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La congiura dei Pazzi (1)

Chi voleva uccidere Lorenzo de' Medici? E perchè?

Avvenuta nell’aprile 1478, la congiura dei Pazzi fu il principale evento politico della seconda metà del Quattrocento. Essa mise in seria discussione il potere dei Medici in Toscana, minacciando di modificare radicalmente la carta geopolitica dell’Italia centrale.

Ma andiamo con ordine. Dal 1469 Firenze era di fatto una signoria nelle mani dei nipoti di Cosimo de’ Medici, Giuliano e Lorenzo, che dominavano la scena politica in modo discreto, affidando le principali magistrature cittadine a uomini di loro fiducia. Questa situazione era mal tollerata da nobili famiglie come quella dei Pazzi, rivali dei Medici sin dagli inizi del XV secolo. Nonostante i legami di sangue, le due fazioni erano impegnate in un durissimo scontro per il controllo delle finanze papali, regolarmente assegnato ad esponenti dell’alta finanza fiorentina.

Oltre che ben remunerato, l’incarico era infatti particolarmente importante dal punto di vista politico, poichè donava numerosi privilegi commerciali nel territorio dello Stato Pontificio, incluso il monopolio delle miniere di allume nei monti della Tolfa, vicino Civitavecchia. L’ascesa al soglio papale di Sisto IV (1471) sembro’ far pendere la bilancia in favore dei Pazzi, che ottennero la prestigiosa commissione finanziaria; tuttavia, Lorenzo de’ Medici si vendico’ dello smacco subito promulgando una legge retroattiva che privava Beatrice Borromei, moglie di Giovanni de’ Pazzi, della sua cospicua eredità familiare.

Il provvedimento colpi’ pesantemente le finanze dei Pazzi, che si videro pure rinfacciare dalle banche cittadine - controllate dai Medici - un debito di oltre trentamila ducati prestati al papa per i suoi ambiziosi disegni sulla contea di Imola. Questo fatto fece letteralmente infuriare i giovani Jacopo e Francesco de’ Pazzi, che cominciarono ad organizzare un colpo di stato contro il regime mediceo. Alle loro tresche si unirono presto anche Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, e il cardinale Girolamo Riario, nipote del pontefice. La partecipazione del Riario è importantissima perchè sottolinea il netto coinvolgimento del papa nella congiura antimedicea.

Sisto IV era sicuramente irritato per la politica finanziaria di Lorenzo, ed intendeva procurare al nipote un importante dominio territoriale nell’Italia centrale. La promessa dei Pazzi di un ruolo di primo piano nella Firenze postmedicea dovette convincerlo a sposare in toto il rischioso complotto, provocando il coinvolgimento diretto nel piano di altri principi della regione, inclusi Federico da Montefeltro e gli Aragonesi di Napoli. Tutti questi soggetti erano infatti interessati ad una ripartizione generale del potere in Toscana, rompendo i rigidi schemi dell’egemonia fiorentina.

Inizialmente i fratelli Medici avrebbero dovuto essere eliminati durante un banchetto nella loro villa di Fiesole. Per l’occasione, venne inviato a Firenze Giovan Battista da Montesecco, capitano dell’esercito pontificio, con un piccolo gruppo di mercenari: ma il condottiero rifiuto’ di partecipare all’assassinio per inattesi scrupoli morali. Inoltre la non partecipazione di Giuliano alla festa mando’ completamente all’aria il progetto originale.

A questo punto, i Pazzi decisero una mossa estremamente pericolosa. Visto che l’omicidio dei Medici non poteva avvenire in privato, lo si sarebbe fatto in pubblico, durante le tradizionali celebrazioni religiose in Santa Maria del Fiore. Cosi’, la mattina del 26 aprile 1478, due falsi preti - Stefano da Bagnone e Antonio Maffei di Volterra - furono nascosti nel Duomo fiorentino in attesa dell’arrivo dei Medici. Nel frattempo un’armata papale al comando di Lorenzo Giustini si radunava intorno ad Imola e Città di Castello, pronta ad intervenire a sostegno dei cospiratori.

Stava per iniziare uno dei momenti piu’ drammatici e cruenti nella storia del Rinascimento fiorentino.

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