Questo sito contribuisce alla audience di

Flodden: morte di una nazione

Vecchia alleata della Francia, nel 1513 la Scozia scese in campo contro l'Inghilterra per contrastare le ambizioni politiche di Enrico VIII. Fu un disastro di enormi proporzioni, che sanci' il definitivo declino del regno caledone, incorporato due secoli piu' tardi dall'odiato vicino meridionale.



Nonostante si fosse liberato del dominio inglese agli inizi del XIV secolo, con la celebre battaglia di Bannockburn, il regno di Scozia rimase in uno stato di guerra permanente con la corte di San Giorgio per altri centocinquant’anni. I cavalieri inglesi compivano infatti frequenti incursioni in territorio scozzese, saccheggiando villaggi e deportando parecchi prigionieri oltrecofine; a loro volta, gli scozzesi rispondevano a tali provocazioni occupando brevemente valli e cittadine del vicino Northumberland.

Questa situazione sembro’ sbloccarsi solo nel 1488, con la rocambolesca ascesa al trono scozzese di Giacomo IV, Duca di Rothesay: pur avendo ottenuto il potere tramite la defenestrazione violenta del padre, Giacomo si dimostro’ un sovrano capace e assennato, deciso a stabilizzare politicamente il proprio regno. Proprio per conseguire tale obiettivo, intreccio’ strette relazioni diplomatiche con Enrico VII d’Inghilterra, smorzando le tensioni degli anni precedenti. Nel 1502 i due monarchi firmarono un “trattato di pace perpetua”, sancito formalmente dal matrimonio di Giacomo con Margherita Tudor, figlia maggiore del re inglese. L’evento sembro’ chiudere definitivamente quasi tre secoli di lotte feroci, lasciando intravedere un futuro di pace per le Isole Britanniche. E, in effetti, i rapporti tra Edimburgo e Londra rimasero molto buoni per almeno un decennio, grazie anche alla simpatia reciproca tra Giacomo e il cognato Enrico VIII, salito sul trono inglese alla morte del padre nell’aprile 1509.

Tuttavia il coinvolgimento di quest’ultimo nella Lega Santa anti-francese di papa Giulio II rimise pesantemente in discussione la recente pace anglo-scozzese. Giacomo era infatti legato al regno francese dall’Alleanza di Auld, siglata originariamente nel 1295 e poi continuamente rinnovata nei secoli successivi; egli chiese pertanto ad Enrico di staccarsi dallo schieramento papale, ma senza successo. Anzi, le risposte di Enrico alle sue pressanti richieste furono sempre arroganti e volgari, intese a riaffermare la superiorità civile dell’Inghilterra sui suoi “barbari” vicini settentrionale. Indispettito da questo atteggiamento, Giacomo organizzo’ un vasto esercito ed invase il Northumberland, rompendo la pace faticosamente raggiunta pochi anni prima.

L’armata scozzese (circa 3000 uomini) era ben organizzata e comprendeva il fior fiore della nobiltà locale, inclusi i riottosi signorotti delle Highlands. Accanto ad essa vi era poi un piccolo contingente francese al comando del Conte d’Aussi, fornito di numerosi pezzi d’artiglieria. Forte di questa superiorità tecnica e numerica, Giacomo era convinto di poter chiudere vittoriosamente la guerra in poche settimane: le regioni settentrionali inglesi erano infatti sguarnite delle loro truppe migliori, inviate in Francia al seguito del re, mentre l’intera difesa del territorio nemico era affidata al Conte di Surrey, uomo anziano e di salute assai cagionevole. Tuttavia i contingenti di frontiera, composti prevalentemente da arcieri, inflissero gravi perdite agli invasori, organizzando frequenti imboscate nella zona di Milfield, e Giacomo perse troppo tempo nell’assediare e conquistare castelli strategicamente inoffensivi. Questo consenti’ al vecchio Surrey di riunire un vasto esercito (26 000 uomini) al comando dei figli Thomas ed Edmund Howard: dopo aver raggiunto Newcastle, questa forza imponente avanzo’ verso Nord, con il preciso intento di schiacchiare il “pericolo scozzese” una volta per tutte.

Il 4 settembre 1513 Surrey inizio’ una cavalleresca corrispondenza con Giacomo, invitandolo alla battaglia. Quest’ultimo accetto’, ma all’ultimo minuto gioco’ l’avversario, posizionandosi sulle alture di Flodden, piuttosto vantaggiose per la sua potente artiglieria. Pur indispettito da tale imbroglio, Surrey mantenne i nervi saldi e decise di prendere le forze nemiche alle spalle, inviando un’avanguardia guidata dal figlio Thomas oltre il fiume Till. Ma, nelle prime ore del 9 settembre, quest’ultima torno’ improvvisamente indietro, informando lo stupito comandante che gli scozzesi avevano abbandonato Flodden per Braxton Hill, posizione meno vantaggiosa dal punto di vista difensivo.

E’ probabile che tale mardonale errore tattico fosse dovuto all’eccessiva confidenza di Giacomo, convinto di poter avere ragione facilmente degli inglesi grazie ai suoi cannoni. Ma il giudizio del re potrebbe anche essere stato confuso dal cattivo tempo e dai molti movimenti del nemico, spesso contraddittori e di difficile interpretazione. Comunque sia, prima che gli scozzesi si accorgessero della precarietà della loro situazione, Thomas Howard aveva già tagliato loro la via della ritirata occupando Piper’s Hill; nel frattempo, dopo un breve ma preciso bombardamento d’artiglieria, Surrey lanciava un assalto in grande stile al campo avversario, muovendo i suoi uomini con estrema abilità. Bloccati nelle retrovie del proprio schieramento, gli artiglieri francesi non poterono giocare alcun ruolo nel fronteggiarli, venendo coinvolti in un feroce corpo a corpo con la cavalleria inglese. Inizialmente le truppe di Giacomo sembrarono respingere l’attacco nemico, grazie alla straordinaria perizia dei loro picchieri, capaci di infliggere pesantissime perdite alle forze di Howard; ma, prese dall’impeto del combattimento, esse avanzarono poi disordinatamente verso il cuore dello schieramento inglese, difeso da temibili arcieri armati di longbow, il famigerato arco lungo protagonista delle piu’ importanti battaglie della Guerra dei Cent’Anni (Crecy, Poitiers, Azincourt). Nell’arco di pochi secondi i picchieri scozzesi furono massacrati da una pioggia incessante di frecce, mentre la fanteria leggera inglese passava al contrattacco sbaragliando la fragile cavalleria avversaria. Al tramonto, l’armata di Giacomo non esisteva piu’: lo stesso re era caduto sul campo, insieme all’Arcivescovo di Sant’Andrews e ai capi delle famiglie Argyll, Montrose, Bothwell e Cassilis. L’intera aristocrazia scozzese era stata decimata in un solo giorno.

Il massacro di Flodden sanci’ la definitiva ascesa dell’Inghilterra nei confronti del suo riottoso vicino settentrionale. Privata di buona parte della sua classe dirigente, la Scozia sprofondo’ infatti in una serie di brutali lotte intestine, che la indebolirono sempre di piu’. Alla metà del Seicento, con la drammatica caduta della dinastia Stuart, il destino della corte d’Edimburgo era ormai deciso: assoggettata prima da Cromwell e poi da Guglielmo d’Orange, essa venne incorporata nel nuovo regno di Gran Bretagna con gli Acts of Union del 1707. L’estrema ribellione contro tale decisione termino’ nella sanguinosa battaglia di Culloden Moor (1746), simile per molti versi al disastro di Flodden. Fatti a pezzi da cannoni e baionette inglesi, gli ultimi Highlanders deposero le armi e affrontarono una terribile repressione guidata dal Duca di Cumberland.

Il sogno scozzese era finito per sempre. Non a caso, la tragedia del 1513 venne celebrata in numerose canzoni e poesie, ancora oggi eseguite pubblicamente durante i grandi eventi estivi nei dintorni di Glasgow ed Edimburgo. Tra loro, la piu’ commovente è The Flowers on the Forest, che recita cosi’:

“I’ve heard the singing, at the ewe-milking,
Lassies a-singing before dawn of the day;
But now they are moaning on every milking-green;
“The Flowers of the Forest are all withered away.”

(Traduzione: “Ho sentito il canto della pecora alla mungitura,/quello dei Lassies prima del sorgere del sole;/Ma ora stanno gemendo su ogni pascolo verde;/I Fiori della Foresta sono stati tutti spazzati via.”)

Le categorie della guida

Ultimi interventi

Vedi tutti