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Coluccio Salutati, diplomatico umanista

Cancelliere della Repubblica fiorentina, Coluccio Salutati (1331-1406) svolse un ruolo di primo piano nel mondo politico e letterario del suo tempo, aprendo le porte al pieno sviluppo dell'umanesimo rinascimentale nel corso del Quattrocento.

Nel 1375 Coluccio Salutati fu nominato cancelliere della Repubblica fiorentina, la piu’ alta carica disponibile all’interno della complessa burocrazia cittadina. Era il riconoscimento formale delle grandi capacità politiche e letterarie di questo notaio pistoiese, giunto nell’arco di pochi anni al centro della scena culturale italiana. Soprannominato scherzosamente la “scimmia di Cicerone” per via del suo elegante latino, Salutati possedeva infatti una delle biblioteche piu’ grandi e accurate del suo tempo, contenente manoscritti rari di Catullo, Seneca e Tibullo. Alcuni di questi volumi erano stati ricopiati direttamente di suo pugno da copie usurate di antichi esemplari medievali, testimoniando una passione testarda e genuina nei confronti della cultura classica.

E in effetti la fortuna politica di Salutati fu costruita quasi interamente sul suo amore spassionato per il mondo greco-romano. Uscito con molti onori dall’Università di Bologna, Coluccio trovo’ subito impiego presso la segreteria pontificia, che lo impiego’ in numerose attività diplomatiche in Italia centrale. Pare che la sua brillante oratoria, fondata perfettamente sull’augusto modello ciceroniano, fosse molto apprezzata da papa Urbano V, che lo nomino’ addirittura cancelliere prima di Todi e poi di Lucca. Ma il successo ottenuto a Roma non bastava a Salutati, che sperava in una carriera piu’ indipendente nella sua Toscana. Giunto a Firenze intorno al 1370, lo scaltro umanista scalo’ rapidamente tutti i gradini della macchina politica cittadina, arrivando infine alla prestigiosa carica di cancelliere. In tale ruolo promosse con grande abilità gli interessi fiorentini nella penisola italiana, contrastando efficacemente l’espansionismo papale e visconteo.

Particolarmente brutale fu il suo scontro con Gian Galeazzo Visconti (1351-1402), duca di Milano, che cercava di allargare i propri possedimenti nella valle del Po. Contro di lui Salutati utilizzo’ ogni mezzo, dall’intrigo diplomatico alla calunnia personale: nel 1391 strinse addirittura un patto d’alleanza con il conte d’Armagnac, potente nobile francese, ma quest’ultimo fu rovinosamente sconfitto dall’esercito visconteo nella battaglia di Alessandria. Nonostante il fallimento della propria strategia, il caparbio cancelliere fiorentino non si dette per vinto, e nel 1400 pubblico’ il durissimo trattato De tyranno, feroce atto d’accusa nei confronti dell’espansionismo milanese. Ispirato da Dante e dai libelli della Roma repubblicana, il pamphlet ebbe un enorme successo di pubblico, portando all’unione di Firenze e Bologna in una comune lega antiviscontea. Ma nella battaglia di Casalecchio (26 giugno 1402) Gian Galeazzo colse una vittoria decisiva sulle deboli forze della coalizione, gettando il governo fiorentino nella piu’ nera disperazione. La morte improvvisa del duca salvo’ pero’ il Salutati dall’esilio, restaurandolo nella sua posizione politica ancora per diversi anni.

Se l’opera diplomatica di Salutati fu dunque estremamente importante, sancendo la preminenza di Firenze nell’Italia centro-settentrionale, essa non puo’ comunque competere con il suo lascito culturale, precursore degli sviluppi straordinari dell’umanesimo quattrocentesco. Oltre alla sua impressionante biblioteca, Coluccio infatti curo’ l’edizione di numerosi lavori storici sul suo tempo e sulla lontana antichità. Inoltre il suo grande interesse per la filosofia pagana trovo’ piena espressione in brevi trattati come De fato et fortuna e De religione et fuga saeculi, che mostravano un certo distacco dall’ortodossia cattolica ancora imperante nella cultura italiana dell’epoca. Notevole anche il corposo epistolario, scritto in un latino perfetto e curatissimo: all’interno spiccano le belle lettere indirizzate al Petrarca, con cui scambio’ opinioni e commenti sulla sua corposa collezione di manoscritti.

Protettore di Leonardo Bruni e Gian Francesco Poggio Bracciolini, Salutati fu anche instancabile promotore di iniziative culturali. Nel 1396 accolse con grandi onori a Firenze il celebre filologo Manuel Chrysoloras, che insegno’ il greco ad un’intera generazione di intellettuali cittadini. In cambio di questo servizio Salutati pago’ allo studioso ellenico una lauta pensione di 100 fiorini annui, inaugurando un’opera di mecenatismo culturale destinata a fare scuola nei decenni successivi. Nel frattempo scrisse parecchi saggi introduttivi su Seneca e Cicerone, aprendo la strada alla moderna critica letteraria. Anche se molte delle sue posizioni teoriche sono declinate con il passare del tempo, altre continuano ad influenzare l’approccio degli studiosi moderni alla letteratura classica.

Per questo motivo Salutati resta una figura centrale del Rinascimento italiano, autentico anello di congiunzione tra il mondo di Dante e quello di Lorenzo il Magnifico. Un’intellettuale eccezionale che ha lasciato un segno indelebile nello sviluppo storico del suo tempo.

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