana: il 14 maggio 1508 i francesi riportarono infatti una grossa vittoria ad Agnadello, costrigendo la repubblica lagunare ad evacuare frettolosamente le proprie province di terraferma. In capo a poche settimane, la coalizione franco-imperiale si impradoni’ quindi di gran parte di Veneto e Friuli, con l’eccezione del Trevigiano che oppose una feroce resistenza popolare agli invasori. Nel frattempo la repubblica veneziana inizio’ una fitta corrispondenza diplomatica con l’Impero Ottomano ed il principato mammelucco in Egitto, minacciando di allargare la guerra all’intero bacino del Mediterraneo. Preoccupato da questa prospettiva ed infastidito dalla tracotanza francese, Giulio II sciolse la Lega di Cambrai e si alleo’ con Venezia, attuando un clamoroso ribaltamento delle alleanze.
Grazie a questo intrigo diplomatico, i veneziani passarono alla controffensiva e riconquistarono in breve gran parte dei territori perduti. Per dare manforte alla propria causa, il papa non bado’ a spese e coinvolse nel conflitto persino i cantoni svizzeri, interessati ad un allargamento della propria influenza in Lombardia. Nel giugno 1512 l’esercito elvetico varco’ le Alpi e avanzo’ rapidamente nella pianura padana, occupando persino Milano. Gradualmente le ostilità generali si spensero per stanchezza e mancanza di denaro; tuttavia gli svizzeri rimasero ben piantati in Italia settentrionale, decisi a frustrare ogni ambizione francese sul Ducato di Milano.
Dopo alcune campagne fallimentari, Francesco I decise di chiudere i conti una volta per tutte i conti con i temibili montanari alpini, considerati all’epoca come la piu’ potente forza militare d’Europa. Nell’agosto 1515 una grande armata di fanti e cavalieri, supportata da numerosi pezzi di artiglieria, inizio’ una lenta avanzata dal Colle della Maddalena verso Milano. Gli svizzeri evacuarono la città meneghina e si prepararono ad affrontare il nemico in campo aperto.
Il 13 settembre i due schieramenti diedero battaglia in riva al fiume Lambro, nei pressi dell’attuale San Giuliano Milanese. Inizialmente gli svizzeri sembrarono avere la meglio, catturando molti cannoni e ferendo seriamente lo stesso Francesco I; una tregua notturna consenti’ pero’ ai francesi di riorganizzarsi e passare al contrattacco. Al termine di uno scontro molto cruento le truppe elvetiche - tra cui militava un giovanissimo Ulrich Zwingli - dovettero battere in ritirata, lasciando buona parte della Lombardia nelle mani dei francesi. Sconvolto dal massacro, Francesco I celebro’ numerose messe solenni in memoria dei caduti ed eresse piu’ tardi la cappella di Santa Maria della Vittoria, affidata ai Celestini di Francia.
Nel 1516 la pace di Noyon pose fine alla guerra tra Francia e Svizzera. Gli elvetici rinunciarono a qualsiasi diritto sul territorio lombardo, ad eccezione della regione del Ticino, che entro’ a far parte non ufficialmente della loro confederazione. I francesi ottennero invece il controllo del milanese, perduto in anni successivi a favore degli spagnoli.
Marignano fu probabilmente la piu’ grande battaglia combattuta sul suolo italiano sino a quel momento. Essa dimostro’ la superiorità dell’artiglieria sulla cavalleria ed evidenzio’ i limiti della fanteria svizzera organizzata a falange. Precedentemente infatti tale schieramento aveva ottenuto spettacolari successi contro borgognoni, imperiali e veneziani; dopo la sconfitta sul Lambro esso dovette essere rivisto, anche in virtu’ delle continue evoluzioni delle armi da fuoco.
Una curiosità: la battaglia fu detta “dei giganti” dal capitano milanese Gian Giacomo Trivulzio (1440-1518), che la considero’ superiore a tutte le sue precedenti esperienze belliche. Il soprannome venne poi ripreso dal Guicciardini nella sua Storia d’Italia, dando cosi’ all’evento un risalto definitivo nelle vicende italiane del periodo.

SimoneP








