Il mago di Colonia

Vita e opere di Agrippa di Nettesheim, grande occultista e scettico filosofo del primo Cinquecento.

Originario di Colonia, conosciuto in tutta Europa per i suoi studi magici e filosofici, Agrippa di Nettesheim (1486-1535) resta una delle figure piu’ enigmatiche del Rinascimento tedesco. A dispetto del suo interesse per l’occultismo, Agrippa infatti mostro’ sempre un certo scetticismo nei confronti del soprannaturale, denunciandone le numerose manipolazioni nel lunghissimo trattato De incertitudine et vanitate scientiarum et artium, pubblicato negli ultimi anni della sua vita. Fu un pentimento tardivo oppure un gioco intellettuale nei confronti del suo pubblico? Difficile dirlo, ma certo quest’opera ha complicato ulteriormente la comprensione di una personalità filosofica di prim’ordine, capace di influenzare con discreto successo la cultura di un’intera epoca.

Nettesheim comincio’ ad investigare il variegato mondo della magia all’Università di Colonia, dove entro’ in contatto prima con il pensiero scolastico di Alberto Magno e poi con quello metafisico del catalano Ramon Llull. L’incontro con questi due autori - diversissimi tra loro - lo spinse a mettere in discussione l’ortodossia religiosa del suo tempo, concentrando i suoi sforzi su correnti spirituali alternative come la mistica ebraica. Tale anticonformismo gli costo’ l’espulsione dall’Università di Dole, in Francia, con l’accusa di essere “un eretico giudaizzante”. Per nulla intimorito dall’ostilità della cultura ufficiale, Agrippa rientro’ in Germania, dove continuo’ privatamente gli studi teologico-filosofici tra un intervallo e l’altro della sua professione legale. Intorno al 1523 ottenne a Ginevra la licenza di esercitare l’attività medica; grazie a questo riconoscimento, entro’ presto nelle grazie di Luisa di Savoia, che gli assicuro’ un certo appoggio finanziario per i suoi esperimenti metafisici.

La vicinanza alla corte francese permise ad Agrippa di riallacciare i contatti con vecchi amici occultisti come l’artista Jean Perréal (1460-1530) e l’umanista Charles de Bouvelles (1475-1566). Con la loro assistenza economica e teorica, Nettesheim cominicio’ a redigere il trattato De occulta philosophia, dove cercava di compendiare in una sintesi efficace le tradizionali dottrine platoniche con la visione magica di Ermete Trimegisto, ripresa recentemente in Italia dalla scuola di Marsilio Ficino. Nell’opera pero’ vennero inseriti anche parecchi riferimenti all’occultismo medievale e alla cabala, intesi come derivazioni spurie di un antico sapere magico risalente ai primordi della civiltà umana. L’ambizioso obiettivo di Agrippa era dunque quello di far rivivere tale conoscenza ancestrale, trasformandola in una scienza moderna al servizio della società rinascimentale.

Il trattato presenta effettivamente un’erudizione straordinaria: accanto a molteplici richiami alla tradizione esoterica greco-romana, ci sono anche citazioni e dissertazioni sul pensiero di Zoroastro e sugli antichi oracoli babilonesi. Tuttavia, a dispetto dell’elegante cornice intellettuale, l’opera di Agrippa è seriamente limitata dalla sua scarsa conoscenza della cultura ebraica, sopperita malamente con traduzioni latine dei testi cabalistici; allo stesso tempo, manca un filo conduttore chiaro nell’argomentazione, che salta da un tema all’altro senza particolare continuità. E’ comunque rimarchevole l’originalità filosofica del pensatore tedesco, che si mostra già sganciato dall’umanesimo razionalista di Erasmo da Rotterdam e Pico della Mirandola. Fu probabilmente questo stile anticonformista ad attirare l’attenzione del grande letterato Jacques Lefèvre d’Etaples, che contribui’ a diffondere il De occulta philosophia nei principali circoli culturali d’Europa. Il successo fu grande e immediato, ma porto’ anche parecchi problemi: le tendenze occulte del Nettesheim furono infatti messe all’indice dalla Chiesa cattolica, mentre lo storico italiano Paolo Giovio creo’ tutta una serie di leggende fantastiche sul “mago di Colonia”, presentandolo come un potentissimo negromante alleato del Diavolo.

La fama di “autore maledetto” provoco’ l’emarginazione sociale del filosofo tedesco, che si vide costretto ad abbandonare la Francia in condizioni di grave indigenza economica. Nel 1528 Agrippa si reco’ ad Anversa, dove sperava di conquistare il favore di Margherita d’Asburgo, zia di Carlo V e governatrice dei Paesi Bassi. Assunto come storico di corte, Nettesheim scrisse una dettagliata cronaca della famosa incoronazione imperiale del 1530 e contribui’ alla stesura dell’orazione funebre della sua patrona. Tuttavia la ripubblicazione delle sue vecchie opere lo mise nuovamente in rotta di collisione con le autorità ecclesiastiche, che lo accusarono ripetutamente di eresia e di empietà. E proprio in risposta a tali critiche Agrippa scrisse il De vanitate, opera fortemente scettica sulla reale possibilità dell’uomo di conoscere il mondo reale e ferocemente critica delle tradizionali convenzioni religiose.

Dettata dalle amarezze degli anni precedenti, la stesura del libello rappresento’ un grave errore per l’occultista renano, provocandone l’immediato allontanamento dalla corte asburgica. Perseguitato da monaci e creditori, Agrippa fuggi’ a Bonn, dove si accattivo’ le simpatie del vescovo elettore di Colonia, Hermann von Wied (1477-1552); anche qui pero’ la pace fu di breve durata per via delle continue molestie dell’Inquisizione locale. Rientrato ancora una volta in Francia, fu inizialmente arrestato per ordine di Francesco I, ma riottenne la libertà grazie all’intercessione di d’Etaples ed altri amici umanisti. Mori’ a Grenoble nel 1535, in circostanze poco chiare.

Piu’ che mago, Agrippa di Nettesheim fu quindi filosofo e teologo, impegnato nelle discussioni teoriche del suo tempo. Illuminante da questo punto di vista è la sua breve corrispondenza con Erasmo (1532-33), in cui lo scrittore tedesco richiama piu’ volte lo spirito aperto e tollerante dell’umanesimo contro ogni forma di dogmatismo religioso. Sfortunatamente tale concezione “liberale” della ricerca scientifica fu ignorata tanto dai contemporanei che dagli autori successivi, ipnotizzati dall’immagine di Agrippa come grande occultista. Ad esempio, i lavori del Nettesheim sono ampiamente citati nel Frankenstein di Mary Shelley (1818), dove costituiscono la base per il folle esperimento del protagonista, Victor von Frankenstein. E pare che Goethe si sia direttamente ispirato alla figura dell’occultista di Colonia per il tragico eroe del suo Faust.

Non tutti sono pero’ caduti in questo equivoco. Nel 1908 Valery Bryusov infatti realizzo’ un ritratto splendidamente umano dello studioso tedesco nel suo celebre romanzo L’angelo di fuoco, trasposto poi fedelmente da Sergej Prokofiev nell’omonima opera musicale. E, in tempi piu’ recenti, Jorge Luis Borges ha citato il Nettesheim in alcuni dei suoi racconti fantastici, presentandolo in termini squisitamente filosofici.

Il dibattito sul mago di Colonia continua…

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