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La battaglia di Paolo Uccello

Conosciuta in tutto il mondo, La battaglia di San Romano è l'opera piu' famosa di Paolo Uccello, straordinario sperimentatore della prospettiva nella pittura rinascimentale. Pochi pero' sanno le peripezie artistiche e storiche di tale capolavoro.

Paolo Uccello (1397-1475) è stato uno dei maggiori pittori del Rinascimento italiano. I suoi studi ottici e prospettici hanno lasciato un segno profondo nella storia dell’arte europea, grazie alla loro fantasia geometrica e policromica. Tra di loro La battaglia di San Romano rappresenta l’apice dei progressi estetici e formali compiuti dall’artista fiorentino.

Commissionato dalla famiglia Bartolini Salimbeni, il cui patriarca Lionardo aveva partecipato al reale fatto d’armi narrato nel dipinto (1432), il polittico venne realizzato a tempo di record nel 1438. Esso fu inizialmente conservato nella villa dei Salimbeni presso Firenze; in seguito, venne acquistato da Lorenzo il Magnifico ed esposto pubblicamente a Palazzo Medici. All’estinzione della nobile casata toscana, nel XVIII secolo, l’opera giunse agli Uffizi, dove subi’ una divisione arbitraria da parte del personale del museo: solo la parte centrale del dipinto venne conservato a Firenze, mentre le altre due parti furono vendure erroneamente come inutili doppioni. Oggi la prima si trova alla National Gallery di Londra; la terza invece è esposta al Louvre di Parigi.

Cosi’ una grande scena unica è stata divisa per mezza Europa, rompendo la straordinaria prospettiva naturale utilizzata da Uccello per la sua costruzione. Allontanandosi alla tradizione del Brunelleschi, il pittore fiorentino scelse infatti molteplici punti di fuga, sviluppandoli su una sofisticata griglia prospettica, ricca di tantissimi e variegati elementi (scudi perduti, lance in movimento, cavalli imbizzarriti, vessilli spiegati al vento).

La prima parte del trittico, conservata a Londra, presenta già questa fantastica versatilità figurativa. Nel rappresentare la carica di Niccolo’ da Tolentino contro i senesi, infatti, Paolo Uccello presenta la scena in modo vorticoso e dettagliatissimo con scorci arditi sui vari personaggi. Lo stesso Tolentino risalta potentemente nel groviglio di corpi ed animali, presentando tratti tipici del gusto cortese dell’arte tardogotica.

La tavola centrale di Firenze mostra tracce cromatiche molto intense, specialmente nelle armature scintillanti dei soldati. Questa ricchezza dei colori corrisponde perfettamente alla drammaticità della situazione, incentrata sul disarcionamento del comandante senese Bernardino della Ciarda. La caduta è sviluppata in modo estremamente simmetrico, alternando azione ed immobilità. Eccellente la rappresentazione dei cavalli, ridotti a volumi puri e marcati da colori irreali (rosa, bianco, azzurro) stesi con grande eleganza. L’insieme è ammirevole e genera un certo effetto surreale nello spettatore.

La terza parte infine è articolata in modo un po’ differente, con un unico fronte di cavalieri che occupa l’intero spazio del dipinto. La composizione delle varie figure è assai complessa, con un sapiente gioco di linee tra uomini, animali e lance. Nel complesso il senso di irrealtà aumenta, quasi trasformando gli eventi della battaglia in un fatto simbolico.

Si puo’ dunque dire che, a dispetto della successiva divisione arbitraria, La battaglia di San Romano esercita ancora una forte influenza sugli artisti odierni. E’ il caso del neozelandese Melvin Day, ad esempio, che ha ripreso la geometria sofisticata dell’opera nei suoi dipinti modernisti. La prospettiva ardita di Paolo Uccello ha lasciato decisamente il segno, persino dall’altra parte del mondo.

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